V Convegno storico e pastorale. Petrocchi: «Il perdono, via di rinascita»
1 giorno ago

L’AQUILA – Il perdono come forza capace di rigenerare la persona, la Chiesa e la società è stato al centro dell’intervento del cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo emerito dell’Aquila, al V Convegno storico e pastorale «Per una cultura del perdono. Celestino V tra storia, pastorale e orizzonti contemporanei», svoltosi oggi, 22 agosto, all’Aquila e inserito nel programma della 732ª Perdonanza Celestiniana.
Promosso dall’Arcidiocesi dell’Aquila e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio”, il Convegno ha registrato una significativa partecipazione, con circa centocinquanta convegnisti presenti in sala, oltre a una ventina di autorità civili e militari. Tra queste il Prefetto dell’Aquila, dott. Vito Cusumano. Presenti l’Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, mons. Antonio D’Angelo, mons. Orlando Antonini, Arcivescovo e Nunzio Apostolico, insieme ai rappresentanti delle istituzioni cittadine e regionali.
Ad aprire la mattinata sono stati i saluti istituzionali di mons. Antonio D’Angelo; di Roberto Santangelo, Assessore alla Cultura della Regione Abruzzo; di Maurizio D’Antonio, Presidente della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi; di Fabrizio Marinelli, Presidente della Fondazione CARISPAQ e di Raffaele Daniele, Vice Sindaco dell’Aquila e Coordinatore del Comitato Perdonanza.
Giunto alla quinta edizione, il Convegno prosegue il percorso di studio dedicato alla figura di Celestino V e all’eredità storica, ecclesiale e culturale della Perdonanza. L’iniziativa, sostenuta dal Comitato Perdonanza, dal Consiglio regionale d’Abruzzo e dalla Fondazione CARISPAQ, nell’anno di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura ha posto al centro una domanda particolarmente attuale: quale contributo possa offrire alla società contemporanea una città che da oltre sette secoli custodisce il messaggio celestiniano del perdono.
La mattinata ha messo a confronto prospettive diverse. La prof.ssa Alessandra Bartolomei Romagnoli, docente presso la Pontificia Università Gregoriana e studiosa da molti anni delle fonti celestiniane, ha affrontato il tema «Celestino V. L’eremita, il Pontefice, il Santo: origini storiche di una cultura del perdono». Il prof. Luca Pezzuto, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Arte e Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi dell’Aquila, ha approfondito il culto e l’iconografia di Celestino V, mentre il dott. Walter Capezzali, Presidente emerito della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, ha proposto una riflessione sul rapporto tra Celestino V e la cultura del perdono, presentando gli Atti del IV Convegno Storico e Pastorale, celebrato il 23 agosto 2025, una copia dei quali è stata consegnata in omaggio ai partecipanti.
Particolare rilievo ha assunto la relazione del cardinale Giuseppe Petrocchi, «La Perdonanza Celestiniana e L’Aquila Capitale del Perdono. Il perdono come via di rinascita per la Chiesa e la società». L’Arcivescovo emerito, che negli undici anni del suo episcopato aquilano ha contribuito a rilanciare la dimensione spirituale ed ecclesiale della Perdonanza e l’immagine dell’Aquila come “Capitale del Perdono”, ha sviluppato il tema nelle sue valenze evangelica, etica, psicologica, sociale ed ecclesiale.
Al fondamento di ogni autentica esperienza del perdono, ha ricordato Petrocchi, vi è la misericordia ricevuta da Dio: l’essere stati perdonati diventa la ragione per perdonare il prossimo. Da questa misericordia nasce anche la Chiesa, chiamata a fare dell’amore che giunge fino al perdono un tratto essenziale della propria identità e della propria missione.
Il Cardinale ha insistito sul rapporto tra perdono e giustizia. Perdonare non significa dimenticare il male subito, né rinunciare alla ricerca della giustizia. Il perdono si oppone al rancore e alla vendetta, non alla giustizia, e non può essere confuso con l’impunità. Esso interrompe piuttosto il meccanismo attraverso il quale il male ricevuto continua a produrre altro male, aprendo la possibilità di ricomporre i legami spezzati.
Anche sul piano personale il perdono possiede, secondo Petrocchi, una forza liberante. Il rancore finisce anzitutto per ferire chi lo conserva, mentre perdonare favorisce un rapporto più equilibrato con se stessi e con gli altri, diventando una scelta «intelligente, lungimirante e maturativa».
La riflessione si è quindi allargata alla società e alle lacerazioni del tempo presente. Una vera cultura del perdono può contribuire a ricostruire relazioni e comunità, facendo procedere insieme giustizia e riconciliazione. In questo contesto Petrocchi ha richiamato l’insegnamento di san Giovanni Paolo II: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono».
Sul versante ecclesiale, il Cardinale ha indicato la Chiesa come «Casa e Scuola del Perdono». La misericordia appartiene alla sua stessa identità e l’arte del perdonare non si improvvisa, ma richiede un cammino quotidiano di conversione, sostenuto dalla fede, dalla carità e dalla speranza.
La parte conclusiva dell’intervento ha ricondotto queste diverse dimensioni alla «perenne lezione» della Perdonanza Celestiniana. Pietro del Morrone aveva compreso che il cammino evangelico passa attraverso la misericordia «accolta, vissuta e donata». Da questa consapevolezza nacque la Perdonanza, il cui messaggio continua, dopo 732 anni, a proporre un percorso di rinnovamento personale, ecclesiale e sociale.
La sua vocazione, ha ricordato Petrocchi, è mostrare una Chiesa «dalle braccia spalancate», capace di rivolgersi ad ogni uomo e a tutto l’uomo. È proprio in forza di questo carisma celestiniano che Papa Francesco ha definito L’Aquila «Capitale del Perdono». In un tempo dolorosamente segnato da guerre e contrapposizioni, il Cardinale ha concluso affidando all’esempio di Celestino V l’invito a diventare testimoni dell’amore che perdona e «artigiani della pace».
Il percorso di studio avviato cinque anni fa proseguirà nel 2027. Nel corso della mattinata è stata infatti annunciata la data del VI Convegno Storico e Pastorale, che si terrà sabato 21 agosto 2027, in un anno particolarmente significativo per la memoria celestiniana. Il prossimo anno ricorreranno infatti i settecento anni dall’arrivo all’Aquila del corpo di san Pietro Celestino, avvenuto il 27 gennaio 1327, quando le spoglie del Santo furono portate da Ferentino verso l’Abruzzo dai monaci celestini Biagio da Forcapalena e Pietro da Rascino. Da allora il corpo di Celestino V è custodito nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Il VII centenario offrirà dunque anche al VI Convegno l’occasione per rileggere sette secoli di presenza, devozione e memoria che hanno reso ancora più profondo il legame tra Celestino V, L’Aquila e la Perdonanza.

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