La nuova creazione. La solennità di san Pietro Celestino

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La solennità del nostro santo Compatrono della Città di L’Aquila è stata celebrata – particolarmente – ieri alle ore 18.00, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, con la celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Arcivescovo Metropolita monsignor Antonio D’Angelo. Sua Eccellenza, durante l’omelia, ha indicato Celestino V quale testimone di quella «rigenerazione del mondo» (Mt 19,28), proclamata da Gesù; sottolineando: «Questa parola ha attraversato la sua vita, la sua esistenza. Interessante la domanda che Pietro fa a Gesù: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Che cosa dunque ne otteniamo?” Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito.

A questa domanda di Pietro, Gesù risponde subito: “In verità vi dico, voi che mi avete seguito, nella nuova creazione”; Gesù subito dà l’indirizzo di questa sequela: entrare nella dinamica della nuova creazione. Allora lasciamo tutto! E – rimane centrale – questa spogliazione di sé, che non è una perdita, ma è un ritrovare. È necessario fare questo passaggio nella propria vita, nel proprio cammino di fede: poter spogliarsi perché possiamo essere rivestiti nuovamente di questa creazione.

E noi, come credenti – stiamo ancora nel tempo della Pasqua – celebriamo il mistero della resurrezione di Gesù; siamo inseriti in questa vita nuova di Dio. E questa è l’attenzione che costantemente la nostra persona deve avere. Non guardare quello che lascia o quello che perde, ma saper orientare il proprio sguardo a ciò che deve conquistare, possedere, vivere. Quindi avere una prospettiva della vita propositiva. E qui in qualche modo Gesù dice a Pietro di cambiare prospettiva, di non fermarsi sulla logica di quello che lascia, ma di aprirsi alla logica di quello che è chiamato ad avere, a possedere, a raggiungere».

D’Angelo, guardando alla santità del nostro Santo Pontefice, ha indicato ai fedeli presenti alla celebrazione la meta del cammino umano e in Dio: «Questa è la vita della nuova creazione. E credo che questo è quello che San Pietro Celestino ha vissuto per tutta la sua vita. Ha maturato questa dinamica della spogliazione che rinnova, che trasforma, che forgia una nuova esistenza.

E dentro questo mistero così profondo che lui ha vissuto, soprattutto negli anni in cui è stato in preghiera e silenzio, nei suoi luoghi isolati per incontrare, vivere questa esperienza personale, profonda con il Signore, questa maturazione poi gli ha permesso di avere quella libertà di vita, quella libertà del cuore, perché questo è quello che credo ogni persona deve cogliere dentro la propria esistenza: la libertà del cuore, di non rimanere impigliato. Ecco, la spogliazione consiste in questo: innanzitutto nel conquistare quella libertà della vita, senza lasciarsi tenere da legami, di qualsiasi tipo, da qualsiasi elemento, perché così si può vivere la vita fino in fondo. È dentro questa dinamica che San Pietro Celestino ha potuto dire di sì nel momento in cui gli è stato proposto di salire al soglio pontificio. Ha saputo dire di sì anche quando si è reso conto che non riusciva a portare avanti questa missione. E quindi in uno stile di semplicità e di povertà di vita, lasciandosi leggere dalla storia che stava vivendo, ha saputo dare la risposta giusta al momento giusto. Ecco allora questa maturazione che siamo chiamati anche noi a fare nel nostro percorso di fede, aiutati dalla testimonianza di questi Santi. Anche noi siamo chiamati a fare questo percorso perché possiamo essere pronti a dare la risposta giusta quando la storia ci interpella.

