Tra il Subasio e il Cantico, una settimana ad Assisi. Intervista a Oriana Leone
1 mese ago

Oriana Leone, operatrice Caritas nella diocesi salentina di Ugento-Santa Maria di Leuca e co-fondatrice del Circolo Laudato si’ “Don Tonino Bello” di Tricase (LE), ha condiviso con noi la propria personale esperienza vissuta in Assisi la scorsa settimana, quale volontaria coinvolta nell’accoglienza delle centinaia di migliaia di pellegrini che nel mese in corso stanno raggiungendo la Città di Assisi, per venerare le spoglie mortali di san Francesco, nell’VIII centenario della sua Pasqua. A lei abbiamo chiesto di raccontarci l’intensità umano-spirituale di questi giorni.
Cosa ti ha spinto a partire, a lasciare per qualche giorno la famiglia?
In realtà non saprei indicare un solo motivo preciso. Forse la prima cosa che mi ha spinto è stato un desiderio profondo di andare ad Assisi. Una preghiera custodita nel cuore da molto tempo.
Ad Assisi non ero mai stata e, come animatrice del Movimento Laudato Si’, sentivo il bisogno di conoscere il luogo dove tutto è cominciato. Perché a volte si può conoscere davvero una persona solo quando si incontrano i luoghi in cui ha vissuto la propria storia.
Questa storia non ha tempo e ne ha uno molto preciso: l’arco di una vita e quello di una settimana.
Tra il Subasio rosa e la sua valle dolce, sul finire dell’inverno, ci sono giorni in cui il cielo è di tutti gli azzurri possibili.
È uno di quei pomeriggi, un sabato di fine febbraio.
Arrivo a San Damiano alle cinque. La valle giù è verde, bellissima, ferma. Anche il cuore sembra sospeso.
Frate Vento mi colpisce. Nel suo essere statua è quasi una presenza viva, trasmette uno strano dinamismo.
Inizia così un viaggio profondissimo.
Chi ti ha accolto ad Assisi? Quali legami sono nati tra di voi?
Ad accoglierci è stato Antonio Caschetto, direttore del Centro Assisi Terra Laudato Si’. Per ognuno di noi era pronto uno zaino con dentro una felpa, una borraccia e il tesserino dell’animatore.
Una preghiera insieme per cominciare il cammino, una firma simbolica sul Codice dell’animatore. Poi la sera comincia lentamente a scendere.
I frati ci accompagnano nella casa che ci ospiterà nei giorni successivi. È calda, ordinata. Nulla che faccia pensare al lusso. Tutto parla di cura.
Con Carmela e Michele prepariamo la cena. Mangiamo stanchi per il viaggio, ma con la sensazione chiara che questa settimana sarà qualcosa di più di un semplice viaggio.
Nei giorni successivi quella casa e quei volti sono diventati rapidamente una piccola comunità.
Antonio e Angelica del Centro Assisi Terra Laudato Si’, i frati di San Damiano, suor Gaudence e suor Chantal, e poi i tanti volontari incontrati lungo la settimana.
Con Carmela e Michele abbiamo condiviso la quotidianità più semplice: cucinare, organizzare le giornate, raccontarci le nostre storie la sera quando il silenzio scendeva sulla valle.
Attorno a noi c’erano anche altri volontari e amici: Fina e Antonio, Cristine.
E poi Maria Virginia e suo marito Mateus, una giovane coppia argentina e polacca che si è conosciuta durante Economy of Francesco e che proprio ad Assisi ha scoperto di voler condividere la vita.
La loro storia sembrava quasi un piccolo segno di ciò che questa città continua a generare: incontri inattesi e legami che nascono attorno a un sogno più grande.
Cosa ti ha dato l’esperienza con i pellegrini?
Il servizio dei volontari in quei giorni era legato a un momento molto speciale: l’ostensione delle spoglie mortali di San Francesco.
Tra i luoghi in cui ho avuto la possibilità di prestare servizio c’è stato, oltre alla Basilica inferiore, anche il Santuario della Spogliazione, sede dell’Episcopio e della Curia, dove Francesco compì il gesto radicale di restituire tutto al padre Pietro da Bernardone, per affidarsi completamente al Padre.
Accogliere i pellegrini proprio in quel luogo ha avuto per me un significato particolare.
La Spogliazione non è soltanto un episodio della vita di Francesco: è una scelta che continua a interrogare anche il nostro tempo, ricordandoci che la libertà nasce quando si ha il coraggio di lasciare ciò che appesantisce il cuore.
Assisi, in quei giorni, non era affatto un luogo fuori dal mondo. Al contrario, il mondo arrivava lì con le sue domande e le sue paure.
