LA CEDU e l’eutanasia forzata: quando la negazione dell’essere diventa un diritto dei medici.
4 giorni ago

Recentemente la Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai familiari di un uomo francese che, trovandosi in stato vegetativo permanente in conseguenza di un terribile incidente, era stato sottoposto ad eutanasia forzata nonostante avesse espressamente chiesto nelle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) di essere mantenuto in vita anche in caso di stato vegetativo, i medici avevano proceduto alla morte medicalmente assistita dichiarando che la richiesta del paziente e dei familiari era “manifestamente inappropriata” ai sensi della legge francese Loi Clays-Leonetti che ammette tale possibilità qualora le indicazioni delle DAT confliggano con la situazione clinica del paziente. In sostanza la Corte al diritto alla vita ha anteposto il diritto del medico a sospendere i trattamenti di sostegno vitale a prescindere dalle volontà espresse nel biotestamento. Questa sentenza ci interroga anzitutto sul valore reale delle DAT, dal momento che non tutelano le volontà della persona dalle scelte operate dai medici, tanto in caso di accanimento terapeutico quanto in caso di interruzione del sostegno vitale ed ora anche in quello, terribile, di attuazione del protocollo di morte medicalmente assistita contro la volontà del paziente. Essendo quindi il medico il soggetto preposto a dare le carte sul tavolo della vita in un modo o nell’altro, è legittimo chiedersi quale sia la sensibilità etica del singolo medico coinvolto in un processo decisionale di tale portata ed anche se nel background formativo dei medici sia dato il giusto valore all’insegnamento della bioetica, in un momento storico in cui l’insegnamento della medicina è fortemente polarizzato in senso scientista, relegando i temi del biodiritto in un ambito facoltativo, complementare. E’lecito anche chiedersi se i giudici abbiano approfondito questi aspetti o si siano limitati nella loro riflessione al contesto strettamente legalistico. Il sospetto è che dietro la decisione della Corte ci sia un avallo della verità intensa come consenso verso una dittatura del relativismo assoluto a riprova dell’ostinazione delle elite intellettuali dell’occidente nel traghettare l’opinione pubblica lungo la strada della legittimazione di una rivoluzione nichilista caratterizzata dell’odio verso l’essere metafisico e attuata spacciando per diritto tutto ciò che riduce l’uomo a semplice entità biologica, negandone la sua dimensione spirituale.
La capitale importanza della dimensione metafisica dell’essere umano ne fa l’obiettivo principale di una strategia che mira, difendendo surrettiziamente diritti e libertà individuali, ad adescare l’opinione pubblica e, riducendo la dimensione spirituale ad affare privato di natura emozionale e psicologica, vorrebbe disconoscere il ruolo guida della spiritualità cristiana per la comunità occidentale e non solo. L’uomo di ieri come quello di oggi, a fronte dei limiti della sua razionalità, al netto di quelli che sono stati i progressi scientifici, sociali e culturali della civiltà umana, da migliaia di anni imbocca la strada distorta della arroganza in nome dell’arbitrio. Mai però si era assistito al tentativo organizzato, sistematico di distruggere il legame tra spiritualità ed umanità, utilizzando anche lo strumento legislativo per negarne il diritto ad esistere. Le motivazioni della sentenza della CEDU non solo testimoniano il fondo di arroganza razionalista di uomini che per semplice ignavia si fanno segretari dell’opinione dominante, legittimando il progetto nichilista volto alla dissoluzione dei valori assoluti, alla riduzione della dimensione interiore dell’uomo a livello emozionale od al più sentimentale, alla sostituzione della verità con il consenso ed in fondo volto a rendere il senso della vita un prodotto variabile.
E’ innegabile che l’eutanasia forzata ammessa dalla Corte comporta la distruzione della stessa libertà personale e che consiste quindi in un abuso arbitrario privo di senso pur volendo vestire i panni del fondamentalismo libertario laico. In definitiva la scioccante sentenza della Corte Europea di Strasburgo dichiarando legittima l’eutanasia forzata praticata dai medici francesi dimostra che la stolta deriva nichilista nel suo dilagare diviene dittatura illiberale per chi vuole vivere anche nelle sofferenze, costringendo all’eutanasia anche coloro i quali hanno chiesto di poter essere fino alla fine parte dell’immensa sinfonia orchestrata dalla Verità.

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