La Crocifissione di Santa Giusta torna a L’Aquila: arte, memoria e futuro per la comunità di Bazzano
1 mese ago

L’Aquila – Un ritorno carico di significato storico, artistico e spirituale ha segnato questa mattina il presente della comunità aquilana: dopo oltre un secolo di assenza, la Crocifissione proveniente dalla chiesa di Santa Giusta a Bazzano è tornata finalmente a L’Aquila. L’opera, acquistata dalla Fondazione Carispaq presso la casa d’aste Pandolfini di Firenze, sarà restituita alla sua collocazione originaria al termine dei lavori di restauro dell’edificio sacro.
La conferenza stampa di presentazione, svoltasi questa mattina presso l’Auditorium della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, ha registrato una partecipazione particolarmente ampia e significativa: numerosi cittadini, rappresentanti delle istituzioni civili e militari, studiosi, cultori dell’arte e operatori culturali hanno gremito la sala, testimoniando quanto il ritorno di quest’opera sia avvertito come un evento di rilievo per l’intera comunità. Un clima di condivisione e partecipazione che ha reso evidente come la restituzione della Crocifissione non sia soltanto un fatto artistico, ma un autentico momento di ricomposizione della memoria collettiva.
Si tratta di una tela seicentesca, copia di autore ignoto ispirata al celebre modello del pittore fiammingo Aert Mytens, realizzato tra il 1599 e il 1600 per la Basilica di San Bernardino. Un’opera che, per qualità pittorica e intensità espressiva, testimonia un passaggio decisivo nella storia artistica aquilana, introducendo una nuova sensibilità capace di coniugare realismo, devozione e partecipazione emotiva .
Scomparsa nel 1911 durante i lavori di rinnovamento della chiesa di Santa Giusta, la Crocifissione è riemersa solo nel 2000 in una mostra a Helsinki, inizialmente attribuita allo stesso Mytens. Gli studi successivi, condotti tra gli altri dal professor Aert Mytens, Docente di Storia dell'Arte Moderna presso l’Università degli Studi dell’Aquila, hanno permesso di identificarne con certezza la provenienza e di ricostruirne la complessa vicenda storica .
Questa mattina, nel suo intervento, il prof. Maccherini ha sottolineato come questa Crocifissione rappresenti «non solo un’opera d’arte, ma un frammento di identità restituito alla comunità», evidenziando il valore culturale e simbolico del recupero. Lo studioso ha poi insistito sull’importanza del modello originario di Mytens, definendolo «un punto di svolta per la pittura aquilana», capace di introdurre «un linguaggio nuovo, più vicino al vero, più umano e insieme più drammatico».
Particolarmente suggestiva la sua lettura iconografica e teologica del dipinto: «è un modo nuovo di raccontare la Passione – ha spiegato – in cui la luce e il buio non sono soltanto elementi pittorici, ma diventano strumenti per coinvolgere emotivamente lo spettatore». In questa prospettiva, la Crocifissione si distingue per «la capacità straordinaria di rendere il dolore, il dramma, ma anche la speranza», attraverso dettagli di grande intensità, come «le lacrime della Vergine, la tensione dei corpi, la luce che emerge dal Cristo pur nella scena oscura».
Maccherini ha inoltre ricordato come il successo dell’opera originaria sia testimoniato dalla presenza di più copie nel territorio, segno di una diffusione ampia di questo nuovo linguaggio figurativo: «non è un semplice rifacimento – ha precisato – ma una testimonianza concreta di quanto quel modello fosse ammirato e richiesto». La Crocifissione di Bazzano, dunque, pur non essendo autografa, conserva «una forza espressiva e devozionale capace ancora oggi di parlare al fedele e allo spettatore».
Durante la conferenza stampa, il presidente della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli, ha sottolineato il valore simbolico dell’operazione: non solo un’acquisizione culturale, ma un gesto di restituzione alla comunità. «Abbiamo sentito il dovere di riportare quest’opera nel luogo per cui era stata concepita», ha affermato, evidenziando come la ricostruzione post-sisma non possa limitarsi agli edifici, ma debba includere anche la memoria e l’identità dei territori.
Particolarmente significativo è stato l’intervento dell’arcivescovo metropolita dell’Aquila, mons. Antonio D'Angelo, che ha offerto una lettura pastorale e spirituale dell’evento. Il ritorno della Crocifissione, ha osservato, rappresenta «un tassello che torna al suo posto» e invita a riscoprire il valore della bellezza come via di ricostruzione umana e comunitaria. In prossimità della Settimana Santa, l’opera assume inoltre una forte valenza simbolica: non solo memoria della morte di Cristo, ma apertura luminosa al mistero della risurrezione, capace di generare speranza e rinnovamento.
Accanto al recupero dell’opera, è stata annunciata dal Soprintendente ABAP L'Aquila - Teramo Soprintendente ABAP L'Aquila – Teramo, Massimo Sericola, la ripresa dei lavori del secondo lotto della chiesa di Santa Giusta a Bazzano, un passaggio decisivo verso la piena restituzione dell’edificio alla comunità. Un segnale concreto di avanzamento nel lungo processo di ricostruzione del patrimonio ecclesiastico aquilano.
La giornata ha visto anche l’annuncio, da parte del segretario generale della Fondazione Carispaq, David Iagnemma, della pubblicazione di un bando per un concorso di idee finalizzato alla progettazione di un nuovo fontanile nella piazza antistante la chiesa. L’intervento intende reinterpretare in chiave contemporanea un elemento identitario del borgo, demolito negli anni Sessanta, restituendogli una funzione simbolica e sociale.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche rappresentanti delle istituzioni civili e accademiche, tra cui l’assessore al turismo del Comune dell’Aquila Ersilia Lancia, il prefetto dell’Aquila Vito Cusumano e il rettore dell’Università dell’Aquila Fabio Graziosi, tutti concordi nel sottolineare il valore della sinergia istituzionale quale motore di rinascita culturale e sociale del territorio.
Il ritorno della Crocifissione di Santa Giusta non è dunque solo un evento artistico, ma un segno concreto di una comunità che ricompone la propria storia, recupera i propri simboli e guarda al futuro con rinnovata consapevolezza. In attesa della conclusione dei lavori, l’opera sarà esposta presso la sede della Fondazione Carispaq, rendendosi fin da ora accessibile alla città e ai suoi visitatori, come anticipo di una restituzione piena che unirà arte, fede e identità.


Potrebbe interessarti