L’Aquila e la Candelora: una luce che abbraccia la memoria
1 mese ago

L’Aquila, 2 febbraio 2026 - La Candelora, celebrata il 2 febbraio, è una delle feste più antiche e simboliche del calendario cristiano. È il giorno in cui la Chiesa ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio, e in cui la luce delle candele benedette diventa segno di attesa compiuta, di speranza che prende forma, di una promessa che entra nella storia.
A L’Aquila, però, questa luce parla anche di una ferita profonda, di una memoria che non ha mai smesso di abitare il cuore della città. Il 2 febbraio 1703, un terremoto di inaudita violenza colpì L’Aquila e il suo territorio, causando una distruzione vastissima e un numero altissimo di vittime. Fu un evento che cambiò per sempre il volto urbano, sociale e spirituale della città, lasciando un segno che ancora oggi continua a parlare.
Da quella tragedia nacque la volontà di affidare alla preghiera e alla pietra il ricordo delle anime perdute. È in questo contesto che venne edificata la chiesa di Santa Maria del Suffragio, da sempre chiamata dagli aquilani “chiesa delle Anime Sante”: non solo un edificio sacro, ma un luogo dell’anima collettiva, dove il dolore si è trasformato in affidamento e memoria condivisa. Nata come voto collettivo per le vittime del sisma del 1703, è divenuta nel tempo un luogo identitario, dove la fede incontra la storia e la pietra si fa testimonianza.
Dopo il terremoto del 2009, questo legame si è rinnovato con forza. La ricostruzione della chiesa e l’apertura della Cappella della Memoria hanno ampliato il significato del luogo, trasformandolo in uno spazio che accoglie il dolore di ieri e di oggi, unendo le vittime di tutti i terremoti in un’unica preghiera silenziosa.
Oggi, nella chiesa di Santa Maria del Suffragio si rinnoverà questo legame profondo attraverso la celebrazione di due Sante Messe in ricordo delle vittime del terremoto, alle ore 11.00 e alle ore 18.30, momenti di raccoglimento che intrecciano fede, storia e identità cittadina.
Non è un caso, infine, che all’Aquila le festività del Carnevale non abbiano mai inizio il 2 febbraio, ma dal giorno successivo, con la festività di San Biagio. Una scelta che non nasce da consuetudine formale, ma da rispetto profondo per le vittime del terremoto del 1703, a conferma di una coscienza collettiva che ha saputo trasformare il dolore in identità. Oggi la festa lascia spazio al silenzio, al rispetto e alla memoria. Solo dal 3 febbraio la città potrà riprendere il tempo della leggerezza, come se la storia ci avesse insegnato a separare il momento della gioia dalla consapevolezza.
Il terremoto del 1703 non lasciò traccia soltanto negli edifici e nella memoria spirituale, ma anche nei simboli civici della città. Fu allora che L’Aquila abbandonò i colori medievali del rosso e del bianco, di derivazione imperiale, per adottare il nero e il verde, divenuti da quel momento i colori ufficiali del vessillo cittadino. Il nero come segno di lutto permanente per le innumerevoli vittime; il verde come simbolo di speranza, rinascita e della natura che circonda e sostiene la città. Una scelta non contingente, ma plurisecolare, che ha attraversato i secoli come gesto identitario e spirituale.
Quando, al termine del lungo restauro che fu necessario dopo il tragico sisma del 6 aprile 2009, la chiesa di Santa Maria del Suffragio tornò a vivere, e nel giorno della sua inaugurazione, il 6 dicembre 2018, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Piazza Duomo si riempì di migliaia di persone, di vibranti emozioni, di luce. E le centinaia di palloncini neroverdi liberati nel cielo diventarono un gesto semplice e potentissimo: memoria che sale nel cielo e speranza che resta tra noi concittadini.
Ancora oggi, nel giorno della Candelora, quella luce continua ad accendersi. Non per cancellare il dolore, ma per abbracciarlo. Perché a L’Aquila la memoria è una presenza viva, che educa, unisce e rinnova. La Candelora diventa così, una festa della luce che non rimuove le ombre, ma le attraversa. Una luce che non cancella la memoria, ma la custodisce. Una luce che, proprio dal lutto, continua a generare speranza.








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