Leone XIV nella Guinea Equatoriale
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Nella tarda mattinata di ieri – martedì 21 aprile – Leone XIV è giunto nella Guinea Equatoriale, ultima tappa del suo Viaggio Apostolico nel continente africano.
All’Aeroporto Internazionale di Malabo è avvenuta la Cerimonia di Benvenuto; alla quale è seguita la Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica, nel Palazzo Presidenziale; quindi, il Santo Padre ha incontrato le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico; in seguito, ha tenuto un Discorso al Mondo della Cultura, presso il Campus Universitario León XIV dell’Università Nazional; visitando, poi, gli Operatori e Assistiti dell’Ospedale Psichiatrico “Jean Pierre Olie”; e concludendo la giornata con l’Incontro Privato con i Vescovi della Guinea Equatoriale.
Nel Palazzo Presidenziale, il Pontefice, nel suo intervento, ha ricordato il valore centrale e formativo della Traditio e del Magistero: «Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le “cose nuove” che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande»; mettendo in guardia – nello stesso tempo – dai rischi dell’attuale sviluppo economico e tecnologico: «Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica. […] Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti. Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia».
Davanti al mondo della cultura, Leone XIV ha sottolineato la necessità di coniugare il sapere con la giustizia: «Il problema non sta nella conoscenza, ma nella sua deviazione verso un’intelligenza che non cerca più di corrispondere alla realtà, ma di piegarla alle proprie misure, giudicandola secondo la convenienza di chi pretende di conoscere. Lì la conoscenza cessa di essere apertura e diventa possesso; cessa di essere cammino verso la saggezza e si trasforma in orgogliosa affermazione di autosufficienza, aprendo la strada a smarrimenti che possono arrivare a diventare disumani». Il Santo Padre ha ribadito: «Per questo, da una prospettiva cristiana, Cristo non appare come una via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede iniziasse dove la ragione si ferma. Al contrario: in Lui si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà. La verità si offre come una realtà che precede l’uomo, lo interpella e lo chiama a uscire da sé stesso, e per questo può essere ricercata con fiducia. La fede, lungi dal chiudere questa ricerca, la purifica dall’autosufficienza e la apre a una pienezza verso la quale la ragione tende, anche se non può abbracciarla completamente. In questo modo, l’albero della Croce riporta l’amore per la conoscenza al suo alveo originario. Ci insegna che conoscere significa aprirsi alla realtà, accoglierne il senso e custodirne il mistero. Così, la ricerca della verità rimane veramente umana: umile, seria e aperta a una verità che ci precede, ci chiama e ci trascende. Non basta, infatti, che un albero dia frutto: conta anche la qualità di quel frutto, perché dai frutti si riconosce l’albero (cfr Mt 7,20). Allo stesso modo, un’università si misura dalla qualità degli studenti che offre alla vita della comunità, più che dal numero dei laureati o dall’estensione delle sue infrastrutture. Questo è il sincero desiderio che la Chiesa cattolica esprime nel suo impegno plurisecolare nell’ambito dell’educazione: che i professionisti siano validi grazie alla conoscenza e alla tecnica; frutti maturi per un’autentica fecondità, capaci di andare al di là della mera apparenza del successo».

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