Un unico mistero di amore

11 minuti ago

«Un unico mistero di amore: lo sono la santità e la morte, che abbiamo celebrato nella solennità di ieri e che stiamo commemorando nella santa messa di oggi»: con queste espressioni, ieri pomeriggio – nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, “Anime Sante” – il nostro Arcivescovo, Monsignor Antonio D’Angelo, ha iniziato il pensiero omiletico, presiedendo la Celebrazione Eucaristica Stazionale, la quale ha chiuso la giornata del 2 novembre nella nostra Diocesi e ha aperto all’Ottavario di preghiera per tutti i defunti. Il ricordo – in questo particolare giorno – è andato a tutti i defunti dell’Arcidiocesi morti nell’anno in corso.

Durante l’omelia, l’Arcivescovo ha ricordato ai fedeli presenti il richiamo dello Spirito alla santità, la quale si lega fortemente al mistero della morte: «Il termine mistero ci fa pensare a una realtà estranea alla nostra natura umana; tuttavia, essa va interpretata secondo le categorie della fede, cioè a partire dalla Risurrezione di Gesù, vita e salvezza che, in abbondanza e gratuitamente, raggiungono ogni persona umana».

I richiami alla liturgia – offerti da Monsignor D’Angelo – confermano i passi dei credenti nella speranza; essa viene generata dall’azione della Grazia e, primieramente, dal dono che Dio Padre elargisce, consegnando alla storia e alla umanità il Figlio Unigenito; «Solo in Lui possiamo affrontare la morte senza scoraggiamento. San Francesco d’Assisi – la cui Pasqua stiamo celebrando dopo otto secoli – ci offre una testimonianza di compimento: la sua fede e la sua santità rivelano armonia e pace, anche nell’andare incontro alla morte».

La Commemorazione di tutti i fedeli defunti ci ricorda l’origine e il compimento di ogni pellegrinaggio terreno: la definitiva vita intima trinitaria, che desidera avvolgere in un unico abbraccio l’intera umanità. La Parola ascoltata, celebrata e meditata in questo giorno riscrive nel cuore la certezza che ciascuno di noi può accogliere e custodire quella beatitudine che il Signore ha preparato – dall’eternità – per tutti i suoi figli; e che la personale libertà è chiamata a esperire e testimoniare anche agli altri.

Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo ha benedetto e insensato il presbiterio, come segno e ricordo di tuttti i defunti.

 

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