“Prendete e mangiatene tutti”: il vescovo Michele Fusco e la Lettera pastorale verso il Congresso Eucaristico diocesano

2 mesi ago

Prendete e mangiatene tutti

Sulmona - Non un documento da archiviare sugli scaffali delle sacrestie, ma una parola da consegnare di persona, comunità per comunità. È con questo stile che Michele Fusco, vescovo di Sulmona-Valva, sta attraversando la diocesi per presentare la sua nuova Lettera pastorale “Prendete e mangiatene tutti”, pubblicata in vista del Congresso Eucaristico Diocesano in programma nell’ottobre 2026.

Il presule ha scelto di incontrare direttamente sacerdoti, religiosi e laici nelle cinque foranie del territorio, trasformando la consegna del testo in un vero cammino ecclesiale. Il calendario ha preso avvio lunedì 23 febbraio nella forania di Introdacqua, ad Anversa degli Abruzzi, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Giovedì 26 febbraio è stata la volta della forania di Corfinio, nella Concattedrale di San Pelino. Lunedì 2 marzo l’appuntamento ha riunito la forania di Popoli nella chiesa di San Francesco; oggi 5 marzo il Vescovo incontrerà le comunità della forania di Castel di Sangro nella chiesa di San Giovanni; il ciclo si concluderà martedì 10 marzo a Sulmona, nella chiesa di Santa Maria della Tomba, con l’incontro della forania cittadina. Ogni tappa prevede un momento di catechesi sul contenuto della Lettera e si chiude con l’adorazione eucaristica, segno concreto di quel ritorno all’altare che il Vescovo chiede alla sua Chiesa.

La Lettera, datata 4 febbraio 2026, ottavo anniversario dell’ingresso di Mons. Fusco in diocesi, si colloca nel solco di un percorso che intreccia visita pastorale, cammino sinodale e ora preparazione al Congresso Eucaristico. Fin dalle prime righe il tono è quello di un padre che parla alla sua famiglia spirituale: «In questo tempo favorevole – scrive – sento il dovere e la gioia di richiamare l’attenzione della nostra Chiesa sul dono dell’Eucaristia, cuore della fede e sorgente della vita ecclesiale».

Non è una riflessione astratta. Il Vescovo attinge alla grande tradizione dei Padri della Chiesa, da Ignazio di Antiochia, che definiva l’Eucaristia “farmaco di immortalità”, a Ireneo di Lione, per ribadire che nel pane e nel vino consacrati non riceviamo “qualcosa”, ma incontriamo “Qualcuno”: la Persona viva del Risorto che continua a rendersi contemporanea. L’Eucaristia, ricorda il presule citando il Concilio Vaticano II, è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana». Da qui nasce la Chiesa, da qui riparte ogni autentico rinnovamento.

Un passaggio centrale del testo riguarda l’unità tra Parola ed Eucaristia. La comunità cristiana vive di due mense inseparabili: l’ascolto delle Scritture e lo spezzare il Pane. Senza la Parola, l’Eucaristia rischia di ridursi a rito; senza l’Eucaristia, la Parola rimane teoria. È nello stile dei discepoli di Emmaus che la Chiesa è chiamata a riconoscere il Signore: mentre Egli spiega le Scritture e quando spezza il pane. In questa dinamica si radica anche la dimensione sinodale: una comunità che ascolta prima di parlare, che accoglie prima di giudicare, che condivide prima di possedere.

La meditazione si sviluppa attorno ai verbi dell’Ultima Cena. “Prendete” indica un dono che precede ogni merito: l’Eucaristia è grazia, iniziativa di Dio che si china sull’uomo. Mons. Fusco mette in guardia dal rischio dell’abitudine e invita a riscoprire silenzio, adorazione, stupore. Con il richiamo a figure come Giovanni Crisostomo e Ambrogio di Milano, ma anche al pensiero liturgico di Romano Guardini, il Vescovo sottolinea che nella liturgia non siamo protagonisti, ma destinatari di un’azione che ci supera e ci salva.

“Mangiatene” apre invece alla dimensione trasformante del Sacramento. L’Eucaristia entra nella concretezza dell’esistenza, guarisce le ferite, ricostruisce la comunione spezzata. Forte è il legame con la Riconciliazione: il perdono prepara il cuore, la Comunione lo colma. Con Agostino d'Ippona il Vescovo ricorda che non è Cristo a trasformarsi in noi, ma siamo noi a essere trasformati in Lui. E con Karl Rahner evidenzia come la fede, nell’Eucaristia, si faccia concreta e quotidiana, plasmando famiglie, giovani, anziani, malati.

Il terzo verbo, “tutti”, restituisce l’orizzonte universale del Pane spezzato. L’Eucaristia genera la Chiesa come comunione e supera ogni individualismo. Riprendendo il pensiero di Joseph Ratzinger, Mons. Fusco ribadisce che la Comunione non è mai un atto privato, ma inserisce nel “noi” ecclesiale. Non può esserci autentica partecipazione all’altare senza un impegno concreto per la fraternità, la solidarietà, l’attenzione ai poveri. È lo stesso orientamento richiamato più volte da Papa Francesco: l’Eucaristia spinge a uscire da sé stessi e a cercare la comunione con tutti.

Ampio spazio è dedicato anche al sacerdozio, che nasce dal “Fate questo in memoria di me”. Il Vescovo esprime gratitudine ai presbiteri che, anche nei piccoli borghi dell’Appennino abruzzese, continuano quotidianamente a spezzare il Pane della Parola e dell’Eucaristia. La celebrazione, tuttavia, non può restare chiusa nel tempio: deve tradursi in stile di vita, in missione, in servizio. L’immagine evangelica della moltiplicazione dei pani diventa icona di una Chiesa chiamata a non congedare la folla, ma a farsi carico della fame materiale e spirituale del territorio.

Nelle ultime pagine, la Lettera si fa programma pastorale concreto: riscoperta della domenica come Pasqua settimanale, cura della qualità e della bellezza delle celebrazioni, promozione dei ministeri liturgici, centralità dell’adorazione eucaristica, formazione a tutte le età, rafforzamento del legame tra Eucaristia e carità. Un percorso che punta a far crescere non semplicemente il numero delle Messe, ma la loro intensità spirituale e la loro incidenza nella vita.

Il cammino verso il Congresso Eucaristico Diocesano si configura così come un tempo di grazia che coinvolge l’intera Chiesa di Sulmona-Valva. Non un evento isolato, ma un processo che passa attraverso l’ascolto, l’adorazione e la conversione pastorale. Attraversando le foranie e incontrando i fedeli uno ad uno, Mons. Fusco sta consegnando non solo un testo, ma una direzione: rimettere davvero l’Eucaristia al centro, perché dall’altare riparta una Chiesa più unita, più missionaria e più capace di speranza per la Valle Peligna e per tutti i territori della diocesi.

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