Papa Leone a Istanbul incontra la comunità siriaca ortodossa
5 mesi ago

Nella cattedrale siriaca di Istanbul dedicata a Sant’Efrem il Siro, prima chiesa cristiana costruita in Turchia dal XIX secolo, il Papa e il Patriarca Ignazio Efrem II rinnovano il cammino verso l’unità, la pace e la tutela dei cristiani perseguitati
Una visita storica nella cattedrale di Mor Ephrem
Il 29 novembre 2025 Papa Leone XIV è entrato nella Cattedrale siriaca ortodossa di Mor Aphrem (Sant’Efrem) a Istanbul, accolto da un clima di intensa emozione spirituale. Ad attenderlo c’era Sua Santità il Patriarca Ignazio Efrem II, insieme al Patriarca Ecumenico Bartolomeo e ai capi delle Chiese e delle Comunioni cristiane mondiali, riuniti per un grande incontro ecumenico nel cuore della città sul Bosforo.
La celebrazione si è svolta in un luogo altamente simbolico: la Cattedrale di Mor Aphrem, la prima chiesa cristiana costruita in Turchia dal XIX secolo, edificata su un terreno donato dalla Chiesa cattolica e grazie agli sforzi congiunti del Patriarca Bartolomeo e dello stesso Patriarca Aphrem II. Una testimonianza vivente di dialogo, cooperazione e fiducia reciproca tra le comunità cristiane di Turchia, come risposta al progressivo esodo della comunità siriaca dei loro luoghi d’origine.
Al fianco del Patriarca erano presenti gli arcivescovi Mor Philoxenus Yusuf Cetin, Mor Timotheos Samuel Aktas, Mor Philoxenus Saliba Ozmen, Mor Gregorius Malke Urek e Mor Joseph Bali, che accompagnano da anni la cura pastorale della comunità siriaca tra Istanbul, Ankara, Izmir, Turabdin, Mardin, Diyarbakir e Adiyaman.
L’incontro, che si inserisce nel contesto delle celebrazioni del 1700º anniversario del Concilio di Nicea, ha rappresentato uno dei momenti più significativi del viaggio apostolico di Papa Leone XIV, dedicato alla memoria del Credo niceno e alla ricerca della piena comunione tra i cristiani.
Nel suo intervento, il Patriarca Ignazio Efrem ha accolto con “profonda gioia spirituale” Papa Leone XIV nella cattedrale, ricordando il valore storico della chiesa di Mor Aphrem, costruita grazie alla collaborazione interecclesiale e riconosciuta dal governo turco come segno di rispetto verso tutte le comunità religiose; ha quindi sottolineato il significato della presenza del Papa nel contesto del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, evocando la tradizione siriaca che vede Sant’Efrem e il vescovo Giacobbe di Nisibi presenti al primo concilio.
Il Patriarca ha poi ribadito che il Credo niceno non è un testo del passato, ma cuore pulsante della fede di oggi, che unisce le Chiese anche dopo secoli di divisione; se è dolorosa la storia delle separazioni cristiane, ci sono stati e continuano ad aver luogo passi concreti - compiuti da Roma e dalla Chiesa siriaca - verso la riconciliazione: dai dialoghi teologici agli accordi cristologici, fino alla difesa congiunta dei cristiani perseguitati. Infine, Ignazio Efrem ha indicato le priorità comuni: pace, giustizia, difesa della vita, tutela delle minoranze cristiane in Medio Oriente, libertà di coscienza e sostegno alla famiglia, concludendo il discorso citando la chiosa del bellissimo Inno 72 sulla fede di Sant’Efrem il Siro, una preghiera per l’unità e la riconciliazione delle Chiese.
Traduzione del discorso del Patriarca Mor Ignatius Aphrem II
Santità,
Beatitudini, Eminenze, Eccellenze,
clero venerato, illustri ospiti, cari fratelli e sorelle,
Con profonda gioia spirituale do il benvenuto a Vostra Santità nella Cattedrale siriaca ortodossa di Sant’Efrem qui a Istanbul. Ci riuniamo in questa cattedrale che non è solo una casa di culto, ma un simbolo di speranza. È la prima chiesa cristiana costruita in Türkiye dalla metà del diciannovesimo secolo, edificata su un terreno donato dalla Chiesa cattolica e grazie agli sforzi di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e miei. La sua stessa esistenza riflette la perseveranza dei nostri fedeli e la buona volontà del governo turco, che riconosce la dignità di ogni comunità religiosa in questa terra.
