Il Venerdì Santo: Passione, Croce, Morte del Signore
2 settimane ago

«Vivere la nostra vita come un cammino di progressivo coinvolgimento nella relazione di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo»: le presenti espressioni – che aprono quelle di una preghiera ereditata dalla spiritualità e dalla esperienza di san Francesco d’Assisi – utilizzate dal Vescovo di Roma Leone XIV, portano a compimento la serata di preghiera di questo Venerdì Santo, tutta incentrata sulla Passione, Croce e Morte di nostro Signore Gesù Cristo. Il Santo Padre l’ha vissuta all’interno del Colosseo, a Roma, pregando la tradizionale ViaCrucis.
Il medesimo mistero – centrale nella nostra fede cristiana – è stato contemplato a L’Aquila, ieri sera, accompagnando i simulacri del Cristo Morto e della Vergine Addolorata per le vie del centro. Aconcluderlo, sul sagrato antistante la Basilica di San Bernardino da Siena, è stato il nostro arcivescovo, monsignor Antonio D’Angelo, il quale, prima della benedizione finale, ha ricordato a ciascuno che il momento-memoriale della Passione del Signore è testimonianza di amore, di misericordia, di bontà, di affetto di predilezione divini verso le creature di tutti i tempi; e chiama –senza stancarsi – alla carità vicendevole, alla comprensione dell’altro, alla compassione, al perdono. In un contesto geo-politico estremamente disgregato dai conflitti, l’orizzonte indicato dalla Grazia rimane quello della pace e della concordia, del disarmo e della diplomazia, del rispetto e della concordia.
Le Meditazioni della Via Crucis del Colosseo – invece – sono state curate, quest’anno, da fra Francesco Patton, Frate Minore e già Custode di Terra Santa, e si sono ispirate ai testi attribuiti a san Francesco d’Assisi. Esse sono state introdotte dalla presente riflessione: «La Via Dolorosa si snoda per le stradine della Città Vecchia di Gerusalemme e ci fa ripercorrere il cammino di Gesù dal luogo della sua condanna fino a quello della sua crocifissione e della sua sepoltura, che è anche il luogo della sua risurrezione.Non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come al tempo di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni. La Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di procedere di Gesù. San Francesco d’Assisi, del quale ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte, descrive la nostra vita cristiana prendendo in prestito le parole dall’apostolo Pietro: ci ricorda che siamo chiamati a “seguire le orme di Cristo, il quale chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori”(Rnb XXII, 2: FF 56; cfr 1Pt 2,21). Il Poverello ci esorta a fissare lo sguardo su Gesù: “Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce” (Amm VI: FF 155)»; e hanno visto la loro conclusione nella riflessione sulla XIV Stazione, “Gesù è deposto nel sepolcro”: «Tutto è iniziato in un giardino, l’Eden, che i progenitori ricevettero in dono e in custodia, e dal quale furono esiliati per non essersi fidati di Dio. Tutto ricomincia in un giardino, dove Gesù fu sepolto e dove risuscitò: luogo in cui la vecchia creazione fragile e mortale si trasforma in nuova creazione, che partecipa alla vita stessa di Dio. Questo luogo è la porta attraverso la quale Gesù è disceso agli inferi ed è l’ingresso del Paradiso, non più terrestre e temporaneo, ma celeste e definitivo. Questo è il luogo dell’ultimo gesto di pietà e delle ultime lacrime versate sul corpo del Cristo morto. È il luogo del primo incontro con Lui Risorto, ormai vivente per sempre, riconoscibile solo quando ci chiama per nome o ci apre gli occhi, e impossibile da trattenere. Il luogo in cui Maria di Magdala riceve il mandato di annunciare che la morte è vinta perché Gesù di Nazareth ora è risorto, è il Signore, è il Vivente che non può più morire. Da allora anche noi veniamo sepolti – grazie al Battesimo – insieme a Gesù, in quel medesimo giardino, con la speranza certa che Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in noi (cfr Rm 8,11). Ti rendiamo grazie, Signore, perché hai dato fondamento certo alla nostra speranza di vita eterna».
Nel corteo aquilano erano presenti: l’arcivescovo, le religiose e i frati Francescani Minori e cappuccini della diocesi, le Autorità Civili e quelle Militari della Città e della Proincia, i fedeli, e 42 gruppi, tra: confraternite, volontari, associazioni.

Potrebbe interessarti