Piana degli Albanesi, Raffaele De Angelis è il nuovo Vescovo Eparchiale

9 mesi ago

Un pastore dal cuore Italo-Albanese: papàs Raffaele De Angelis è il nuovo Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi

Un vento di gioia e speranza soffia oggi in Sicilia e nelle comunità italo-albanesi (arbëreshë) di rito bizantino, oggi, 30 agosto 2025. Papa Leone ha nominato il papàs Raffaele De Angelis nuovo Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, accogliendo con paterna cura le attese di una Chiesa antica, ricca di spiritualità e tradizione.

Il nuovo Vescovo, 45 anni, originario di Castrovillari (Cosenza), appartiene al clero dell’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi, e fino ad oggi ha svolto il ruolo di Parroco della comunità di San Giovanni Battista ad Acquaformosa, oltre che di Economo eparchiale.

Un cammino di fede, studio e servizio

P. Raffaele De Angelis  ha alle spalle un percorso solido e appassionato. Dopo aver conseguito la maturità classica, è stato ammesso al Pontificio Collegio Greco di Sant’Atanasio in Roma, dove ha completato gli studi filosofico-teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, coronando il suo impegno accademico con un Dottorato in Teologia Morale nel 2015.

Ordinato presbitero nel 2006 da S.E. Mons. Ercole Lupinacci, ha servito la Chiesa con dedizione in diversi ruoli: Vicerettore del Seminario Eparchiale, Padre spirituale dei seminaristi, Economo, docente di teologia morale, ma soprattutto pastore attento e vicino alla sua gente.

Tra i suoi incarichi spiccano anche quello di Assistente dell’Azione Cattolica, referente per la tutela dei minori, consigliere eparchiale e regionale, nonché direttore di una casa-famiglia per minori, testimonianza concreta del suo cuore sensibile e del suo sguardo rivolto agli ultimi.

Un ponte tra tradizione e futuro

La sua nomina arriva in un tempo carico di sfide ma anche di grandi opportunità per l’Eparchia di Piana degli Albanesi, custode della fede bizantina in terra siciliana. Con il suo profilo di uomo colto, spirituale e profondamente radicato nella tradizione arbëreshe, Papàs De Angelis promette di essere un ponte tra le radici orientali e l’urgenza dell’oggi, capace di guidare la comunità con sapienza e cuore.

Zoti [alban., padre] Raffaele, benvenuto tra noi!”, è il caloroso saluto che si leva da ogni angolo dell’Eparchia, in questo 30 agosto che coincide con la memoria dei Santi Patriarchi di Costantinopoli, Alessandro, Giovanni e Paolo il Giovane: un segno di provvidenza per una comunità che guarda a Oriente ma vive pienamente nel cuore dell’Italia.

Con lui, la tradizione si rinnova e la speranza si accende.

Le eparchie di Piana degli Albanesi e di Lungro: testimonianza viva del Rito Bizantino in Italia

Le due attuali eparchie di Lungro, in Calabria, e di Piana degli Albanesi, in Sicilia, rappresentano il frutto di un lungo e articolato processo storico, ecclesiale e culturale. Esse, insieme al Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, costituiscono oggi l’espressione del rito bizantino in Italia, in comunione con Roma ma distintamente orientali nella liturgia e nella tradizione.

Origini storiche dell'insediamento albanese in Italia

La presenza degli Albanesi d’Italia (arbëreshë) ha radici antiche, con migrazioni iniziate già alla fine del XIII secolo. Tuttavia, il fenomeno migratorio più significativo si verificò tra il XV e il XVIII secolo, in seguito all'avanzata ottomana nei Balcani, che costrinse molti cristiani greco-albanesi a rifugiarsi in Italia. Grazie anche all’intervento delle autorità del Regno di Napoli, numerosi nuclei si stanziarono nelle regioni meridionali, dalla Calabria alla Sicilia, fino all’Abruzzo e al Molise, dando origine a un vero e proprio arcipelago culturale, conosciuto come Arberia.