Ci interpella a livello personale, comunitario, quando abbiamo qualche responsabilità comunitaria, pubblica. Tuttavia, possiamo rispondere puntualmente, avendo questa libertà, avendo maturato questa libertà. E allora Paolo, che ci invita ancora in questa parola che abbiamo ascoltato, afferma che noi siamo chiamati ad essere graditi a Dio. Dice Paolo: “Non sono venuto tra voi ai primi con la sapienza umana ad annunciarvi la parola, ma con la potenza divina”. La santità che questi testimoni ci trasmettono è proprio questo: ci riportano a rifocalizzare il nostro sguardo proprio sulla potenza di Dio che è presente, che opera. Non sulla sapienza dell’uomo, che tante volte può orientarsi verso quell’atteggiamento di superbia, di saggezza, di superiorità. Ma invece rivestirsi di quella semplicità, di quell’umiltà dove è la potenza di Dio, la potenza dell’amore di Dio che poi lascia il segno. San Celestino si è lasciato toccare da questa potenza, per questo ha lasciato questo segno ancora valido per noi oggi. Perché il segno dell’amore di Dio è un segno indelebile, non si cancella mai. E chi si lascia segnare da questo amore è veramente un testimone di qualcosa di rivoluzionario, di questa nuova creazione. E come vivere questo cammino, questo percorso, ce lo suggerisce molto semplicemente il testo che si legge quando proprio all’inizio, il primo versetto che abbiamo ascoltato dice così: “Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dagli uomini e gradito a Dio”. Com’è bello ripensare a questo stile di vita, di modestia: saper riconoscere quello che si è. Quella spogliazione è un po’ questo fare anche verità con se stessi, ricercare quella onestà, quella realtà con se stessi. Perché proprio questa modestia diventa autorevole. L’autorevolezza scatta proprio se siamo attraversati da questa sincerità e questa lealtà. Allora anche noi, stimolati da questa testimonianza di san Celestino, da questa parola che abbiamo ascoltato, anche noi, possiamo lasciarci interrogando il Signore: “Abbiamo lasciato tutto?”. Magari noi non diciamo questo, ma diciamo: “Signore, sono fedele negli impegni, nei voti religiosi, nella mia partecipazione liturgica all’Eucaristia, l’ascolto della Parola, eccetera, eccetera, la celebrazione dei Sacramenti”. Ma cosa rimane prioritario? E allora Gesù ci risponderà: “In questo cammino che stai facendo sei inserito nella nuova creazione. È a questo che devi guardare, è questo che devi coltivare nella tua quotidianità”. Allora con modestia, con semplicità, scriviamo ogni giorno questa storia nuova, a partire da questo cammino, quest’arte continua di spogliazione per conquistare quella libertà del cuore che ci permette di riconoscere, di cogliere dove il Signore ci porta, come ha fatto san Celestino. Al momento opportuno ha saputo dare le sue giuste risposte o citare i momenti più significativi della sua vita. Ma nel corso della sua vita ci sono tante altre di queste testimonianze dove ha saputo costruire il suo percorso, ma ha costruito anche un percorso per la comunità di monaci che ha fondato, così come in tanti luoghi dove poi si è stabilito e anche lì ha costruito, non solo fisicamente delle strutture, anzi quasi niente, ma ha costruito questa dinamica di questo rapporto, questo silenzio, questo incontro con il Signore che dona la libertà alla vita e dona una vera vita».

L’Arcivescovo attinge – dunque – dalla testimonianza di san Pietro Celestino: la sequela del Signore, il cammino di spoliazione e di libertà interiore, un diverso cambio di prospettiva sulle dinamiche della vita, il valore della sapienza divina rispetto alla saggezza umana; e li consegna ai fedeli quali capisaldi del proprio vissuto di fede.

Nella Sequenza a san Pietro Celestino abbiamo pregato insieme: «O Pietro, splendore di umiltà, rimani con noi; con la tua preghiera tieni lontano le macchie dell’anima, risana i flagelli delle malattie. Il Principe della pace, ci doni la pace; ci mandi il fuoco dello Spirito santo, e c’innalzi al cielo»; confidiamo nella sua intercessione per il bene di ciascuno.

 

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