Gli Esercizi Spirituali di papa Leone XIV in questa Quaresima
5 giorni ago

Papa Leone XIV – unito alla Curia Romana – ha vissuto gli Esercizi Spirituali per questa Quaresima 2026 nella settimana che si sta chiudendo; nella Cappella Paolina, dal pomeriggio di domenica 22 al pomeriggio di venerdì 27, Sua Eccellenza Monsignor Erik Varden dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e Prelato di Trondheim (Norvegia), ha dettato le meditazioni sul tema: “Illuminati da una gloria nascosta”; queste sono state inserite nei momenti di preghiera comunitaria dell’adorazione eucaristica e dei Vespri, oltre a quelle condivise la mattina.
Le tematiche sviluppate dal monaco e vescovo sono state le seguenti: “Entrare in Quaresima”, “San Bernardo idealista”, “L’aiuto di Dio”, “Diventare liberi”, “Lo splendore della verità”, “Mille cadranno”, “Io ti glorificherò”, “Gli angeli di Dio”, “San Bernardo realista”, “Sulla considerazione”, “Comunicare speranza”.
Sottolineava Varden nella sua settima meditazione quaresimale: «Dobbiamo imparare ad apprezzare l’immenso potenziale che Dio ha posto in noi. La “gloria nascosta” che vive in ogni donna e uomo, perché il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso. La Chiesa ci dice che Dio, attraverso il Corpo mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se solo glielo chiediamo. E, grazie alla testimonianza dei santi, che la mediocrità e la disperazione del presente non sono definitive. In Cristo, infatti, l’uomo è chiamato a diventare come Dio, a conoscere la gloria di Dio non solo come una realtà soprannaturale esterna a sé stesso, ma come ciò che Egli stesso per grazia, è chiamato a diventare».
Nei giorni precedenti, il predicatore si era soffermato sul mistero della croce del Figlio di Dio e Figlio dell’uomo: «Quando Cristo fu crocifisso sul Calvario il ‘synodos’ che aveva camminato con lui solo sei giorni prima non c’era più. Erano rimasti solo due seguaci: sua Madre e Giovanni, il discepolo amato. Perché quando Gesù aveva spiegato cosa significasse rimanere con lui ed entrare nel Regno che annunciava, molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Non erano disposti ad accettare i suoi discorsi sul realismo sacramentale, sull’indissolubilità del matrimonio, sulla necessità della Croce. Eppure Giovanni insiste che proprio questa scena di abbandono manifesta la gloria di Cristo. La glorificazione finale avviene nell’auto oblazione di Cristo, quando, con gli occhi fissi alla croce, egli grida in un’estasi di amore e di angoscia: Padre, è venuta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te».
Le parole del vescovo e monaco trappista orientano verso la definitiva gloria della vita eterna: «In noi, figli di Dio, una certa gloria nascosta è comunque percepibile già adesso. Una volta che avremo attraversato questa vita, la forma si rivelerà esplicita e luminosa. La Chiesa ricorda alle donne e agli uomini la gloria segreta che vive in loro. Ci rivela che la mediocrità e la disperazione del presente, non ultima quella per i nostri persistenti fallimenti, non devono essere definitive. Che il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso, e che Dio, attraverso il Corpo mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se solo glielo chiediamo. La Chiesa manifesta splendori di gloria nascosta nei suoi santi, che sono la prova che la malattia e la degradazione possono essere mezzi che la Provvidenza usa per realizzare uno scopo glorioso, conferendo forza ai deboli e, ancora non contenta di così poco, rendendoli santi radiosi».

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