Il Regno della Creatività come allegoria dello stato di equilibrio interiore

4 mesi ago

Nel primo volume della trilogia fantasy “Le Cronache di Keheram”, il Regno della Creatività rappresenta una potente allegoria dello stato di equilibrio interiore e dell'armonia originale dell'essere umano. Non si tratta solo un luogo fisico nelle Cronache, ma simboleggia l'unione perfetta tra la mente (Realtà) e il cuore (Fantasia).

Il genere fantasy classico o High Fantasy, quello per intenderci definito da studiosi come Joseph Campbell, J.R.R. Tolkien o C.S. Lewis, affonda le radici nel mito e nell'epica ed è per questo storicamente legato a strutture rigide e archetipi consolidati, sovrapponibili ai principi evangelici del cristianesimo, spesso rappresentati per mezzo di allegorie.

E allora immaginiamo questo non-luogo, situato in un tempo indefinito, dove è possibile creare qualsiasi cosa e vedere le proprie idee prendere vita "realmente", nella Realtà, con il solo impiego della Fantasia. Ebbene, eccoci nel Regno della Creatività. 

Si narra che un tempo agli albori di questo universo, il mondo fosse solitario, desolato, abitato da creature selvagge. In quel tempo due sovrane, Realtà e Fantasia, decisero insieme di dar vita a creature più docili, ragionevoli, pensanti e di governare in armonia su questo meraviglioso mondo. 

Ijmur però non era affatto d’accordo con queste novità. Lui, Signore della Desolazione e dell'Inganno, decise allora che avrebbe riportato questo universo allo stato primordiale. Con l'Inganno dunque insidiò il rapporto fra Realtà e Fantasia. La Realtà, caduta per prima nella trappola del Démone, montò in superbia e dichiarò guerra all'altra sovrana. 

Il Grande Conflitto fu una guerra lunga, violenta e sanguinosa che portò uno stesso popolo a dividersi in due fazioni contrapposte: Esaltati e Smidollati, spalancando le porte al dominio di Ijmur.

Ad un certo punto, la Realtà, rimasta senza un popolo che la seguisse, riconobbe il proprio errore e tornò pentita dalla Fantasia proponendole innanzitutto di recuperare insieme il regno perduto, sottraendolo alle grinfie del Signore del Male, per ricostruire infine il Regno della Creatività.

L'impresa ovviamente non prevede il ricorso alla violenza, né ad alcuna forma di coercizione, perché l'uomo è dotato di libero arbitrio e la riconquista del Regno non può che passare per un atto di adesione volontaria dei suoi sudditi.

In questo mondo diviso in due si muovono i personaggi de “Le Cronache di Keheram”. C'è davvero di tutto, e se Jofyel ne è il Gran Custode e la guida fidata (che con uno Gnomo di Terracotta legato all'amo cerca di catturare l'attenzione dei viandanti), l'altra figura che teneramente e in secondo piano rappresenta il primo volume è quella della Nonnina di Keheram, che distribuisce la medesima statuina in terracotta di Jofyel, a chiunque ascolti con interesse i suoi racconti, invitando tutti a cercare il “vero” Tesoro. 

La ricerca del Tesoro di Keheram è un percorso personale, che porta inevitabilmente alla ricostruzione del Regno della Creatività.

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