I discepoli in missione: l’Angelus con papa Leone XIV
20 ore ago

«Nel Vangelo della Liturgia odierna (Mt 10,26-33) Gesù, inviando i discepoli in missione, tra l’altro rivolge loro questa esortazione: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (v. 27); papa Leone XIV – nell’odierna XII Domenica del Tempo Ordinario – invita a riflettere sulla Parola celebrata in questa Pasqua della settimana.
Il Vescovo di Roma ha – quindi – spiegato l’annuncio del Maestro: «Fa un accostamento tra ciò che ascoltiamo “all’orecchio”, cioè nel segreto del cuore, e ciò che siamo chiamati a proclamare a tutti, ricordandoci che l’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno. La forza dell’apostolato, infatti, al di là di tecniche e strumenti, si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta. San Tommaso d’Aquino parlava della predicazione come di un trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato: “contemplata aliis tradere” (cfr Summa Theologiae, III, q. 40, a. 1, ad 2)».
Le esortazioni che il Pontefice rivolge oggi alla Chiesa richiamano al valore centrale della intimità divina, anima della missione e dell’apostolato: «E non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti. Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita. Questo ci rende sempre più persone dalla fede solida e consapevole, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato. San Matteo – autore del brano biblico a cui ci riferiamo – scriveva per comunità che non avevano vita facile. Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra, e la tentazione di scoraggiarsi e di lasciarsi vincere dalla stanchezza o dalla paura era grande. Adesso come allora, è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza. Per questo è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui. Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!».

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