CEI, “Educare a una pace disarmata e disarmante”, la nuova Nota Pastorale
6 mesi ago

Nella nuova Nota Pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”, la sfida della Chiesa italiana tra diritto, politica e coscienza globale Educare alla pace disarmata: la sfida della Chiesa italiana tra diritto, politica e coscienza globale.
In un mondo attraversato da conflitti che sembrano non conoscere tregua, la Chiesa italiana propone un cammino audace e concreto: educare alla pace disarmata e disarmante, restituendo alla politica e alla società la dimensione etica e umana che troppo spesso sembra smarrita.
La pace non è un ideale astratto né una semplice aspirazione: è un percorso complesso, quotidiano, che coinvolge ogni aspetto della vita personale, sociale e politica. La recente Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, pubblicata il 5 dicembre 2025, traccia una mappa dettagliata di questo cammino, proponendo una visione integrale e trasformativa della pace, fondata sulla nonviolenza, sulla giustizia e sulla cura della dignità umana e del creato. Questa visione si inserisce in un più ampio orizzonte di fraternità globale, in cui la politica internazionale, le istituzioni sovranazionali e la diplomazia non possono limitarsi a gestire conflitti, ma devono promuovere cooperazione, rispetto del diritto internazionale e responsabilità condivisa.
Istituzioni internazionali, un ruolo cruciale per la pace
La CEI richiama l’importanza del multilateralismo e il ruolo delle Nazioni Unite come strumenti di pace. Papa Leone XIV, durante la visita al Presidente Mattarella del 14 ottobre 2025, sottolineava:
«Le sfide complesse del nostro tempo rendono quanto mai necessario che si ricerchino e si adottino soluzioni condivise… implementandone dinamiche e processi, volti a risolvere i conflitti e a favorire lo sviluppo».
L’appello a una riforma delle Nazioni Unite nasce dalla consapevolezza che l’ordine internazionale non può riflettere solo la logica del più forte, ma deve diventare luogo in cui la famiglia umana si mostra come comunità responsabile del bene comune e della cura della Terra.
Famiglia umana, diritto e non-proliferazione nucleare
Una dimensione fondamentale è quella della famiglia umana, concetto caro al Magistero della Chiesa, in cui ogni popolo e ogni cultura portano un tesoro spirituale da valorizzare. Il rispetto reciproco diventa così base per iniziative politiche e diplomatiche orientate a un ordine internazionale giusto.
In quest’ottica, la non-proliferazione delle armi nucleari rappresenta un’urgenza etica. Papa Francesco ricordava che queste armi sono «un moltiplicatore di rischio» e il loro possesso genera ricatto e sfiducia tra i popoli, ostacolando il vero dialogo. Oltre a regolamenti più severi, invitava anche a praticare scelte consapevoli di disinvestimento e obiezione professionale, per ridurre la circolazione di armi e limitare le dinamiche di guerra.
È necessario un impegno internazionale concreto, con istituzioni come le Nazioni Unite rafforzate e riformate, capaci di difendere la pace in modo equo e condiviso.
Pace nella rete, nei media e nella comunicazione digitale
La pace non si costruisce solo sul terreno politico o diplomatico, ma anche nei media e nella Rete, oggi strumenti potentissimi di formazione e manipolazione degli immaginari collettivi. È fondamentale promuovere una comunicazione digitale rispettosa e nonviolenta, contrastando polarizzazione e violenza simbolica, e coltivando spazi di dialogo autentico. Papa Leone XIV invita la Chiesa a offrire la sua dottrina sociale come guida per affrontare la rivoluzione industriale digitale e le sfide dell’intelligenza artificiale, tutelando dignità, giustizia e lavoro.
Pace e ambiente: riconciliare l’umanità con la terra
La quarta dimensione della pace riguarda il rapporto con la terra. La logica che porta allo sfruttamento indiscriminato delle risorse e alla guerra è la stessa: pensare di essere separati dall’ambiente genera violenza. Porre fine alla «guerra alla terra» significa percorrere insieme un cammino di sostenibilità, inserendo l’educazione ambientale al centro delle scelte di comunità e individui.
Dialogo ecumenico e interreligioso
Le religioni hanno un ruolo ambivalente nella pace, ma la loro forza risiede nei semi di riconciliazione che portano. La Chiesa invita a coltivare il dialogo ecumenico e interreligioso, valorizzando figure come Maria di Campello, Maria Vingiani e i monaci di Tibhirine, testimoni di fraternità e sacrificio per la pace. Il perdono diventa essenziale per spezzare la catena della violenza, senza dimenticare le vittime, ma trasformando la memoria in strumento di riconciliazione.
Difesa, mai guerra: percorsi concreti
La pace passa anche attraverso azioni concrete di difesa non violenta, come obiezione di coscienza e servizio civile. Don Lorenzo Milani e altre esperienze italiane mostrano come sia possibile proteggere la patria e contribuire al bene comune senza ricorrere alla guerra. Anche le Forze armate, in missioni internazionali di pacificazione come in Mozambico o a Timor Est, possono essere strumento di pace, purché accompagnate da una spiritualità e una cultura della nonviolenza.
Il documento sottolinea inoltre l’importanza di contrastare la produzione e il commercio di armi, rafforzando normative, regolamentazioni internazionali e promuovendo obiezione bancaria e professionale per ridurre le dinamiche economiche che alimentano conflitti.
Nonviolenza attiva: forza e coraggio del bene
Il documento ribadisce che la violenza, in tutte le sue forme, è anomala rispetto alla natura umana e al desiderio profondo di armonia. Il primato va al Regno di Dio, orizzonte di pace da costruire e custodire. Darne corpo significa adottare la nonviolenza attiva, una conversione culturale che rifiuta qualsiasi azione che danneggi l’essere umano o l’ambiente, privilegiando la riparazione del danno a livello personale, relazionale, culturale e strutturale.
Testimoni di questo percorso sono figure come Martin Luther King, che trasse dal Vangelo la forza per combattere la discriminazione razziale, e Mahatma Gandhi, la cui satyagraha («forza della verità») insegnava che il fine non giustifica mai i mezzi, e che il male subìto può trasformarsi in testimonianza della verità. Anche in Italia, Aldo Capitini e Alexander Langer hanno incarnato questa scelta, promuovendo convivenza pacifica, cura della terra e rispetto reciproco.
Conclusioni: mai più la guerra
La Nota Pastorale ricorda che la pace è un impegno radicale e quotidiano. La chiamata evangelica a essere operatori di pace deve tradursi in azioni concrete, in stili di vita coerenti con la nonviolenza, nella cura dell’altro e nella pratica della misericordia.
La pace non è un concetto astratto, ma un percorso che richiede discernimento, coraggio e scelte coerenti. Come sottolinea Papa Leone XIV:
«La conversione spirituale, l’intensità dell’amore di Dio e del prossimo, lo zelo per la giustizia e la pace, il senso evangelico dei poveri e della povertà» sono elementi indissolubili della costruzione della pace.
La Chiesa ci invita a un impegno globale e personale, che attraversi le istituzioni, le comunità, la vita quotidiana, per costruire una pace disarmata e disarmante: mai più la guerra, mai più l’odio, mai più la violenza come linguaggio umano.

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