Santità,
Mentre ci raduniamo sotto la sua cupola, la vostra presenza in questa cattedrale – dedicata a Sant’Efrem il Siro, un pilastro della nostra tradizione siriaca – durante la vostra visita apostolica per commemorare il 1700º Giubileo del Concilio di Nicea, assume un significato particolare. Secondo la tradizione siriaca, Sant’Efrem il Siro, diacono di Nisibi e dottore della Chiesa universale, fu uno dei Padri che accompagnarono San Giacobbe, vescovo di Nisibi, al Concilio.
Mentre celebriamo questo giubileo, ci riuniamo non solo come capi di Chiese, ma come fratelli che camminano insieme nel pellegrinaggio del discepolato e sul sentiero verso una più profonda unità, amore reciproco e testimonianza condivisa del Vangelo. Ricordiamo che il Credo formulato a Nicea non è un reperto del passato: è una preghiera che recitiamo ogni singolo giorno. Batte nel cuore di ogni credente che proclama Cristo vero Dio e vero Uomo. Unisce le nostre Chiese anche dove i nostri cammini, in seguito, si sono separati. È un monumento non solo alla chiarezza teologica, ma alla nostra comunione di fede, purtroppo non ancora piena. La chiamata dei Padri di Nicea continua a gravare sulle nostre anime e il sangue dei martiri della Chiesa cristiana reclama unità.
Il nostro incontro avviene a Istanbul, una città che è essa stessa un simbolo di incontro, perché si trova al crocevia tra continenti, civiltà e Chiese. Questa città è stata testimone del fiorire del cristianesimo delle origini, dei concili che hanno plasmato la teologia, del dolore degli scismi e dei passi cauti e speranzosi verso la riconciliazione ai nostri giorni. È un luogo in cui memoria e missione si incontrano. È dunque significativo che, in questo giubileo, ci troviamo a Istanbul, dove così tanto della tradizione cristiana è stata plasmata.
Mentre gli storici continuano a esplorare i dettagli delle diverse tradizioni cristiane, ciò che rimane è chiaro: tutte le tradizioni cristiane fanno risalire le loro radici alla stessa primitiva professione di fede, allo stesso Credo, allo stesso ardente desiderio di preservare l’insegnamento apostolico di fronte alla confusione e alla divisione.
Santità,
Nei lunghi secoli che seguirono, la storia – ferita da complessità politiche, culturali e teologiche – portò a dolorose separazioni tra i cristiani. Eppure, in tempi recenti, rendiamo grazie a Dio perché i muri che un tempo ci dividevano hanno iniziato a crollare.
La Chiesa cattolica romana e la Chiesa siriaca ortodossa hanno coltivato una relazione fondata sul rispetto, sull’onestà e sul sincero desiderio di riconciliazione. Dall’incontro tra Papa Paolo VI e il Patriarca Mor Ignatius Jacob III nel 1971, agli accordi cristologici degli anni ’80 e ’90, i nostri predecessori hanno posto basi solide per una reciproca comprensione, sulle quali continuiamo a lavorare attraverso il dialogo e il ministero pastorale comune, per approfondire l’unità tra le nostre Chiese attraverso accordi congiunti, visite reciproche e la nostra collaborazione per proteggere le comunità cristiane perseguitate e la loro presenza nel mondo.
Credo che il nostro Signore ci chiami a rafforzare il nostro dialogo teologico, affinché le nostre Chiese possano esprimere più chiaramente la comunione già presente tra noi. Siamo chiamati a lavorare insieme per la pace e la giustizia, specialmente in Medio Oriente, dove la presenza cristiana è in pericolo, e a difendere la dignità umana, la libertà di coscienza, la sacralità della vita e la famiglia.
Desidero concludere recitando una preghiera di Sant’Efrem il Siro, implorando l’unità della Chiesa di Cristo:
“Mescola e unisci, Signore, le parti scismatiche.
Riconcilia e guida anche coloro che sono in conflitto.
Da tutte le Chiese, possa sorgere una sola Chiesa della verità.
Possano i suoi figli giusti essere raccolti nel suo grembo,
rendendo grazie per la tua grazia.
Lodi alla tua riconciliazione!”
(Sant’Efrem il Siro, Inni sulla Fede, Inno 52)


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