La seconda Predica quaresimale di fra Roberto Pasolini

1 mese ago

“La fraternità. La grazia e la responsabilità della comunione fraterna”: è stato il tema sviluppato da fra Roberto Pasolini, nella sua seconda Predica di questa Quaresima. La meditazione è stata dettata nella Aula Paolo VI in Vaticano; alla presenza del Vescovo di Roma Leone XIV e dei membri della Curia Romana.

«La mancanza di pace è il grande problema che sempre e ogni giorno dobbiamo affrontare»; con queste espressioni ha avuto inizio la Predica di Pasolini. Egli, guardando alla esperienza umana e alla fede di san Francesco d’Assisi, ha ricordato ai presenti che Dio gli ha donato dei fratelli, per meglio incarnare la propria vocazione evangelica: «La fraternità – secondo questo modo di riferirci alle relazioni che ci sono tra di noi – non è un accessorio della vita spirituale cristiana; è il luogo dove avviene la nostra conversione massimamente. È il banco più serio del nostro battesimo. È il luogo eminente dove avviene la nostra conversione».

Il Predicatore della Casa Pontificia ha sviluppato il suo intervento in cinque tappe: l’origine della fraternità come un dono, che Dio ci fa; il realismo della Scrittura che ci ricorda che la fraternità è, anzitutto, negata (nel racconto di Caino e Abele); l’esigenza di un amore che vada oltre la semplice cordialità tra di noi; il fondamento cristologico, senza cui nessuna fraternità è possibile; infine, l’orizzonte escatologico, nel quale la fraternità diventa – in qualche modo – un anticipo della vita eterna.

«La fede non ci separa dagli altri – ha sottolineato fra Roberto. Ci ricorda, piuttosto, che nessuno è escluso dal nostro cuore, perché nessuno è escluso dal cuore del Padre, che sta nei cieli. Ecco perché nei giorni di questa Quaresima, mentre la storia del mondo continua a essere attraversata da divisioni, da guerre e da conflitti, noi cristiani non possiamo limitarci a parlare di fraternità come un ideale da raggiungere: siamo chiamati a riceverla come un dono, ma anche ad assumerla in modo molto serio e urgente come una responsabilità. Questo compito comincia sempre da molto vicino: dalle persone che condividono con noi la vita quotidiana. Non è raro che anche nella Chiesa differenze di sensibilità, di visione, di stile diventino motivo di contrapposizione e di distanza; fino a creare contrapposizioni e polarizzazioni. Sono il segno di quanto sia difficile accogliere davvero la sfida della fraternità. Il cammino evangelico ci chiede di fare un passo diverso; di riconoscere sempre negli altri – anche quando sono diversi da noi – fratelli e sorelle che ci sono stati affidati, di cui noi siamo custodi; e, quindi, cercare di ascoltarli, di capirne le ragioni, di rispettarli in modo sincero e cordiale. E noi tutto questo lo possiamo fare; senza paura, anzi, con grande libertà. Perché sappiamo di essere già passati dalla morte alla vita: non abbiamo niente da perdere; abbiamo soltanto tanti fratelli e sorelle da poter guadagnare».

Pasolini ha concluso il proprio intervento, affermando: «La risurrezione di Cristo non elimina la fatica delle relazioni, ma ci libera dal sospetto che questa fatica possa essere inutile. Per questo possiamo assumere il lavoro della fraternità con uno stile sempre rinnovato: con dolcezza, fermezza, con rispetto; ma, soprattutto, con la fiducia che ogni gesto di vero amore fraterno, anche il più nascosto, appartiene già alla vita eterna».

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