Movimenti d’amore, nella omelia di papa Leone XIV
1 mese ago

«Cari fratelli e sorelle, oggi, Festa della Presentazione del Signore, il Vangelo ci parla di Gesù che, nel Tempio, è riconosciuto e annunciato come il Messia da Simeone e Anna (cfr Lc 2,22-40). Ci presenta l’incontro tra due movimenti d’amore: quello di Dio che viene a salvare l’uomo e quello dell’uomo che attende con fede vigile la sua venuta»; papa Leone XIV ha presieduto oggi, nella Basilica di San Pietro, la celebrazione eucaristica, nella Festa della Presentazione di Gesù al tempio e nella XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata.
Nella sua omelia, il Vescovo di Roma ha spiegato – ulteriormente – questa divina opzione preferenziale dell’abbassamento e il vivo desiderio delle creature di innalzarsi verso di Lui: «Da parte di Dio, l’essere Gesù presentato come figlio di una famiglia di poveri nel grande scenario gerosolimitano, ci mostra come Egli si offra a noi nel pieno rispetto della nostra libertà e nella piena condivisione della nostra povertà. Nel suo agire non c’è infatti nulla di costringente, ma solo la potenza disarmante della sua disarmata gratuità. Da parte dell’uomo, di contro, nei due vegliardi, Simeone e Anna, l’attesa del popolo d’Israele è rappresentata al suo zenit, come apice di una lunga storia di salvezza, che si snoda dal giardino dell’Eden ai cortili del Tempio; una storia segnata da luci e ombre, cadute e riprese, ma sempre percorsa da un unico vitale desiderio: ristabilire la piena comunione della creatura con il suo Creatore. Così, a pochi passi dal “Santo dei Santi”, la Fonte della luce si offre come lampada al mondo e l’Infinito si dona al finito, in un modo così umile da passare quasi inosservato».
Rivolto, particolarmente, alle persone consacrate, il Santo Padre ha affermato: «Carissimi, carissime, la Chiesa vi chiede di essere profeti: messaggeri e messaggere che annunciano la presenza del Signore e ne preparano la via. Per usare le espressioni di Malachia, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, essa vi invita a farvi, nel vostro generoso “svuotarvi” per il Signore, bracieri per il fuoco del Fonditore e vasi per la lisciva del Lavandaio (cfr Mal 3,1-3), affinché Cristo, unico ed eterno Angelo dell’Alleanza, presente anche oggi tra gli uomini, possa fonderne e purificarne i cuori con il suo amore, con la sua grazia e con la sua misericordia. E questo siete chiamati a fare prima di tutto attraverso il sacrificio della vostra esistenza, radicati nella preghiera e pronti a consumarvi nella carità».
La parola del Pontefice ha ricordato la testimonianza di tanti uomini e donne di Dio che – durante la storia – si sono donati a Lui e agli altri: «I vostri fondatori e le vostre fondatrici, docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato modelli meravigliosi di come vivere fattivamente questo mandato. In continua tensione fra terra e Cielo, essi con fede e coraggio si sono lasciati trasportare, partendo dalla Mensa Eucaristica, chi al silenzio dei chiostri, chi alle sfide dell’apostolato, chi all’insegnamento nelle scuole, chi alla miseria delle strade, chi alle fatiche della missione. E con la stessa fede sono tornati, ogni volta, umilmente e sapientemente, ai piedi della Croce e davanti al Tabernacolo, per offrire tutto e ritrovare in Dio la sorgente e la meta di ogni loro azione. Con la forza della grazia si sono lanciati anche in imprese rischiose, facendosi presenza orante in ambienti ostili e indifferenti, mano generosa e spalla amica in contesti di degrado e di abbandono, testimonianza di pace e di riconciliazione in mezzo a scenari di guerra e di odio, pronti anche a subire le conseguenze di un agire controcorrente che li ha resi in Cristo “segno di contraddizione” (Lc 2,34), a volte fino al martirio».
Le sue riflessioni hanno guardato anche all’attuale contesto che viviamo: «Anche oggi, infatti, con la professione dei consigli evangelici e con i molteplici servizi di carità che offrite, voi siete chiamati a testimoniare, in una società dove fede e vita sembrano sempre più allontanarsi l’una dall’altra, in nome di una concezione falsa e riduttiva della persona, che Dio è presente nella storia come salvezza per tutti i popoli (cfr Lc 2,30-31). A testimoniare che il giovane, l’anziano, il povero, il malato, il carcerato, hanno prima di tutto il loro posto sacro sul suo Altare e nel suo Cuore, e che al tempo stesso ciascuno di loro è un santuario inviolabile della sua presenza, davanti al quale piegare le ginocchia per incontrarlo, adorarlo e glorificarlo.
Ne sono segno i numerosi “presidi di Vangelo” che molte vostre comunità mantengono nei contesti più vari e impegnativi, anche in mezzo ai conflitti. Non se ne vanno; non scappano; rimangono, spoglie di tutto, per essere richiamo, più eloquente di mille parole, alla sacralità inviolabile della vita nella sua più nuda essenzialità, facendosi eco, con la loro presenza – anche là dove tuonano le armi e dove sembrano prevalere la prepotenza, l’interesse e la violenza – delle parole di Gesù: “Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché […] i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre” (Mt 18,10)».
Il pensiero finale del Papa ha riguardato la centrale realtà della preghiera, nella vita consacrata: «E vorrei fermarmi, in proposito, sulla preghiera del vecchio Simeone, che tutti recitiamo ogni giorno: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza” (Lc 2,29-30). La vita religiosa, infatti, col suo distacco sereno da tutto ciò che passa, insegna l’inseparabilità tra la cura più autentica per le realtà terrene e la speranza amorosa in quelle eterne, scelte già in questa vita come fine ultimo ed esclusivo, capace di illuminare tutto il resto. Simeone ha visto in Gesù la salvezza ed è libero davanti alla vita e alla morte. «Uomo giusto e pio» (Lc 2,25), assieme ad Anna, che “non si allontanava mai dal Tempio” (ibid. v. 37), tiene fisso lo sguardo sui beni futuri».

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