La sinfonia della croce: l’omelia del Venerdì Santo nella Basilica Vaticana
2 settimane ago

«La sinfonia della croce» è stato il fulcro della omelia che fra Roberto Pasolini – Frate Minore Cappuccino e Predicatore della Casa Pontificia – ha tenuto questo pomeriggio nella Basilica di San Pietro in Vaticano, durante la celebrazione della Passione del Signore, presieduta dal Vescovo di Roma Leone XIV. Le riflessioni di fra Roberto – consegnate all’assemblea riunita e alla Chiesa tutta – hanno tenuto come sfondo i canti del Servo del Signore (cfr. Is 42,1-9; 49,1-7; 50,4-11; 52,13-15). Esse si erano aperte con le espressioni: «In questo giorno santo, la liturgia ci fa contemplare la Passione del Signore. Davanti a questo mistero di morte e di gloria, è naturale per noi raccoglierci in silenzio e in preghiera; la croce di Cristo, però, rischia di rimanere un fatto incomprensibile, se la guardiamo come un fatto isolato, come un evento improvviso. In realtà è il punto più alto di un cammino; il compimento di tutta una vita in cui Gesù ha imparato ad ascoltare e ad accogliere la voce del Padre, lasciandosi guidare, giorno dopo giorno, fino all’amore più grande».
Meditando sugli atteggiamenti del Servo del Signore – incarnati, poi, nella missione del Figlio di Dio e Figlio dell’uomo – Pasolini fa notare: «Siamo tutti tentati, sempre, continuamente, di usare un po’ di aggressività, un po’ di violenza; pensando che, senza questi mezzi, le cose non si risolvono mai. Il Servo del Signore non può cedere a questo istinto: dovrà custodire la mitezza, come unica forza per affrontare le tenebre del male».
«Chi vive nelle tenebre, non sempre accoglie la luce; a volte la rifiuta e cerca di fermarla. Perché la luce non mette in evidenza solo quello che è bello, ma anche quello che noi vorremmo nascondere: le nostre ferite, le nostre menzogne, le nostre ambiguità; e questo fa paura. Il Servo, però, non si tira indietro: continua il cammino indicato dal Signore senza fuggire»: ha tuonato la voce del Predicatore dinanzi a papa Leone XIV. «Quando il male ci colpisce, il nostro istinto è sempre quello di rimandarlo indietro, di pareggiare almeno i conti; il Servo non si rassegna a questa logica: accoglie tutto, senza restituire violenza; il male arriva da lui e lì si arresta».
«Fratelli e sorelle, il Signore Gesù non si è limitato ad ascoltare questi Canti: lo ha interpretati; li ha vissuti intensamente e con la piena fiducia nella volontà del Padre; fino a trasformare la sua crocifissione nella salvezza del mondo. Quel mondo che, davanti al male, conosce solo due strade: arrendersi o restituirlo; lo vediamo continuamente: nelle guerre, nelle divisioni, nelle ferite che segnano tutte le nostre relazioni. Il male continua a circolare perché trova sempre qualcuno disposto a restituirlo e a moltiplicarlo. Gesù ha spezzato questa catena; non imponendosi come una forza superiore, ma accogliendo quello che gli è successo, e riconoscendo in quegli eventi drammatici della sua Passione lo spartito dei canti di amore e di servizio che il Padre aveva affidato alla sua vita. Non ha eseguito questo spartito in modo meccanico; lo ha fatto suo, traducendo le parole profetiche in gesti concreti, in perdono, in silenzi pieni di compassione. Così, percorrendo la via della croce, ha imparato l’obbedienza più difficile: quella dell’amore per l’altro, anche quando l’altro si presenta come un nemico».
Pasolini ha concluso la propria Omelia, sottolineando: «Viviamo in un mondo in cui Dio non orienta più il cammino dell’umanità; non perché la voce di Dio sia venuta meno, ma perché spesso è una voce tra le tante; coperta da altre parole che promettono: sicurezza, progresso, benessere. Sono queste oggi le indicazioni che guidano molte scelte, e tracciano la direzione del vivere comune. Eppure, il mondo continua a essere un luogo in cui si soffre e si muore; spesso, senza colpa e senza ragione. Le guerre non si fermano, le ingiustizie si moltiplicano; i più fragili sono quelli che ne fanno le maggiori spese. È come se mancasse una parola, capace di tenere insieme il cammino dell’umanità; un canto, che sappia orientare i nostri passi verso un mondo più giusto e fraterno. Eppure, in questo scenario, se guardiamo con attenzione, possiamo scorgere qualcosa di sorprendente: una schiera silenziosa di persone che scelgono di dare ascolto a una voce diversa; alcuni la riconoscono chiaramente come la volontà di Dio, altri la sentono come un appello profondo e irrinunciabile della propria coscienza. È una voce che non grida, che non si impone con forza, e non promette scorciatoie: è un canto discreto e ostinato che invita ad amare, a restare, a non restituire mai il male ricevuto. Alcuni scelgono di ascoltare questo canto: sono uomini e donne, normali, che percorrono, talvolta senza nemmeno saperlo, la stessa via del Servo del Signore; non compiono gesti straordinari: semplicemente, ogni giorno, si alzano e provano a fare della loro vita qualcosa che non serve solo a loro ma anche agli altri; portano pesi che non hanno scelto; accolgono ferite, senza indurirsi; non smettono di cercare il bene, anche quando sembra inutile; non fanno rumore; non occupano la scena, ma tengono aperta la possibilità di un mondo diverso. È grazie a loro che il male non ha l’ultima parola, e la storia non si sta chiudendo nella violenza».
«Ieri – come oggi – il mondo ha bisogno di essere salvato: dalla violenza del male, dall’ingiustizia che uccide, dalle divisioni che umiliano; ma questa salvezza non calerà dall’alto, né potrà essere garantita da decisioni politiche, economiche o militari. Il mondo viene continuamente salvato da chi è disposto ad accogliere i canti del Servo del Signore come forma della propria vita; questo è ciò che ha fatto il Signore Gesù: ha preso sul serio la volontà del Padre, accogliendola come uno spartito da eseguire fino in fondo».
«Fratelli e sorelle, anche a noi questa sera è consegnato lo spartito della croce: possiamo accoglierlo, liberamente. Se accettiamo che non c’è nessuna circostanza difficile, che non possa essere affrontata; non c’è nessun colpevole, cui bisogna puntare il dito; non c’è nessun nemico che possa impedirci di amare e di servire. Ci siamo, invece, noi che, scegliendo di non restituire il male, di restare pazienti nelle tribolazioni, di credere nel bene anche quando le tenebre sembrano inghiottire tutto, possiamo diventare – giorno dopo giorno – quei servi di cui il Signore ha bisogno, per portare salvezza nel mondo».
La via e la meta che fra Roberto Paolini ha indicato è quella della Croce, «senza paura e con piena fiducia»; la sua “sinfonia d’amore”.

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