Il Signore ci sceglie … dov’è il nostro cuore?

3 settimane ago

«Il Signore ci sceglie. A chi affidiamo il nostro cuore? È la riflessione-domanda che ha costituito il fulcro della omelia del Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini, che questa mattina – memoria liturgica di santa Scolastica – ha tenuto, presiedendo la celebrazione eucaristica sulla tomba di san Francesco, nella Basilica a lui dedicata in Assisi (PG). Fra Roberto Genuin ha introdotto la santa messa, proprio con un riferimento alla sorella del Patriarca d’Occidente san Benedetto, la cui intercessione «ci conceda di volare verso Dio».

Rivolto, particolarmente, ai Cappuccini della Provincia Serafica Immacolata Concezione, che stanno celebrando il loro II Capitolo Provinciale Ordinario ed Elettivo, il Generale ha affermato: «I cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ti ho costruito. La Parola di Dio di questi giorni ci racconta come Salomone sia chiamato a costruire la casa del Dio d’Israele. Ma come costruire una casa per il nostro Dio, che non ha altri pari né nei cieli né sulla terra? Credo che ciascuno di noi sappia molto bene quanto poco possiamo fare noi per costruire la casa di Dio. È piuttosto Lui che costruisce la casa per sé: è Lui che ci dà la vita e ogni cosa, che ci sceglie in modo irrevocabile. Sceglie proprio noi, sceglie proprio me. Forse non ce ne rendiamo conto, o non ci crediamo fino in fondo, sapendo di quanta fragilità, inconsistenza e incoerenza siamo fatti. Ma le nostre incredulità e perplessità non scalfiscono minimamente la fedeltà di Dio verso la sua creatura, nei confronti della quale l’Altissimo mantiene un’alleanza eterna. Il Signore, cioè, volge dall’eternità il suo cuore a noi miseri, fino a farsi coabitante con noi su questa terra. Il Signore abita tra noi, oggi».

Fra Roberto – con le proprie riflessioni maturate dalla liturgia del giorno – ha sottolineato ulteriormente: «San Francesco questo lo aveva capito, ed è stato il primo, fondamentale tratto della sua formidabile esperienza: Dio desidera abitare tra gli uomini. Qui allora si incontrano il nostro irrinunciabile desiderio di vita, di speranza, di risurrezione, e il suo mettersi gratuitamente a nostra disposizione. Dio con noi. Allora la nostra voce diventa supplica vera: per noi, per la nostra fraternità, per la Provincia, per l’Ordine, per la Chiesa. Volgiti, Signore, alla preghiera del tuo servo. Ascolta la nostra supplica. Ascolta la voce e la preghiera che oggi innalziamo davanti a te. Tieni aperti i tuoi occhi notte e giorno verso di noi, verso questa casa che hai scelto e della quale hai detto: “Là sarà il mio nome”».

Il nostro Ministro Generale ha riportato l’assemblea alla centralità della vita: «È una questione di cuore: là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. Di per sé non erano cattive le disposizioni che prevedevano un po’ di igiene prima di prendere il cibo e negli oggetti usati per prenderlo; ma non sono disposizioni assolute. Di per sé non è una scelta cattiva che il monaco non resti fuori dal suo monastero durante la notte, anzi; ma non è un precetto assoluto. Ciò che determina in modo completamente decisivo la nostra vita di uomini e di religiosi è dove mettiamo il cuore. Metterlo solo sulle labbra è insufficiente. Occorre imparare a piegare il cuore verso gli insegnamenti del Signore, chiedergli che la sua grazia determini i nostri pensieri, i nostri progetti, le nostre scelte. Chiediamoglielo per questa prova, per noi. Allora potranno anche scoppiare potenti uragani in tempi di siccità e di arsura. Chiediamo oggi, per l’intercessione di Francesco, un po’ più di stupore per la benevolenza che il Signore riserva a ciascuno di noi miseri. Chiediamogli di accorgerci di più della sua vicinanza nel faticoso e bello cammino delle nostre vite e delle nostre attività. Invochiamo che ponga il suo nome e la sua casa tra di noi».

A noi vengono affidate le seguenti esortazioni finali: «Chiediamogli che ci aiuti a rendere coerente la nostra professione di fede con l’effettiva adesione cordiale di ciascuno di noi. Osiamo un po’ credere alla speranza che ci guida, e il Signore ci doni occhi capaci di vedere la bellezza dell’anima che sa alzarsi lieve verso Colui che è – come dice Francesco – ogni bene, tutto il bene, il sommo bene».

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