Seconda Domenica di Quaresima (Anno A). Commento liturgico alla Parola di Dio

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Seconda Domenica di Quaresima

La seconda domenica di Quaresima segna una tappa decisiva nel cammino liturgico verso la Pasqua. Dopo aver contemplato Cristo nel deserto, solidale con la nostra prova e vittorioso sulla tentazione, la Chiesa ci conduce oggi sul monte della Trasfigurazione, per farci intravedere la meta verso cui siamo diretti. La pedagogia liturgica è chiara: non si può attraversare il deserto senza custodire nel cuore la luce della promessa. La Quaresima non è solo tempo di combattimento spirituale, ma anche tempo di rivelazione, nel quale Dio rafforza la fede del suo popolo mostrandogli, in anticipo, la gloria che attende il compimento pasquale.

Le orazioni della celebrazione eucaristica della seconda domenica di Quaresima, esprimono con grande profondità questo orientamento. La colletta presenta anzitutto l’iniziativa di Dio, che chiama i credenti e li guida nel cammino della fede, e domanda che il cuore dei fedeli sia reso disponibile all’ascolto del Figlio amato. È una richiesta essenziale, perché proprio l’ascolto permette di accogliere nella propria esistenza il mistero della croce e di orientarsi verso la gloria promessa. La liturgia insegna così che la conversione non consiste principalmente in uno sforzo volontaristico, ma nell’aprirsi alla Parola che illumina e trasforma. È Dio che conduce il suo popolo e lo prepara, passo dopo passo, alla piena comunione con sé.

Questa dinamica è già presente nella prima lettura, che racconta la chiamata di Abramo. Il patriarca è invitato a lasciare la sua terra e le sue sicurezze per entrare in una storia nuova fondata sulla promessa divina. Il suo cammino non nasce da un progetto umano, ma dalla fiducia in una parola ricevuta. La liturgia propone questo evento come immagine della vita credente: ogni itinerario quaresimale è un’uscita da ciò che trattiene il cuore, per aprirsi alla benedizione che Dio desidera donare. Il salmo responsoriale diventa allora la voce della comunità orante, che affida al Signore la propria attesa e riconosce in lui la fonte della speranza.

La seconda lettura rafforza questa prospettiva ricordando che la salvezza è dono gratuito, manifestato in Cristo Gesù. Il credente non è sostenuto dalle proprie capacità, ma dalla grazia che lo precede. Per questo la prova non è segno dell’abbandono di Dio, ma luogo nel quale la sua forza si rende presente. La Quaresima, vissuta alla luce di questa parola apostolica, diventa un tempo di rinnovata fiducia, nel quale si impara a riconoscere che il cammino cristiano è sostenuto dall’iniziativa del Signore.

Il Vangelo della Trasfigurazione offre la chiave di lettura di tutto questo itinerario. Gesù conduce tre discepoli su un monte, in un luogo di silenzio e di intimità, e lì il suo volto risplende di luce. Non si tratta di un gesto spettacolare, ma di una rivelazione destinata a preparare i discepoli allo scandalo della croce. La luce che essi contemplano anticipa il compimento pasquale e rivela la vera identità di Gesù: egli è il Figlio amato, nel quale si manifesta la presenza di Dio. La liturgia fa rivivere questo evento nella celebrazione, perché anche oggi i credenti possano lasciarsi illuminare dalla Parola e rafforzare nella fede.

La presenza di Mosè ed Elia accanto a Gesù indica che tutta la storia della salvezza converge in lui. La Legge e i Profeti trovano il loro compimento nel Figlio, e la voce del Padre conferma questa verità invitando i discepoli a un atteggiamento preciso: ascoltare. Questo invito, ripreso dalla preghiera liturgica, rivela che il cuore della vita cristiana non è semplicemente vedere o comprendere, ma accogliere la Parola e lasciarsi guidare da essa. L’ascolto diventa così il fondamento della conversione e la via attraverso cui il credente entra progressivamente nel mistero di Cristo.

Di fronte a questa manifestazione, i discepoli sperimentano insieme attrazione e timore. La reazione di Pietro, che vorrebbe prolungare quell’esperienza, riflette il desiderio umano di fermare i momenti di luce. Tuttavia la rivelazione non è concessa per trattenere i discepoli lontano dalla storia, ma per prepararli a rientrarvi con una fede più matura. Il gesto di Gesù che si avvicina, li tocca e li invita ad alzarsi mostra la sua premura pastorale: egli non lascia i suoi nella paura, ma li rimette in cammino. È un’immagine viva di ciò che la liturgia compie nella vita dei fedeli, quando li sostiene con la grazia e li incoraggia a proseguire il loro pellegrinaggio.

La discesa dal monte conclude l’episodio e rivela il suo significato più profondo. L’esperienza della gloria non separa i discepoli dal mondo, ma li prepara ad affrontarlo con uno sguardo rinnovato. Così anche la celebrazione liturgica non è una fuga dalla realtà, ma una sorgente di luce per la vita quotidiana. Tutte le orazioni di questa seconda domenica di Quaresima, chiedono che la Parola ascoltata produca una vera purificazione interiore, rendendoci capaci di orientare la nostra vita verso la visione della gloria promessa. La liturgia educa il cuore a riconoscere che la trasformazione non avviene in modo improvviso, ma attraverso un cammino di ascolto, di fiducia e di perseveranza.

In questa prospettiva, la seconda domenica di Quaresima offre alla comunità cristiana un messaggio di consolazione e di responsabilità. La luce del volto di Cristo non elimina la fatica del cammino, ma ne rivela il senso e la direzione. Il credente, sostenuto dalla preghiera della Chiesa e nutrito dalla Parola, è chiamato a proseguire il suo itinerario con rinnovata fiducia, sapendo che la gloria contemplata nella liturgia è la stessa che si manifesterà pienamente nella Pasqua. Così la Quaresima diventa realmente un tempo di trasfigurazione interiore, nel quale, attraverso l’ascolto del Figlio e la fedeltà al suo cammino, la vita del discepolo viene progressivamente illuminata dalla presenza di Dio.

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