Sabato scorso, all’indomani dell’attacco sull’Iran, mentre nella mia postazione indicavo l’ingresso della Sala della Pace, molte persone esprimevano una grande preoccupazione per ciò che sta accadendo nel mondo. Eppure, insieme alla preoccupazione, emergeva qualcosa di molto forte: il desiderio e la richiesta di unirsi in preghiera. Persone diverse, provenienti da Paesi e storie differenti, sentivano il bisogno di fermarsi insieme, ciascuno secondo la propria fede, come segno di un’unica umanità. Mi ha colpito questo: la paura non annullava il bisogno di legame. Anzi, sembrava renderlo ancora più necessario.
Ogni mattina iniziava con un momento di preghiera condivisa, trasmesso in diretta sul canale YouTube del Centro Assisi Terra Laudato Si’, ogni giorno da un santuario diverso della città.
Era un modo per affidare la giornata che iniziava e ricordarci che la preghiera può diventare uno spazio aperto al mondo intero.
Quale Chiesa hai incontrato?
Ad Assisi ho incontrato una Chiesa molto concreta, fatta di accoglienza, servizio e fraternità. Una Chiesa che si esprime attraverso luoghi e comunità che continuano a custodire il messaggio di Francesco.
Il Centro Assisi Terra Laudato Si’, guidato da Antonio Caschetto, è uno di questi luoghi: uno spazio dove tante persone possono donare il proprio tempo nel servizio e nell’accoglienza dei pellegrini.
In quei giorni ho incontrato anche molti volti della Chiesa di Assisi: il vescovo monsignor Domenico Sorrentino, che accompagna con attenzione e visione il cammino della diocesi; le suore Gaudence e Chantal, che hanno condiviso con noi il servizio quotidiano con una presenza discreta e gioiosa; accanto a loro tanti frati; fra Rafael, che ha coordinato e coordina i volontari della Basilica con grande cura e fraternità; fra Mauro, fra Pasqualino, fra Yunnan, insieme alla comunità dei frati di San Domenico; fra Domenico Rosa, che il 25 febbraio ha condiviso con noi volontari un momento di riflessione sul Vangelo del giorno, aiutandoci a rileggere il servizio non come un semplice compito organizzativo, ma come una forma concreta di fraternità vissuta; e ancora fra Marco, Custode del Sacro Convento. All’inizio dell’ostensione, il 22 febbraio, la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Ángel Fernández Artime, primo giorno di apertura alla venerazione delle spoglie di San Francesco. È stato un momento molto intenso, che ha dato il senso di ciò che questo mese rappresenta per tutta la Chiesa.
Accanto al servizio e alla preghiera ci sono stati anche momenti di fraternità molto belli. In alcuni giorni siamo stati ospiti a pranzo dai frati al Sacro Convento.
Durante la settimana abbiamo visitato alcuni dei luoghi più significativi della vita di Francesco e Chiara: l’Eremo delle Carceri, immerso nel silenzio del bosco sul Subasio; la Basilica di Santa Chiara; la Cattedrale di San Rufino; la Chiesa Nuova, costruita sul luogo della casa di Francesco, Santa Maria degli Angeli con la Porziuncola.
Tra i luoghi che più mi hanno colpito c’è stata anche la Chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione, dove sono custodite le spoglie del giovane santo Carlo Acutis. In quel luogo, dove Francesco compì il gesto radicale di restituire tutto per affidarsi al Padre, oggi riposa un ragazzo del nostro tempo che ha saputo vivere il Vangelo con una semplicità luminosa. È come se la santità continuasse a parlare attraverso le generazioni.
Il mio viaggio si è concluso nel Giardino del Cantico, che i frati ci hanno dato il permesso di visitare. Camminare lì è stato come entrare dentro una pagina viva della storia di Francesco. Toccare quella terra, accarezzarla, sentirla sotto i passi ha avuto il sapore di un incontro con una terra davvero santa e benedetta.
E mentre lo sguardo si alza verso il cielo sopra il Subasio, tornano alla mente le parole con cui Francesco ha insegnato al mondo a pregare:
Altissimo, onnipotente, bon Signore…
In quella terra si comprende che la creazione continua ad esprimersi attraverso le creature umili.
Guardando la storia di Francesco si impara forse l’atto più bello che una vita possa compiere: riconoscere nel Padre l’origine di ogni cosa e restituire la propria esistenza come lode.
Forse è questo il dono che Assisi continua a custodire: ricordarci che la Pace comincia quando una creatura alza lo sguardo al cielo e impara di nuovo a chiamare Dio Padre.


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