La Festa della Madonna del Lago, con papa Leone XIV

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«Cari fratelli e sorelle, sono lieto di celebrare con voi la Festa della Madonna del Lago, come già hanno fatto in passato alcuni miei Predecessori: San Paolo VI, che ha auspicato e sostenuto la costruzione di questa chiesa dedicata a Maria e l’ha consacrata, e San Giovanni Paolo II, che qui ha voluto ricordarne la memoria e rinnovarne il messaggio»; con questa espressione, papa Leone XIV ha aperto lomelia ieri pomeriggio, presiedendo la celebrazione eucaristica a Castel Gandolfo, nella Chiesa di Maria Santissima del Lago.

Riflettendo sulla Parola proclamata, il Vescovo di Roma ha affermato: «Gesù spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifesterà definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita (cfr Gv 10,17-18) e offrendo sé stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovrà fare chiunque voglia continuare la sua missione: Se qualcuno vuole venire dietro a me – ci dice –, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua (v. 24). Gesù rivela, così, che solo l’amore salva. L’amore che Dio ci ha mostrato facendosi uomo, morendo e risorgendo per noi e, in risposta, quello con cui anche noi ci offriamo umilmente a Lui e ai fratelli: nella costanza fedele della carità di ogni giorno come nei gesti più straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti del mondo».Il Pontefice ha chiarito: «Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bontà e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia (cfr Mt 5,39) – dicono – è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti (cfr Mt 18,21-22) è da deboli. Non c’è da stupirsi. Perfino per Pietro è stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare (cfr Mt 16,22). Ma Gesù rimane categorico: solo la via dell’amore è la via della vita.Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo. Tutto conferma quello che Gesù ci ha insegnato: chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25). Cari fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenità, di pace, in noi stessi, nelle nostre città, tra i popoli e le nazioni. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanità e di corromperci nel cuore!».

Il Santo Padre ha concluso lomelia, esortando ciascuno alla perseveranza nella fedel e nelle piccole e tradizionali abitudini: «Con questa fede, stasera, partecipiamo all’Eucaristia. Sull’Altare doniamo noi stessi, assieme al pane e al vino. E il Signore unisce le nostre offerte alla sua, le consacra e ce le ridona, trasformate nel suo Corpo e nel suo Sangue, perché le condividiamo, come nutrimento per il cammino. Poi, come i discepoli, lasceremo assieme la riva, recando con noi l’immagine di Maria, nostro modello e guida, per portare lungo le sponde del lago, la benedizione che abbiamo ricevuto. Sono gesti semplici, con cui rinnoviamo la nostra fiducia in Dio e la nostra devozione filiale alla sua Santissima Madre».

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