Le campane della Cattedrale di San Massimo tornano a suonare

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campane della Cattedrale

L’Aquila - Diciassette anni dopo il sisma del 6 aprile 2009, il cuore dell’Aquila torna lentamente a riappropriarsi di uno dei suoi suoni più identitari: le campane della Cattedrale di San Massimo. In questi giorni, infatti, il centro storico è nuovamente attraversato dai rintocchi delle campane della Cattedrale di San Massimo, il Duomo cittadino che, dopo il lungo e complesso percorso di restauro seguito al terremoto, sta vivendo una delle fasi più simboliche della propria rinascita: il ritorno della voce delle sue torri campanarie.

Non si tratta soltanto di un fatto tecnico o architettonico. Per gli aquilani, il suono delle campane del Duomo rappresenta una memoria collettiva, un ritmo antico che per secoli ha accompagnato la vita della città, scandendo il tempo del lavoro, della preghiera, delle feste, dei lutti, delle grandi celebrazioni civili e religiose. Quel silenzio iniziato nella notte del sisma, quando alle 3:32 le violente scosse provocarono gravissimi danni alla Cattedrale e le campane si staccarono dai loro sostegni, adagiandosi all’interno delle celle campanarie, è rimasto per anni uno dei simboli più eloquenti della ferita inferta alla città.

Oggi, mentre i lavori di restauro della Cattedrale proseguono con intensità, il ritorno dei rintocchi assume il valore di un segno profondamente spirituale e civico insieme. È il suono di una città che tenta di ritrovare sé stessa, di una comunità che torna ad abitare il proprio centro storico non soltanto fisicamente, ma anche emotivamente e culturalmente.

La ricollocazione delle campane sulle due torri campanarie ha richiesto operazioni particolarmente delicate e complesse. Già il 14 aprile 2026 il Gruppo Corinaldi De Santis, azienda specializzata da oltre cinquantacinque anni nella fornitura e installazione di impianti campanari e orologi da torre, aveva provveduto al trasporto in quota delle nuove strutture portanti e dei ceppi destinati al sostegno delle campane. Due imponenti strutture certificate, una per ciascun campanile, hanno consentito il rimontaggio dell’intero concerto campanario.

Attualmente è in corso la fase di riattivazione completa dell’impianto, che sarà dotato di tecnologie avanzate per la gestione automatizzata dei concerti campanari e dell’orologio della Cattedrale. Secondo le indiscrezioni emerse negli ambienti tecnici coinvolti nel cantiere, il nuovo sistema sarà gestito attraverso un moderno computer di programmazione capace di coordinare i diversi suoni liturgici e civici, mantenendo però intatta la tradizione sonora storica del Duomo aquilano.

Eppure, dietro l’innovazione tecnologica, permane la dimensione più profonda di queste campane: quella della continuità tra passato e presente. “Nova et vetera”, potremmo dire usando una formula cara alla tradizione ecclesiale. Il nuovo e l’antico si incontrano nel momento in cui la modernità tecnica si mette al servizio della memoria storica e spirituale della città.

Il complesso campanario della Cattedrale custodisce infatti un patrimonio di straordinario valore storico e artistico. Alcune campane furono fuse da celebri maestri fonditori attivi nel territorio aquilano, tra cui la storica famiglia Donati, protagonista di una importante tradizione campanaria abruzzese tra il XV e il XVI secolo. Le loro opere non erano semplici strumenti sonori, ma autentici manufatti artistici e teologici, sui quali venivano incise formule sacre, invocazioni, dediche e simboli identitari.

Proprio su questo patrimonio si è soffermato lo storico dell’arte e docente stabile di Arte Sacra presso l’ISSR “Fides et Ratio” dell’Aquila, Gianluigi Simone, in un approfondito studio pubblicato sulla rivista “FedeLmente” (2/2021), dedicato alle campane della Cattedrale di San Massimo e alla loro storia.

Come ricorda Simone, il grande campanone della Cattedrale fu assegnato al Duomo, dopo la metà del Cinquecento, dalla chiesa di Santa Margherita di Forcella. Sul bronzo è incisa una lunga iscrizione latina che testimonia la funzione spirituale e comunitaria della campana: «HOC OPUS RESTAURATUM EST AD LAUDEM DEI ET MATRIS MARIE AD CONVOCANDOS FIDELES UT ACQUIRANT PREMIUM FELICITATIS ETERNE FAVENTE DIVO LAURENTIO ET DIVO EQUITIO PROTECTORE NOSTRO A.D. MCCCCCCI».

Una formula di straordinaria intensità religiosa, che può essere tradotta come: “Quest’opera è stata restaurata a lode di Dio e della Madre Maria per convocare i fedeli affinché ottengano il premio della felicità eterna, sotto il patrocinio di San Lorenzo e di San Equizio, nostro protettore”. Nella stessa campana compare inoltre la firma dei fonditori: «DONNUS PETRUS ET IOSEPH DONATI FRATRES DE AQUILA FECERUNT».

A rendere ancora più riconoscibile l’opera è il simbolo della lucertola — o salamandra — utilizzato dalla famiglia Donati come una vera e propria firma artistica. Un marchio identitario che compare anche su un’altra campana di dimensioni minori conservata nel complesso campanario della Cattedrale, anch’essa probabilmente proveniente dalla chiesa di Santa Margherita di Forcella.

Su questa seconda campana è incisa un’altra celebre formula: «MENTEM SANCTAM SPONTANEAM HONOREM DEO ET PATRIE LIBERATIONEM AMEN».

Parole antichissime e dense di significato, tradizionalmente legate al culto di Sant’Agata, che evocano la purezza dell’animo, l’onore dovuto a Dio e la liberazione della patria. Anche qui compare la firma dei fonditori: «D. PETRUS ET EUSEBIUS DONATI FRATRES DE AQUILA FECERUNT A.D. MCCCCCCXVII».

Le campane aquilane non sono mai state semplicemente strumenti liturgici. Esse hanno rappresentato nei secoli una vera infrastruttura sonora della città. Attraverso i loro rintocchi si annunciavano le celebrazioni religiose, ma anche i pericoli, gli incendi, le convocazioni pubbliche, i lutti cittadini e le grandi feste civiche. Il suono del Duomo accompagnava il mercato di Piazza Maggiore, orientava le giornate degli artigiani e dei commercianti, dava voce ai tempi della comunità.

Per questo motivo, il ritorno delle campane della Cattedrale di San Massimo assume oggi un valore che supera la dimensione puramente ecclesiale. È il recupero di una memoria sonora collettiva che per anni era rimasta sospesa nel silenzio imposto dal terremoto. In una città dove la ricostruzione materiale procede insieme alla necessità di una ricostruzione identitaria e spirituale, quei rintocchi sembrano quasi voler ricucire il rapporto interrotto tra la città e il suo cuore storico.

La speranza, sempre più concreta, è che il completamento dei lavori possa condurre entro la fine del 2026 alla riapertura della Cattedrale. Sarebbe un evento dal forte valore simbolico per tutta la comunità aquilana e per il cammino che la città sta vivendo nel contesto di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.

Nel frattempo, però, le campane hanno già ripreso a fare ciò che per secoli hanno sempre fatto: richiamare, unire, ricordare. E forse proprio in questo ritorno del suono si coglie uno dei segni più profondi della rinascita dell’Aquila.

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