Don Antonio Mazzi, il prete degli ultimi. L'Aquila ricorda un amico della rinascita

23 ore ago

Don Antonio Mazzi

Si è spento nella serata di ieri, a Milano, all'età di 96 anni, don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Comunità Exodus. Con lui la Chiesa italiana perde una delle figure più significative dell'impegno educativo e sociale degli ultimi decenni, capace di fare dell'incontro con gli ultimi non soltanto una scelta pastorale, ma il cuore stesso del proprio ministero sacerdotale.

Per oltre quarant'anni don Antonio Mazzi ha camminato accanto ai giovani segnati dalle dipendenze, dall'emarginazione e dalla solitudine, costruendo con Exodus un modello educativo fondato sulla fiducia nella persona, sulla condivisione della vita, sul lavoro e sulla responsabilità. Era convinto che nessuno dovesse essere identificato con il proprio errore e che ogni uomo conservasse sempre una possibilità di rinascita. Per questo ripeteva spesso di non aver salvato lui i ragazzi, ma di essere stato salvato proprio da loro.

La sua intuizione educativa è stata rivoluzionaria. In un tempo nel quale la tossicodipendenza veniva affrontata soprattutto come un problema sanitario o di ordine pubblico, don Mazzi comprese che dietro ogni dipendenza esisteva anzitutto una persona ferita, bisognosa di essere ascoltata e riconosciuta. Prima ancora del problema vedeva il volto del ragazzo, prima ancora del peccato vedeva la dignità della persona. Era questo il cuore del suo metodo educativo: costruire relazioni autentiche, capaci di restituire speranza e futuro.

Negli ultimi anni aveva anche colto con lucidità come le nuove povertà giovanili non fossero soltanto quelle della droga, ma quelle di una diffusa mancanza di senso, della solitudine, della fragilità affettiva e dell'assenza di speranza. Per questo chiedeva una Chiesa e una società capaci di arrivare "prima", attraverso un'educazione preventiva, la presenza nei territori e la vicinanza concreta alle famiglie.

Anche L'Aquila conserva un ricordo vivo e riconoscente di don Antonio Mazzi. Il suo legame con il capoluogo abruzzese nacque nei giorni drammatici successivi al terremoto del 6 aprile 2009, quando volle manifestare concretamente la propria vicinanza alla popolazione colpita dal sisma, offrendo sostegno umano e particolare attenzione ai giovani segnati da quella tragedia. Negli anni successivi mantenne un rapporto costante con il territorio aquilano, richiamando spesso l'attenzione sulla necessità di non dimenticare le comunità ferite e di continuare ad accompagnare quanti portavano ancora dentro di sé le conseguenze di quella ferita.

Un momento particolarmente significativo di questo rapporto fu la sua presenza alla Perdonanza Celestiniana del 2019, quando la Fondazione Exodus ricevette il XVII Premio Rotary Perdonanza. In quell'occasione L'Aquila volle riconoscere pubblicamente il valore del suo instancabile impegno educativo e sociale a favore dei giovani e dei più deboli, inserendo la sua testimonianza nel solco della cultura del perdono e della riconciliazione che caratterizza la Perdonanza Celestiniana.

Anche l'arcivescovo metropolita dell'Aquila, mons. Antonio D'Angelo, si unisce alla preghiera unanime della Chiesa italiana e al sentimento di gratitudine per la testimonianza sacerdotale ed educativa di don Antonio Mazzi, ricordando con riconoscenza la vicinanza che il fondatore di Exodus ha sempre manifestato nei confronti della città dell'Aquila. La sua presenza nel capoluogo abruzzese, in occasione della Perdonanza Celestiniana del 2019, non fu soltanto la partecipazione a un importante appuntamento ecclesiale, ma rappresentò anche un momento di profondo confronto con la Chiesa aquilana. In quella circostanza don Mazzi ebbe modo di conoscere il cammino pastorale che l'Arcidiocesi stava portando avanti durante l'episcopato del cardinale Giuseppe Petrocchi attraverso la Pastorale dell'Emergenza e il progetto "Terremoto dell'Anima", nato per accompagnare nel tempo le famiglie delle vittime del sisma del 6 aprile 2009 e tutte quelle persone che continuano a portare nel cuore le ferite di quella tragedia.

Don Antonio Mazzi apprezzò profondamente questo percorso pastorale, riconoscendovi una visione molto vicina alla propria esperienza sacerdotale ed educativa. Era infatti convinto che la ricostruzione di una comunità non potesse limitarsi agli edifici o alle infrastrutture, ma dovesse raggiungere anzitutto le persone, le loro relazioni e le ferite interiori lasciate dagli eventi della vita. L'attenzione costante alle vittime, l'accompagnamento delle famiglie e la cura delle fragilità rappresentavano, anche per lui, il modo più autentico di rendere presente il Vangelo della misericordia.

Mons. D'Angelo, nel ricordarne oggi la figura, affida don Antonio Mazzi alla misericordia del Signore e ringrazia Dio per il dono della sua vita, interamente spesa al servizio degli ultimi. La Chiesa aquilana conserva viva la memoria della sua vicinanza e della sua partecipazione al cammino di rinascita della città, riconoscendo nella sua testimonianza sacerdotale un incoraggiamento a proseguire quell'opera di ascolto, accompagnamento e speranza che continua ancora oggi attraverso la Pastorale dell'Emergenza e il progetto "Terremoto dell'Anima".

Il cordoglio espresso dalle istituzioni conferma la statura umana e civile di don Mazzi. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato come un sacerdote che ha dedicato l'intera esistenza agli ultimi, ai fragili, ai poveri e ai giovani, offrendo una testimonianza coraggiosa di impegno sociale, educativo e umano. Anche la Fondazione Exodus, annunciandone la morte, ha parlato della scomparsa di un padre che ha trasformato la strada in un luogo di rinascita e di speranza per migliaia di giovani e per le loro famiglie.

La sua eredità va ben oltre le numerose comunità Exodus presenti in Italia e nel mondo. Rimane uno stile pastorale che continua a interrogare anche oggi la Chiesa: quello di un sacerdote che non ha mai separato l'annuncio del Vangelo dalla prossimità concreta alle persone. Don Antonio Mazzi ha insegnato che la misericordia non è un principio astratto, ma un modo di abitare le periferie dell'esistenza, riconoscendo in ogni persona una dignità che nessuna fragilità può cancellare.

La città dell'Aquila, che lo ha conosciuto e accolto come amico nei momenti più difficili della propria storia recente, custodisce oggi il ricordo riconoscente di un sacerdote che ha saputo trasformare il dolore in speranza e l'incontro con gli ultimi in una autentica testimonianza evangelica.

Sintesi SEO
L'Aquila ricorda Don Antonio Mazzi sacerdote degli ultimi e testimone di speranza per tante generazioni.

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