Papa Leone, “la ricchezza della Terra è nelle mani di pochi”
4 mesi ago

In Piazza San Pietro l’ultima Udienza Giubilare del sabato: una catechesi forte e profetica che intreccia Natale, speranza e giustizia sociale. “Il nostro compito è generare, non rubare”. Sperare significa che anche questo mondo può diventare il mondo di Dio.
Piazza San Pietro, ore 10.30. Nell’aria già si respira il Natale, ma le parole di Papa Leone XIV, nell’ultima Udienza Giubilare del sabato, non hanno il tono ovattato delle feste: sono parole che scaldano e pungono, che consolano e provocano. Davanti a gruppi di pellegrini e fedeli giunti da ogni parte del mondo, il Pontefice ha consegnato una catechesi destinata a lasciare il segno: “Sperare è generare. Maria, speranza nostra”.
Il Papa parte da un’affermazione semplice e potentissima: “Il Signore è vicino”. Senza Gesù, spiega, questa frase potrebbe sembrare una minaccia; con Gesù diventa promessa di misericordia. Nel Bambino di Betlemme si rivela un Dio che non incute paura, ma genera vita, perdona, ricomincia. Un Dio che ha, come dice Leone XIV con parole intense, “viscere di misericordia”.
Quella di oggi è un’udienza carica di significato simbolico: è l’ultima delle udienze giubilari avviate da Papa Francesco lo scorso gennaio. Il Giubileo volge al termine, ma – avverte il Papa – non finisce la speranza. Anzi, essa resta la cifra del cammino cristiano: “Nella speranza siamo stati salvati”, ricorda citando San Paolo. Senza speranza si muore; con la speranza si nasce.
Ed è qui che il discorso si fa profetico. La speranza, insiste Leone XIV, è generativa: non distrugge, non schiaccia, non minaccia. La vera forza non è quella che uccide, ma quella che fa nascere. Il Papa invita ad ascoltare il gemito della creazione e dei poveri, richiamando un’immagine potentissima della Lettera ai Romani: “Tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto”. È il grido della terra ferita e dell’umanità sfruttata.
Un grido che, denuncia il Pontefice, molti potenti non vogliono ascoltare. La ricchezza del pianeta è concentrata “nelle mani di pochi, pochissimi”, spesso sordi al dolore della terra e dei poveri. Dio, invece, ha destinato i beni del creato a tutti. Per questo Papa Leone XIV lancia un appello netto: “Il nostro compito è generare, non derubare”. Non solo c’è chi ruba, ricorda, ma c’è soprattutto chi genera: ed è su questi che Dio continua a scrivere la storia.
Al centro di questa speranza che genera c’è Maria. Figura umile e potentissima, donna concreta e madre universale, Maria è colei che ha dato corpo, volto e voce alla Parola di Dio. In lei – “speranza nostra”, come la chiama la Salve Regina – ogni credente è chiamato a riconoscersi. Perché anche oggi Gesù vuole nascere ancora, nei gesti, nelle parole, nelle scelte di chi ascolta il grido del mondo e lo trasforma in vita nuova.
L’Udienza Giubilare si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica, ma il messaggio resta aperto, come una consegna.
In un mondo segnato da disuguaglianze e paure, Papa Leone XIV indica una strada controcorrente: sperare è generare. È credere che questo mondo può diventare il mondo di Dio, dove uomini, donne e creature tornano a camminare insieme, nella città-giardino della Gerusalemme nuova. E il pellegrinaggio, quello vero, continua.

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