Oggi l'udienza di Papa Leone XIV ai Prefetti d’Italia: tra i presenti anche il dottor Cusumano e la dottoressa Torraco

4 mesi ago

Prefetti d'Italia

Città del Vaticano - Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i Prefetti d’Italia e ha rivolto loro un discorso ampio, molto concreto e ricco di richiami alla responsabilità civile e morale di chi esercita funzioni pubbliche. All’incontro era presente anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e tra i rappresentanti dello Stato sul territorio si notavano due figure legate alla realtà aquilana: il nuovo Prefetto dell’Aquila, il dottor Vito Cusumano, entrato in carica il 7 gennaio 2026 dopo una lunga esperienza nell’amministrazione dell’Interno iniziata nel 1985 e arricchita anche dal servizio come commissario del Governo per la provincia di Bolzano, e la dottoressa Cinzia Teresa Torraco, che ha guidato la Prefettura del capoluogo abruzzese fino al novembre 2023. La loro presenza ha richiamato simbolicamente l’attenzione su un territorio che conosce bene il valore concreto della collaborazione tra istituzioni e comunità.

Il Papa ha iniziato con parole di saluto semplici ma dense di significato, ringraziando i prefetti per la visita e sottolineando come essa rappresenti un segno reale di collaborazione tra Stato e Chiesa per il bene della società italiana. Ha subito richiamato la figura del loro patrono, Sant’Ambrogio di Milano, presentandolo come esempio chiaro di incontro tra responsabilità civile e missione ecclesiale. Ambrogio, infatti, prima fu prefetto della città imperiale di Milano e poi, acclamato dal popolo, ne divenne vescovo, mettendo la sua autorità spirituale al servizio della gente. Il Pontefice ha ricordato che già nell’antichità esisteva un legame simbolico tra il compito del prefetto e quello del vescovo: sia i cittadini dell’Impero romano sia i cristiani erano organizzati in circoscrizioni chiamate diocesi, guidate rispettivamente da prefetti o da vescovi, cioè da persone chiamate a vigilare sul popolo con attenzione e responsabilità.

Partendo da questo riferimento storico, Leone XIV ha portato il discorso al presente, osservando che la missione dei prefetti resta oggi fondamentale, specialmente in un tempo segnato da tensioni e conflitti internazionali che rendono ancora più evidente quanto sia importante proteggere il bene comune. Questo bene, ha spiegato, non riguarda solo gli aspetti materiali, ma comprende anche il patrimonio morale e spirituale della Repubblica italiana, che può crescere solo dove esiste una convivenza civile autentica. Vigilare sulla concordia sociale significa quindi difendere le condizioni che rendono possibili la libertà e i diritti dei cittadini. Tutti traggono beneficio da questo servizio, ma soprattutto le persone più fragili: quando lo spazio pubblico è ordinato e sereno, i poveri trovano più facilmente accoglienza, gli anziani vivono con maggiore tranquillità, le famiglie possono progettare il futuro con fiducia e i giovani e i malati si sentono sostenuti da servizi e relazioni più solidi.

Il Papa ha poi chiarito che l’ordine pubblico non può essere ridotto soltanto alla repressione della criminalità o alla prevenzione dei disordini, pur necessarie. Esso richiede anche un impegno costante contro tutto ciò che ferisce la vita sociale, come la violenza, la menzogna e la volgarità. Il compito dei prefetti non è dunque solo difensivo, ma anche costruttivo: favorire buoni rapporti sociali, rafforzare il dialogo tra istituzioni centrali, enti locali e cittadini, e contribuire a creare un clima di fiducia reciproca. Per spiegare questo stile di autorità, il Pontefice ha citato Sant’Agostino d’Ippona, ricordando un passo del De civitate Dei in cui il santo afferma che chi governa è in realtà al servizio di chi è governato, non per desiderio di potere ma per responsabilità di cura. Secondo Leone XIV questo principio è in armonia anche con la Costituzione italiana, che afferma che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. In questa prospettiva il servizio pubblico nasce non solo dall’obbedienza alle leggi, ma anche dalla coscienza personale, chiamata a conoscerle, capirle e applicarle con equilibrio e giustizia.

Il Papa ha insistito molto su un aspetto interiore: chi è chiamato a custodire l’ordine della Repubblica deve prima di tutto custodire l’ordine del proprio pensiero e della propria coscienza. Servire la Nazione significa lavorare con mente chiara e coscienza retta per il bene di tutti. Per questo la funzione prefettizia richiede una doppia testimonianza: quella istituzionale, fatta di collaborazione leale tra i diversi livelli dello Stato, e quella personale, che si esprime nello stile di vita e diventa esempio per i cittadini, soprattutto per i giovani. In questo contesto ha espresso il desiderio che l’autorevolezza dei prefetti contribuisca a rendere migliore anche il volto della burocrazia, perché sia sempre più uno strumento al servizio della società e non un apparato distante dalle persone.

Un’attenzione particolare è stata riservata alle situazioni di emergenza, come calamità naturali o gravi pericoli, nelle quali il ruolo del prefetto permette di mettere in pratica valori come solidarietà, coraggio e giustizia, che onorano la vita pubblica del Paese. Lo spessore morale di questo servizio, ha aggiunto, si vede anche davanti alle sfide delle nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale usata nella pubblica amministrazione: strumenti che devono essere guidati con prudenza e responsabilità, sia per proteggere i dati personali sia per garantire che i benefici siano davvero per tutti e non solo per pochi.

Verso la fine dell’incontro Leone XIV ha assicurato ai prefetti la collaborazione e il rispetto della Chiesa, ricordando che il dialogo con i vescovi aiuta concretamente ad affrontare questioni importanti come l’accoglienza dei migranti, il sostegno ai poveri e la gestione di realtà pratiche come le fabbricerie, enti incaricati della tutela e manutenzione degli edifici di culto. La fede cristiana e i valori religiosi, ha sottolineato, contribuiscono così alla crescita culturale e sociale dell’Italia, mostrando che responsabilità civile e dimensione spirituale possono camminare insieme.

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