Il sabato uruguayano di papa Leone XIV

3 ore ago

Il sabato di papa Leone XIV in Uruguay lo ha visto spostarsi in volo dalla capitale Montevideo per raggiungere Paysandú, dove il Vescovo di Roma ha presieduto la celebrazione eucaristica; in seguito, egli è tornato a Montevideo, per incontrare la Realtà Sociale di Casavalle, presso la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe; il Mondo dell’Educazione nell’Università Cattolica dell’Uruguay; e per vivere, in serata, la Veglia di Preghiera, nello Stadio del Centenario.

Durante la santa messa, Leone XIV ha affermato: «Oggi, riuniti qui a Paysandú per celebrare l’Eucarestia, con la gioia di radunare attorno a una stessa mensa tanti fedeli della Chiesa uruguaiana, così come pellegrini venuti da paesi vicini, la liturgia della Parola ci porta a ricordare la presenza in queste terre del Río de la Plata di tante persone di fede che, sin dagli inizi dell’evangelizzazione del continente, arrivarono nel nome del Signore per annunciare la grande gioia che essi stessi avevano sperimentato incontrando Cristo. Come gli angeli ai pastori (cfr Lc 2,10), essi trasmisero con gioia la buona notizia del Vangelo, esprimendo la loro fede attraverso opere di carità e misericordia»; e, guardando a importanti figure di testimoni di fede, il Pontefice ha ribadito: «Cari fratelli e sorelle: oggi tocca a noi continuare l’eredità che questi seminatori del Vangelo ci hanno lasciato, e dobbiamo farlo tenendo presente ciò che ci dice la Parola di Dio: con giustizia, onestà e fedeltà, consapevoli che il messaggio che annunciamo non ci appartiene. È un tesoro che abbiamo ricevuto dal Signore, e lo portiamo in vasi d’argilla (cfr 2Cor 4,7)».

Al termine della omelia, il Santo Padre ha esortato ciascuno alla perseveranza nella fede e nella testimonianza: «Cari fratelli e sorelle: vi incoraggio a continuare la missione evangelizzatrice con entusiasmo. Siate ponti, affinché molti possano incontrare Gesù. Siate comunità fraterna, che si riunisce e condivide la vita e i progetti, i sogni e le speranze, soprattutto con i più bisognosi. Siate comunità di preghiera, che mantiene il dialogo con il Signore “come un amico parla con un altro amico” (cfr Gv 15,15). Cristo conta su di voi! Cristo conta su di te!».

Incontrando la Realtà Sociale di Casavalle, nella Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe (Montevideo), Leone XIV ha affermato: «Vorrei condividere con voi una storia che Gesù raccontò ai suoi discepoli — sicuramente la conoscete —; mi riferisco alla parabola del buon samaritano (cfr. Lc 10,29-37). In essa si racconta che un uomo “cadde nelle mani di briganti, che lo spogliarono di tutto, lo ferirono e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto” (v. 30). Questo fatto fu davvero deplorevole e ingiusto. Alla terribile aggressione subita dall’uomo che camminava lungo la strada si aggiunse, inoltre, il dolore causato dall’indifferenza di coloro che, pur vedendolo in difficoltà, passarono oltre (cfr. vv. 31-32). Ma la storia non finisce qui; nel racconto si accende una luce di speranza: un samaritano, vedendolo, si commosse, si avvicinò, gli curò le ferite, lo condusse in una locanda e gli offrì i mezzi necessari per la sua cura e il suo recupero (cfr. vv. 33-35). Cari fratelli e sorelle, questa storia la vediamo ripetersi spesso anche oggi nei numerosi casi di insicurezza e violenza che purtroppo minacciano la pace dei nostri quartieri, e persino la vita dei nostri cari, e ai quali la società risponde così spesso con indifferenza. Allo stesso tempo, possiamo vedere l’altra faccia della medaglia, ovvero l’azione di numerose istituzioni e persone di buon cuore che contribuiscono a promuovere la pace e aiutano le persone ad affrontare i propri bisogni in modo concreto. […] Dobbiamo continuare a puntare sulla vicinanza caritatevole del buon samaritano che, vedendo la sventura altrui, non è rimasto indifferente, ma si è preso cura della vita del proprio fratello. Non possiamo passare oltre quando sappiamo che in Uruguay ci sono bambini che non vanno a scuola per paura di non tornare più. Non possiamo mettere a tacere la nostra coscienza quando constatiamo che una madre non ha i mezzi per sfamare i propri figli. Non possiamo ignorare che intorno a noi ci sono molte persone che soffrono, che sono sole e vulnerabili».

Davanti al Mondo dell’Educazione, nella Università Cattolica dell’Uruguay, il Vescovo di Roma ha ricordato la centralità della vocazione pedagogica: «L’obiettivo della missione pastorale nell’ambito educativo è che lo studente, l’insegnante, il dirigente scolastico ascoltino, vedano, gustino, tocchino, annusino la Buona Novella: che essa illumini i sensi, come fanno i vivaci murales di questo campus universitario, affinché chi fa parte della comunità educativa cresca e rafforzi la propria inalienabile dignità di persona umana. Lo stesso vale nei contesti educativi extrascolastici e informali, nelle comunità educative e di reinserimento sociale o terapeutico, dove, più ancora delle parole, contano la presenza attenta e la testimonianza di vita di adulti credibili, competenti e che collaborano tra loro».

«È indispensabile che difendiamo il buon profumo della persona umana, fondandoci sul buon profumo del Messia. Dobbiamo proclamare nuovamente che la vita umana va rispettata in tutte le sue fasi e in tutti i suoi stati. Nessuno merita di essere respinto» – ha tuonato Leone XIV.

Egli ha, infine, rivolto parole di speranza ai partecipanti alla veglia di Preghiera, nello Stadio Centenario (Montevideo): «Essere con voi questa sera mi permette di condividere una riflessione su qualcosa che molte comunità cristiane stanno vivendo oggi: l'avanzamento della secolarizzazione e di un'indifferenza religiosa sempre più diffusa. In molti luoghi, la fede ha cessato di essere trasmessa con la naturalezza delle generazioni precedenti e il numero di coloro che trascorrono buona parte della loro vita senza un rapporto regolare con la Chiesa o con la pratica religiosa sta crescendo. I credenti che sono pellegrini in Uruguay hanno dovuto imparare a vivere e a proclamare la loro fede in questo scenario, come abbiamo potuto sentire stasera. Quindi la loro esperienza può aiutare fratelli e sorelle in altre parti del mondo che stanno iniziando a scoprire, in modi diversi, cosa significhi essere una minoranza. Ma anche in queste circostanze, ci sono coloro che perseverano: genitori che pregano con i figli, insegnanti che cercano di vivere e testimoniare la fede, giovani che hanno scoperto Cristo e desiderano seguirlo anche quando si sentono soli, ci sono comunità che continuano a unirsi e sacerdoti che viaggiano per grandi distanze per portare i Sacramenti ai fedeli».

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