«Le pietre raccontano»: L’Aquila Capitale italiana della Cultura guarda al futuro

2 giorni ago

le pietre raccontano

L'Aquila - Dopo aver attraversato alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio ecclesiastico aquilano, “Le pietre raccontano” torna con il suo sesto appuntamento e sceglie di allargare lo sguardo. Giovedì 24 settembre, alle ore 17.00, l’Auditorium Benedetto XVI, in via San Marciano 27 all’Aquila, sede dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio”, ospiterà un nuovo incontro del ciclo promosso nell’ambito delle iniziative della Chiesa aquilana per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Al centro questa volta non sarà un singolo edificio, ma la città stessa, il suo patrimonio e soprattutto il futuro che può nascere dalla lunga stagione della ricostruzione.

Il titolo di Capitale italiana della Cultura rappresenta infatti un’occasione per interrogarsi non soltanto su ciò che L’Aquila è riuscita a recuperare dopo il sisma del 2009, ma sul modo in cui i monumenti restituiti alla comunità possano tornare a essere luoghi realmente vissuti. Il restauro di una chiesa, di un palazzo o di un complesso monumentale non si conclude con la riapertura delle porte. Da quel momento inizia una nuova responsabilità: trasformare ciò che è stato recuperato in conoscenza condivisa, partecipazione, memoria e possibilità di futuro.

A confrontarsi su questi temi saranno il dott. Massimo Sericola, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, e l’avv. Raffaele Daniele, vicesindaco dell’Aquila. L’Arcivescovo mons. Antonio D’Angelo farà gli onori di casa insieme al Preside dell’ISSR, Can. Daniele Pinton, mentre l’incontro sarà moderato dal prof. Gianluigi Simone, docente stabile di Storia dell’Arte presso l’Istituto.

Il VI appuntamento rappresenta così una naturale evoluzione del cammino avviato nella primavera scorsa. Il primo incontro, il 23 aprile, aveva aperto idealmente le porte del Complesso Arcivescovile, mettendo a tema la sua ricostruzione e il suo ritorno alla vita della Chiesa e della città. Era stato il primo passo di un itinerario pensato per aiutare gli aquilani a riappropriarsi, attraverso la conoscenza, di luoghi che il terremoto aveva a lungo sottratto alla quotidianità.

Il percorso era proseguito il 21 maggio con la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, uno dei luoghi nei quali storia civile, memoria religiosa e identità dell’Aquila si incontrano in maniera particolarmente intensa. Il 18 giugno l’attenzione si era poi spostata sulla chiesa di San Silvestro, mentre il 2 luglio era stata la volta di Santa Margherita. Il quinto incontro, il 24 luglio, aveva condotto il pubblico dentro la storia di San Pietro di Coppito, altra presenza fondamentale nel tessuto religioso, artistico e urbano della città.

Cinque tappe diverse, dunque, ma unite da un medesimo filo: leggere le pietre non come testimonianze mute del passato, ma come pagine di una storia ancora capace di parlare. Dietro ogni restauro sono emersi secoli di trasformazioni, vicende artistiche, ferite provocate dai terremoti, scelte progettuali e conservative, ma soprattutto il rapporto che lega ciascun edificio alle comunità che lo hanno costruito, custodito e abitato.

Con il sesto incontro questa prospettiva compie un ulteriore passo. Dai singoli monumenti si passa alla città; dalla ricostruzione di un bene alla domanda sulla ricostruzione di un tessuto culturale. Il progetto “L’Aquila città multiverso”, con il quale il capoluogo abruzzese ha ottenuto il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026, invita del resto a considerare la cultura in relazione alla coesione sociale, all’innovazione, al benessere e alla sostenibilità, estendendo lo sguardo dal centro storico ai borghi e alle aree interne dell’Appennino.

È proprio qui che l’esperienza di “Le pietre raccontano” acquista un significato particolare. L’Aquila possiede oggi un patrimonio che progressivamente torna visibile, accessibile e fruibile dopo anni di cantieri. Ma la vera sfida sarà fare in modo che questa straordinaria stagione di recupero non rimanga soltanto un capitolo della ricostruzione post-sismica. Le chiese, i palazzi, le opere d’arte e gli spazi restituiti devono poter generare nuova cultura, formazione e appartenenza.

Il confronto tra il Soprintendente e il Vicesindaco consentirà per questo di mettere in dialogo due responsabilità differenti e complementari: quella della tutela e della conservazione e quella della vita pubblica della città. Custodire significa conoscere e proteggere; valorizzare significa anche rendere i luoghi accessibili, inserirli nella vita ordinaria, costruire relazioni tra istituzioni, cittadini, studiosi e visitatori. L’anno da Capitale della Cultura può diventare allora non un punto di arrivo, ma una tappa capace di lasciare processi duraturi.

È anche la prospettiva che da tempo orienta l’attività dell’ISSR “Fides et Ratio”, dove all’insegnamento e alla ricerca si affianca una particolare attenzione alla conoscenza e alla tutela del patrimonio ecclesiastico, consolidata anche attraverso la Scuola di Alta Formazione in Beni Culturali Ecclesiastici.

“Le pietre raccontano” continua così il suo cammino. Dopo aver ascoltato ciò che raccontano alcuni dei grandi edifici restituiti all’Aquila, il nuovo appuntamento invita a domandarsi quale storia saremo capaci di scrivere attraverso di essi. Perché le pietre custodiscono il passato, ma una città che sa comprenderle può trasformarle anche in una promessa per il futuro.

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