Gesù e il Regno divino nell’Angelus di papa Leone XIV

3 giorni ago

«In Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane». Papa Leone XIV – nella consueta preghiera domenicale dell’Angelus – medita sulla odierna liturgia della Parola, particolarmente a partire dalla pericope evangelica di Matteo 22,15-21.

All’inizio, il Vescovo di Roma affermava: «Il Vangelo proclamato nella liturgia odierna (Mt 22,15-21) ci pone a confronto con uno dei detti più celebri di Gesù: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (cfr v. 21). Per questo è importante collocarlo nel contesto in cui fu originariamente pronunciato. L’evangelista Matteo descrive una situazione ostile verso Gesù: i farisei si radunano per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi (cfr v. 15). Decidono di mandare alcune persone a interrogarlo su una questione controversa: “È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?” (v. 17). La risposta del Maestro è astuta, perché lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere. Chiede loro la moneta del tributo, cioè un denaro. Quelli gliela danno, e Gesù dice: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli rispondono: “Di Cesare”. Allora afferma: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (vv. 17-21)».

Il Pontefice conclude le proprie riflessioni, affermando che il Signore «chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia (cfr Mt 6,33). Colpisce, in questo senso, l’elogio che quelle stesse persone rivolgono a Gesù, seppure mosse da intenzioni non buone: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno” (v. 16). Carissimi, è proprio questo il profilo di chi “rende a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti ad essere così. E affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria».

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