La vittoria di Cristo sulla morte, nell’Angelus di papa Leone XIV

1 mese ago

«In questa quinta domenica di Quaresima, nella Liturgia viene proclamato il Vangelo della risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). Nell’itinerario quaresimale, questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo». Nella consueta preghiera domenicale dell’Angelus, il Vescovo di Roma Leone XIV riprende le parole – ricche di speranza – che Gesù rivolge a Marta, sorella di Lazzaro di Betania: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26); e le consegna ai cristiani di oggi.

Le riflessioni del Pontefice approfondiscono la vita di fede: «La Liturgia ci invita così a rivivere in questa luce, nella Settimana Santa ormai imminente, gli eventi della Passione del Signore – l’ingresso a Gerusalemme, l’ultima Cena, il processo, la crocifissione, la sepoltura – per coglierne il senso più autentico e aprirci al dono di grazia che racchiudono. È infatti in Cristo Risorto, vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del Battesimo, che tali avvenimenti trovano il loro compimento, per la nostra salvezza e pienezza di vita. La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa. Niente di finito può estinguere la nostra sete interiore, perché noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui».

La parola del Santo Padre invita ciascuno a fidarsi di Dio e della Sua Rivelazione; e ad aprire il cuore a Suo Figlio Gesù: «Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine. Anche a noi Gesù grida: “Vieni fuori!” (Gv 11,43), spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura».

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