Prima Domenica di Quaresima (Anno A). Commento liturgico alla Parola di Dio

6 giorni ago

Prima Domenica di Quaresima

La Prima Domenica di Quaresima introduce il cammino verso la Pasqua con una liturgia di grande profondità spirituale, nella quale la Chiesa guida i fedeli a contemplare insieme l’origine della fragilità umana e la potenza della redenzione. Non è casuale che l’itinerario quaresimale si apra con testi che riportano alle radici della storia della salvezza: l’uomo creato da Dio, l’uomo ferito dal peccato e l’uomo rinnovato in Cristo. La Parola proclamata e le orazioni della Messa formano un’unica catechesi vivente che orienta il credente verso la conversione autentica.

Il racconto della creazione e della caduta, tratto dal libro della Genesi, offre una lettura sapienziale della condizione umana. Non si tratta di una semplice narrazione, ma di una rivelazione teologica: l’uomo è creato fragile come la terra e insieme grande perché portatore del soffio divino. Il peccato nasce quando questa creatura, chiamata alla comunione, smette di fidarsi e guarda a Dio come a un concorrente. È questo mutamento di sguardo la radice di ogni disordine: ciò che era dono appare limite, ciò che era parola di vita sembra minaccia. La liturgia pone questa pagina all’inizio della Quaresima perché nessun cammino di rinnovamento può iniziare senza verità su sé stessi.

La seconda lettura, tratta dalla Lettera ai Romani, illumina tale verità alla luce del mistero di Cristo. L’apostolo Paolo contempla la storia come attraversata da due dinamiche opposte: la disobbedienza che genera morte e l’obbedienza che dona vita. Se il peccato ha segnato l’umanità fin dalle origini, la grazia l’ha raggiunta in modo sovrabbondante. Il cuore dell’annuncio cristiano non è la constatazione della colpa, ma la proclamazione della salvezza. Per questo la liturgia quaresimale non chiude l’uomo nella sua miseria, bensì lo apre alla speranza, ricordandogli che la misericordia divina è più forte di ogni caduta.

Il Vangelo di questa Prima Domenica di Quaresima, tratto dall'evangelista Matteo, ci conduce poi nel deserto insieme a Gesù. Qui il Signore, guidato dallo Spirito, affronta la tentazione. Il deserto è luogo di prova ma anche di intimità con Dio, spazio dove cadono le illusioni e si manifesta la verità del cuore. Le tre tentazioni narrate dall’evangelista toccano le dimensioni fondamentali dell’esistenza: il bisogno materiale, il desiderio di sicurezza, l’attrazione del potere. In ciascuna di esse si nasconde la stessa insinuazione: che l’uomo possa trovare vita lontano dalla fiducia nel Padre. Gesù risponde con la Scrittura e rimane saldo nella fedeltà. In questo consiste la sua vittoria: non nel dominare con forza, ma nel restare figlio.

Le orazioni della Messa approfondiscono e attualizzano questo itinerario biblico. La colletta presenta la Quaresima come segno sacramentale di conversione e come tempo nel quale i fedeli sono condotti a crescere nella conoscenza del mistero di Cristo, perché tale conoscenza si traduca in condotta di vita. In questa sintesi orante appare il dinamismo proprio della spiritualità quaresimale: contemplazione e trasformazione, luce interiore e rinnovamento concreto. Le altre formule liturgiche insistono sul medesimo orizzonte, mostrando che il combattimento spirituale non è affrontato con le sole forze umane. Dio stesso sostiene il credente nella prova, lo riveste interiormente della sua grazia e lo rende capace di resistere alle seduzioni del male. La Quaresima si manifesta così come tempo di fortificazione spirituale, non di ripiegamento, e come cammino guidato, non come sforzo solitario.

In questa luce, l’inizio della Quaresima assume un significato profondamente consolante. La liturgia non pone lo sguardo anzitutto sul peccato dell’uomo, ma sulla fedeltà di Dio. Essa educa il cuore a riconoscere che la salvezza è già operante e che ogni passo di conversione è risposta a una grazia preveniente. Così il tempo quaresimale si rivela come un itinerario di fiducia: il credente, sostenuto dalla preghiera ecclesiale, impara a camminare dietro a Cristo con decisione, sapendo che la meta non è la prova, ma la Pasqua.

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