La "resistenza" bizantina e il confronto con Roma

I profughi greci e albanesi continuarono a praticare il rito bizantino, mantenendo inizialmente i legami con la gerarchia ecclesiastica orientale, in particolare con l’arcivescovado di Ochrida e il Patriarcato di Costantinopoli. La Chiesa di Roma, almeno inizialmente, rispettò questa situazione peculiare, legittimandola con brevi pontifici come l’Accepimus nuper di Leone X (1521).

Tuttavia, con il Concilio di Trento e la successiva riforma cattolica, la presenza di un clero orientale indipendente divenne sempre più problematica agli occhi della gerarchia latina. Vennero denunciate divergenze dottrinali, liturgiche e disciplinari: uso dell’eucaristia ai bambini, clero sposato, e legami con autorità sentite come “scismatiche”. Una lenta e spesso forzata latinizzazione ne seguì, culminata con la costituzione Etsi Pastoralis (1742) di Benedetto XIV, che pur riconoscendo i riti greci, tendeva a tollerarli più che valorizzarli.

Verso l'autonomia ecclesiastica

Le aspirazioni delle comunità arbëreshe a una propria gerarchia furono lungamente disattese. Solo nel 1919, sotto papa Benedetto XV, venne eretta l’Eparchia di Lungro, per gli italo-albanesi dell’Italia continentale, affidata a mons. Giovanni Mele. In Sicilia, l’autonomia arrivò più tardi, nel 1937, con la nascita dell’Eparchia di Piana dei Greci (oggi Piana degli Albanesi), inizialmente amministrata dagli arcivescovi di Palermo.

Tali conquiste furono il frutto di decenni di richieste, lotte e memorie, come quelle presentate a Leone XIII da esponenti di spicco del mondo italo-albanese come Giuseppe Schirò e l’archimandrita Pietro Camodeca, che denunciarono le continue pressioni assimilazioniste del clero latino.

Durante il Novecento, le due eparchie si strutturarono, affrontando anche la sfida dell’emigrazione e della perdita progressiva dell’uso della lingua albanese. Lungro, guidata a lungo da mons. Mele e poi da vescovi come Giovanni Stamati, Ercole Lupinaci e Donato Oliverio, puntò su una formazione liturgica autentica e sul recupero della tradizione bizantina.

A Piana degli Albanesi, la situazione fu più complessa. L’eparchia rimase sotto l’amministrazione apostolica fino al 1967, e solo allora mons. Giuseppe Perniciaro fu elevato a vescovo residenziale. Successivamente, vescovi come Sotir Ferrara e Giorgio Demetrio Gallaro continuarono l'opera di consolidamento liturgico, pastorale e culturale. La splendida chiesa della Martorana, a Palermo, rimane tutt’oggi uno dei simboli più significativi della presenza bizantina in Sicilia.

Sinodalità e prospettive ecumeniche

Un segno importante della maturazione delle due eparchie è stato lo svolgimento di due sinodi intereparchiali a Grottaferrata, nel 1940 e nel 2004-2005, con l’approvazione papale e il riconoscimento della Congregazione per le Chiese Orientali. Tali sinodi hanno riaffermato l’identità delle comunità arbëreshe nel quadro della Chiesa cattolica orientale, promuovendo una maggiore consapevolezza liturgica, ecclesiologica ed ecumenica.

Oggi, le eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi rappresentano un'espressione preziosa e pienamente riconosciuta del rito bizantino cattolico in Italia e portano avanti una tradizione millenaria che ha saputo resistere a persecuzioni, emarginazione e assimilazione. Esse testimoniano come diversità liturgica e unità ecclesiale possano convivere fecondamente nel seno della Chiesa cattolica, offrendo un ponte prezioso tra l’Oriente e l’Occidente, tra la memoria e il futuro.

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