Alla scoperta della enciclica Magnifica Humanitas.
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Alla scoperta della enciclica Magnifica Humanitas.
Introduzione
Scopriamo insieme la prima enciclica del Magistero del Vescovo di Roma Leone XIV, Magnifica Humanitas. La Lettera, le cui parti sono: Introduzione (1-16); I. Un pensiero dinamico fedele al vangelo (17-45); II. Fondamenti e principi della Dottrina Sociale della Chiesa (46-89); III. Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA (90-130); IV. Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà (131-181); V. la cultura della potenza e la civiltà dell’amore (182-228); Conclusione (229-245), tratta della custodia della persona umana nel tempo della intelligenza artificiale.
Di fronte alle attuali e cruciali sfide del contesto storico e antropologico, Leone XIV scrive subito all’inizio del Documentoche la persona umana è chiamata «una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» (1); al fine di custodire la dignità, la giustizia e la fraternità – a discapito di tutto quanto è disumano e ingiusto.Per ciascuno, il modello rimane il Signore: «Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza» (1).
L’auspicio del Pontefice è il seguente: «Possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano» (2). Tutto accompagnato dalla cristiana testimonianza, dalla gioia e dal servizio all’altro-da-sé; come anche dalla certezza che «la Dottrina sociale della Chiesa è un patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire. Essa si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione e, in dialogo con le scienze, ci aiuta a leggere con lucidità le sfide del presente, individuando percorsi adeguati per vivere una testimonianza cristiana limpida, con gioia e al servizio del mondo. Non è un insieme statico di concetti, ma un corpus vivo di verità, che custodisce e interpreta la vocazione dell’umanità a una vita piena e giusta» (3).
Leone XIV – con la presente Enciclica – mette in guardia dal serpeggiante pericolo della ambiguità che la tecnologia porta con sé, con i suoi «strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene» (4); fronteggiabile con «un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto» (6), accompagnato dalla edificazione della comunione e della unità, e dalla custodia della dignità personale e della armonia. La Lettera invita a prendere posizione: «Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna»; al fine di evitare «la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico» (10).
La vocazione che la Magnifica Humanitas consegna alla Chiesa è quella della edificazione comunitaria e sinodale; a partire dalla «relazione con Dio» e dalla «comunione con Lui» (11). La tentazione rimane quella di lasciarsi ingannare dalla «“sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico» (10).
Sottolinea il Santo Padre: «La Chiesa ricorda, con voce umile ma ferma, che la vera realizzazione non nasce dalla rimozione delle fragilità, ma da una crescita armoniosa: là dove libertà e responsabilità si intrecciano con la cura reciproca e la vera solidarietà, e dove il progresso si misura sulla dignità di ciascuno e sul bene dei popoli» (12); accompagnati da una sana corresponsabilità. «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa» (15).
L’esortazione finale di Leone XIV punta alla vicendevole edificazione nel bene e nella carità: «A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Allora le pietre scartate – i poveri, i malati, i migranti, i piccoli – diventeranno testata d’angolo, e sulla terra sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (cfr Sal 85,11). Questa è la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele; servi del Regno che viene, non padroni di torri destinate a crollare» (16).

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