Concerto per i 30 anni del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: Uto Ughi e i Solisti Aquilani

7 mesi ago

Ieri pomeriggio, alle ore 18:00, l’Auditorium del Parco progettato da Renzo Piano – incastonato nel Parco del Castello dell’Aquila – ha ospitato un evento straordinario: il concerto dei Solisti Aquilani con il celebre violinista Uto Ughi, in occasione del 30° anniversario del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Un concerto, organizzato dal Presidente del Parco, dott. Tommaso Navarra, e dalla direttrice dott.ssa Elsa Olivieri, che si è fatto omaggio, celebrazione e importante momento di riflessione.

Questa ricorrenza è stata molto più di un traguardo amministrativo: è stata un richiamo profondo al valore della tutela ambientale, oggi più che mai urgente. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla fragilità degli ecosistemi, i parchi nazionali rappresentano veri presìdi di biodiversità, memoria e speranza. Sono spazi sacri dove la natura può parlare al cuore dell’uomo e dove il concetto di sviluppo sostenibile trova applicazione concreta.

Ed è proprio questo spirito ad aver animato il concerto: la musica, linguaggio universale dell’anima, si è intrecciata al paesaggio e alla missione etica del Parco. I Solisti Aquilani, eccellenza del panorama musicale italiano e orgoglio aquilano, si sono distinti ancora una volta per la loro straordinaria competenza e per la sensibilità culturale che li ha contraddistinti negli anni, e che ha portato il loro Direttore Artistico, Maurizio Cocciolito, ad aderire con convinzione a questa importante iniziativa che ha unito arte e impegno civile.

La loro presenza al concerto di ieri non è stata solo artistica, ma profondamente simbolica. Nel novembre 2018, infatti, i Solisti Aquilani – con il violino solista e la direzione di Daniele Orlando – hanno pubblicato un CD delle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi con l’obiettivo di lanciare un messaggio ambientalista e promuovere una maggiore consapevolezza sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente, attraverso un “chiaro-scuro sonoro” che evidenzia il contrasto tra la natura incontaminata descritta da Vivaldi e la natura violata dall’intervento umano.

Protagonista della serata è stato il celebre violinista Uto Ughi, maestro riconosciuto a livello internazionale, che ha incantato la platea donando la sua arte con passione, talento ed eleganza. Il programma del concerto ha offerto brani capaci di evocare emozioni, paesaggi interiori e legami profondi con la terra e la bellezza: dal Concerto per violino in la minore di Johann Sebastian Bach al Concerto per violino in mi minore di Antonio Vivaldi.

I due bis eseguiti dai Solisti Aquilani e dal Maestro Ughi, tratti dalle Quattro Stagioni, hanno regalato momenti di altissima poesia e vibranti emozioni, con virtuosismi impetuosi, passionali ed eleganti: il Largo dell’Inverno, che evoca il dolce tintinnio della pioggia che cade sul tetto, mentre si aspetta in casa, davanti al fuoco del camino, che passi la tempesta; il Presto, terzo movimento dell’Estate, che nella sua impetuosità musicale rievoca la forza dirompente di un temporale estivo.

Uto Ughi ha salutato con viva emozione il pubblico aquilano, che si era alzato in piedi in una standing ovation, per ringraziarlo con uno scrosciante applauso. Il Maestro ha ricordato come il celebre pianista polacco-statunitense Arthur Rubinstein, ogni volta che veniva in Italia, amasse suonare a L’Aquila, esprimendo pubblicamente il suo apprezzamento per una città che – a suo dire – vantava il pubblico più sensibile che avesse mai incontrato, grazie all’attività culturale della sua società musicale. Ughi, commosso, ha confermato quanto espresso da Rubinstein, ringraziando di cuore gli spettatori aquilani.

I Solisti Aquilani hanno chiuso il concerto con celebri brani di Wolfgang Amadeus Mozart, tra cui il gioioso tema dell’Allegro e il vivace Rondò della Serenata in sol maggiore K525, tra i motivi più riconoscibili e amati al mondo.

Celebrando il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, questo evento ci ha ricordato che ambiente e cultura non sono mondi separati, ma due aspetti di una stessa responsabilità: custodire ciò che ci è stato donato, affinché continui a ispirare e a nutrire le generazioni future.

Chi salva la natura, salva anche l’anima dell’uomo. E la musica, oggi più che mai, ci insegna come farlo.

 

 

 

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