Il compimento nella missione. La terza Predica quaresimale di fra Roberto Pasolini
1 mese ago

«In questa terza meditazione vogliamo fare un ulteriore passo: conversione e fraternità non sono ancora il punto di arrivo, perché il compimento della vita cristiana avviene anche nella missione, nell’andare verso gli altri. Ciò che Francesco aveva ricevuto da Dio: una sensibilità rinnovata, la gioia e il martirio dei fratelli non poteva essere trattenuto, ma doveva raggiungere e toccare la vita degli altri»; fra Roberto Pasolini, Frate Minore Cappuccino lombardo, ha dettato questa mattina, nella Aula Paolo VI in Vaticano, la terza Predica per questa Quaresima 2026, alla presenza del Vescovo di Roma Leone XIV e dei membri della Curia Romana.
Ha – dunque – spiegato il Predicatore della Casa Pontificia: «Faremo un cammino in cinque punti: anzitutto il primato della testimonianza di vita sulla parola che diciamo; poi lo stile della missione, che è quello di farsi accogliere, prima ancora che donare qualcosa agli altri; poi la capacità e l’arte di attendere le domande, prima di anticipare le nostre eventuali risposte; quindi guarderemo anche alla fecondità dell’incontro con l’altro, ripensando al viaggio di Francesco in Egitto, quando incontra il Sultano; e, infine, il paradosso evangelico che Francesco chiama addirittura con una parola forte come la “sottomissione agli altri” come forma della vita cristiana».
Fra Roberto ha dischiuso il dono della Rivelazione, veicolandolo per mezzo della testimonianza sanfrancescana: «Dio non si è imposto all’uomo, ma glia ha fatto spazio; non ha custodito gelosamente la sua grandezza, l’ha dischiusa: questa è la forma dell’amore. Ecco perché annunciare Cristo da una posizione di superiorità o di controllo rischia di tradire proprio quel Vangelo che vorremmo comunicare. La nostra autorevolezza non nasce da un ruolo, ma da un modo di vivere che accetta di entrare in questo dinamismo di amore. È ciò che Francesco ha intuito quando ha voluto chiamare i suoi frati “minori”; assegnando loro non un titolo, non un ruolo, ma un modo concreto di stare al mondo e di porsi accanto agli altri. E credo che – forse – proprio questa piccolezza, questa umiltà vissuta, sia ciò che rende fecondo ogni annuncio del Vangelo. Quando abbiamo in noi la forza di non imporci – ha proseguito, nella propria riflessione, Pasolini – di concedere spazio, qualcosa di grande può sempre accadere: negli altri, ma anche dentro di noi; perché ogni creatura, quando viene accolta e non forzata, può lasciare emergere in modo libero tutto il bene che porta dentro di sé, quel bene in cui noi crediamo è già presente il mistero di Cristo».

Potrebbe interessarti