“Aspirate alla santità, ovunque voi siate”: la Chiesa aquilana in preghiera per le vocazioni

2 minuti ago

vocazioni

L'Aquila - Questa sera, giovedì 23 aprile 2026, la Chiesa aquilana si raccoglie in preghiera per le vocazioni, con un momento intenso di fede e di discernimento: la Veglia vocazionale presieduta da mons. Antonio D’Angelo, arcivescovo metropolita dell’Aquila, in programma alle ore 19.15 presso la Parrocchia San Francesco d’Assisi in Pettino

L’iniziativa si inserisce nel cammino di preparazione alla Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata domenica 26 aprile, IV domenica di Pasqua, tradizionalmente dedicata alla figura del Buon Pastore. Un appuntamento ecclesiale che ogni anno richiama l’intero popolo di Dio a riscoprire la centralità della chiamata vocazionale come dimensione costitutiva della vita cristiana.

Il tema scelto per la veglia di quest’anno – “Aspirate alla santità, ovunque voi siate” – orienta profondamente il senso dell’incontro. Non si tratta di un invito astratto, ma di una proposta concreta e universale: la santità come orizzonte possibile per tutti, dentro la trama ordinaria dell’esistenza. Proprio per rendere visibile questa chiamata, la veglia sarà arricchita dalla testimonianza di alcuni giovani, presentati attraverso le loro storie di vita già riconosciute dalla Chiesa nel cammino verso la beatificazione o canonizzazione. Giovani che parlano ai giovani, mostrando come la vocazione alla santità non sia riservata a pochi, ma attraversi la quotidianità: la scuola, lo sport, le relazioni, gli ambienti familiari e sociali.

In questa prospettiva, la veglia si configura come un’esperienza ecclesiale fortemente educativa. L’ascolto, la preghiera, le testimonianze e il silenzio diventano spazi nei quali ciascuno è chiamato a interrogarsi sulla propria vita e sulla propria risposta al Signore. Il messaggio che accompagna l’invito è chiaro e diretto: non lasciare che altri decidano chi sei. Dio chiama ciascuno a qualcosa di grande, indicando una strada unica e personale di amore e di servizio. Che si tratti del matrimonio, del sacerdozio, della vita consacrata o dell’impegno nel mondo, ogni vocazione è il modo concreto con cui si può rendere feconda la propria esistenza.

Questo orizzonte trova una profonda sintonia con il Messaggio di Leone XIV per la 63ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, un testo di grande densità spirituale e teologica che pone al centro la dimensione interiore della chiamata. Il Pontefice invita a riscoprire la vocazione come “scoperta del dono gratuito di Dio che sboccia nel profondo del cuore”, indicando nella cura dell’interiorità il primo passo imprescindibile.

Nel suo messaggio, il Papa utilizza un’espressione particolarmente suggestiva, tratta dal Vangelo di Giovanni: Gesù è il “pastore bello”. Non solo buono, ma bello, perché la sua vita donata rivela la pienezza dell’amore. La vocazione, allora, non è semplicemente una scelta funzionale o un compito da svolgere, ma un cammino di bellezza, capace di trasfigurare l’esistenza di chi si lascia coinvolgere. In questa prospettiva, il richiamo alla santità – tema della veglia aquilana – si intreccia profondamente con la bellezza della vita in Cristo: i santi sono coloro nei quali questa bellezza diventa visibile.

Un elemento centrale del messaggio pontificio è l’insistenza sulla necessità del silenzio e della preghiera. In un mondo segnato dal rumore e dalla frammentazione, il Papa richiama con forza l’urgenza di “fermarsi, ascoltare, pregare”, per poter riconoscere la voce di Dio che chiama. È una linea che trova eco nelle parole di Agostino d’Ippona, citato nel testo: “Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso, la verità abita nell’uomo interiore”. La vocazione nasce proprio in questo spazio interiore, dove Dio si fa presente come amore che conosce e chiama.

Il messaggio sviluppa poi un itinerario in tre passaggi: conoscenza, fiducia, maturazione. Ogni vocazione prende forma a partire dall’esperienza di un Dio che conosce profondamente la persona e le affida una via unica. Da questa conoscenza nasce la fiducia, atteggiamento fondamentale per accogliere e vivere la chiamata, anche quando essa comporta passaggi difficili o inattesi. Infine, la vocazione è descritta come un processo dinamico, un cammino che cresce nel tempo attraverso la relazione con il Signore e il discernimento ecclesiale.

Particolarmente significativo è anche il richiamo alla responsabilità comunitaria: famiglie, parrocchie, educatori e comunità cristiane sono chiamati a creare ambienti nei quali le vocazioni possano nascere e maturare. Non esiste una vocazione isolata, ma sempre inserita in un tessuto ecclesiale che accompagna, sostiene e verifica.

La veglia di questa sera, dunque, non è soltanto un momento di preghiera, ma un segno concreto di questa corresponsabilità ecclesiale. In un tempo in cui la domanda sul senso della vita appare spesso smarrita o frammentata, la Chiesa aquilana propone ai giovani – e a tutta la comunità – un cammino di ascolto e di coraggio. “Alzati, rischia e segui la strada che Lui ha pensato per te”: è un invito che risuona con forza, non come slogan, ma come parola che chiede di essere incarnata.

Go up