La Chiesa, popolo in cammino. L’assemblea diocesana

7 mesi ago

«La Chiesa è un popolo in cammino. Essa cammina sotto la luce dello Spirito santo per compiere la volontà di Cristo»; con queste espressioni, il nostro Arcivescovo, monsignor Antonio D’Angelo, ha aperto l’annuale assemblea diocesana, ieri mattina, sabato 20 settembre, presso l’Istituto Suore Zelatrici del Sacro Cuore a San Gregorio (AQ).

Il tema scelto quest’anno – in continuità con il cammino degli anni precedenti – è stato: “I fedeli laici hanno bisogno di una definizione?”. Don Maurizio Gronchi – presbitero della diocesi di Pisa e docente di Cristologia presso la Pontificia Università Urbaniana – ha facilitato le riflessioni dei presenti, con la sua decennale esperienza nel campo della pastorale e dell’insegnamento.

Hanno partecipato alla giornata di lavoro numerosi sacerdoti della nostra Arcidiocesi, religiose e religiosi, laici provenienti da tutti i contesti parrocchiali e foraniali.

Don Maurizio ha diviso il proprio intervento in due momenti della mattina: nel primo ha ripercorso, con competenza e semplicità, le fondamenta scritturistiche e teologiche della sinodalità; nel secondo intervento, dopo il coffee-break, il teologo ha messo in evidenza gli aspetti che caratterizzano i fedeli laici, primieramente nei tria munera Christi: potere sacerdotale, regale e profetico.

Le prime parole pronunciate dal sacerdote toscano hanno ricordato all’assemblea presente che «la fede, noi tutti, la riceviamo dai laici. Anche la catechesi è integrativa, rispetto alla prima catechesi che riceviamo in famiglia o dai nonni. Si tratta di un dono fatto a tutti».

Nell’excursus teologico e magisteriale, don Maurizio ha fatto presente che la creazione non è una realtà neutra: questa sussiste in Cristo; «il Figlio è il principio. L’unico modo per parlare di Dio è guardare a Gesù». La Rivelazione che Cristo annuncia porta discontinuità rispetto al «Signore degli eserciti» (1Sam 1,3); Egli permette di esperire il volto di un Dio che è Abbà. Il battesimo – dunque – aiuta a «prendere coscienza di chi è nostro Padre».

E questo offre anche uno sguardo diverso sulla Chiesa; a partire dal passo di Giovanni 3,16, scopriamo che la Chiesa si costituisce per mezzo di coloro che accolgono il Maestro. Si tratta dell’azione continua della grazia, la quale – in virtù dello Spirito – precede anche l’agire ecclesiale (cfr. At 10). La comunità diventa cristiana nella misura in cui riconosce la Rivelazione e ne dà testimonianza.

«La fede è un dono culturale» – ha proseguito don Maurizio. Tuttavia, essa si misura sempre nella incarnazione della carità; così come Gesù annunciava nella conclusione del Vangelo di Matteo (cfr. 25,31-46). «La novità di Gesù supera, oltrepassa, va oltre; non solo compie». Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4): «Una Chiesa non si definisce dal proprio ombelico, ma dal dono che il Padre ha fatto al mondo», ha ribadito Gronchi.

Il teologo pisano ha – poi – ripercorso la storia dello sviluppo della vocazione laicale: dal pre-concilio alla nuova visione di Chiesa proposta dal Vaticano II e poi oltre, con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e oggi Leone XIV. Si è trattato di un cammino di crescita, generato dalla libertà divina, che ha abbracciato la “vulnerabilità”, per generare accoglienza e amore. «Dall’auto-centramento, dal narcisismo e dal merito alla grazia»; da ciò nascono il servizio e l’impegno missionario.

«La redenzione cristica è sempre – nello stesso tempo – sanante ed elevante»: è la creazione nuova che rende tutti partecipi dell’amore divino.

La relazione di don Maurizio Gronchi ha prodotto un importante confronto in aula, fatto di domande e di condivisioni di esperienze di fede ed ecclesiali. Al termine del pranzo insieme, tutti i presenti hanno impiegato il tempo pomeridiano nei lavori di gruppo e nella finale condivisione in assemblea.

La giornata si è chiusa con la celebrazione comunitaria dei Primi Vespri di questa XXV Domenica del Tempo Ordinario.

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