Cristo nostra Pasqua, con papa Leone XIV, nella Guinea Equatoriale

18 ore ago

«L’Eucaristia racchiude davvero tutto il bene spirituale della Chiesa: è Cristo nostra Pasqua che si dona a noi, è il Pane vivo che ci sazia, è la presenza che ci rivela l’amore infinito di Dio per tutta la famiglia umana e il suo venire incontro a ogni donna e ogni uomo anche oggi»; papa Leone XIV – ieri, mercoledì 22 aprile – ha presieduto la Santa Messa, nella Basilica Cattedrale dell’Immacolata Concezione (Mongomo); la sua omelia era iniziata con queste espressioni di gioia: «Siamo riuniti per ascoltare la Parola del Signore e celebrare il Memoriale che Egli ci ha lasciato come culmine e fonte della vita e della missione della Chiesa».

In quest’ultima tappa del Viaggio Apostolico, nella Guinea Equatoriale, il Vescovo di Roma – prendendo spunto dalla liturgia celebrata – ha esortato i fedeli a perseverare nel bene e nella semina del Regno: «Così, fratelli e sorelle, anche se non sempre le situazioni personali, familiari e sociali che viviamo sono favorevoli, possiamo confidare nell’opera del Signore, che fa germogliare il seme buono del suo Regno per vie a noi sconosciute, anche quando sembra che tutto attorno a noi sia arido, e perfino nei momenti di oscurità. Con questa fiducia, radicata più nella forza del suo amore che nei nostri meriti, siamo chiamati a restare fedeli al Vangelo, ad annunciarlo, a viverlo in pienezza e a testimoniarlo con gioia. Dio non ci farà mancare i segni della sua presenza e, ancora una volta, come ci ha detto Gesù nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, sarà per noi “pane della vita”, che sazierà la nostra fame (cfr Gv 6,35). Qual è la fame che sentiamo? E di cosa ha fame oggi questo Paese? Il motto per la mia visita è «Cristo, luce della Guinea Equatoriale verso un futuro di speranza», e forse proprio questa oggi è la fame più grande: c’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità. E non si tratta di un futuro ignoto, che dobbiamo attendere in modo passivo, ma di un avvenire che proprio noi, con la grazia di Dio, siamo chiamati a costruire. Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona. È necessario, perciò, che tutti i battezzati si sentano coinvolti nell’opera di evangelizzazione, diventino apostoli di carità e testimoni di una nuova umanità. Si tratta di prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione. Tante sono le ricchezze naturali di cui il Creatore vi ha dotato: vi esorto a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti. Che il Signore vi aiuti a diventare sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati. Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana: penso ai più poveri, alle famiglie in difficoltà; penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti».

Nella celebrazione eucaristica di questa mattina – nello Stadio di Malabo – il Pontefice ha lodato Dio per la sua gratuita bontà e per la sua misericordia infinita: «Grazie, Signore! Noi ti lodiamo e ti benediciamo, perché hai voluto diventare per noi Eucaristia, pane di vita eterna, affinché noi potessimo vivere per sempre. […] Egli ci ama per primo, sempre: la sua parola è per noi Vangelo, e nulla abbiamo di meglio da annunciare nel mondo. Questa evangelizzazione ci coinvolge tutti a cominciare dal Battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza. Attraverso la nostra testimonianza, l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa!».

A conclusione del Viaggio Apostolico nel continente africano, Leone XIV ha affermato: «Parto dall’Africa con un tesoro inestimabile di fede, di speranza e di carità: è un tesoro grande, fatto di storie, di volti, di testimonianze gioiose e sofferte che arricchiscono grandemente la mia vita e il mio ministero di successore di Pietro».

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