La Santa Messa in Coena Domini con papa Leone XIV
2 settimane ago

Papa Leone XIV ha presieduto la Santa Messa in Coena Domini ieri sera, Giovedì Santo, 2 aprile, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Già nell’incipit della propria omelia, il Vescovo di Roma ha evidenziato il valore della celebrazione in questo giorno santo: «La solenne liturgia di questa sera ci fa entrare nel Triduo Santo della passione, morte e risurrezione del Signore. Varchiamo questa soglia non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza. Partecipiamo infatti a un banchetto durante il quale Cristo “avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13,1): il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso».
Le riflessioni del Pontefice esplicano il rituale compiuto dal Maestro; primieramente, quello della lavanda dei piedi: «Il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita. L’evangelista Giovanni sceglie la parola greca upódeigma per raccontare l’evento cui è stato presente: significa “ciò che è mostrato proprio sotto gli occhi”. Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza. Insieme alla muta sorpresa dei suoi discepoli, persino l’umano orgoglio ci fa aprire gli occhi su ciò che sta accadendo. […] Noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma. Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita. Egli è il criterio autentico, il “Maestro e Signore” (Gv 13,13) che toglie tutte le maschere del divino e dell’umano. Il suo esempio non lo offre quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore».
La testimonianza del Signore Gesù diventa, dunque, via per vivere nuove e redente relazioni fra le persone umane. Le parole del Vescovo di Roma lo sottolineano: «Impariamo da Gesù questo servizio reciproco. Non ci chiede infatti di ricambiarlo verso di Lui, ma di condividerlo fra noi. L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore. Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi. È così che vogliamo seguire l’esempio del Signore».

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