Alla scoperta della enciclica Magnifica Humanitas. Capitolo secondo
8 ore ago

Il capitolo secondo della prima Lettera Enciclica del Vescovo di Roma Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, tratta dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa, al fine di rilanciare il valore centrale dello sviluppo integrale della persona umana, declinato come quel «processo in cui la crescita delle persone e dei popoli riguarda tutte le dimensioni dell’esistenza e apre il futuro anche alle generazioni che verranno» (82).
La Dottrina Sociale della Chiesa viene – quindi – definita dal Papa come «una realtà viva, in dialogo con la storia, le culture e le scienze, e nello stesso tempo custodisce un nucleo di verità che non tramonta»; la quale aiuta «a leggere le “cose nuove” del nostro tempo, alla luce della dignità fondamentale della persona umana. Ritengo che oggi, per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale. Sono convinto che il rapporto armonioso tra questi principi richieda che essi siano considerati congiuntamente, affinché risalti con chiarezza come si richiamano e si illuminano reciprocamente» (46).
All’inizio del presente capitolo, il Pontefice ricorda che le fondamenta dell’intero discorso rimangono trinitarie: «La Dottrina sociale della Chiesa ci riporta al cuore stesso della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo» (48). Esse chiamano – immediatamente – alla comunione, nella carità: «La sua dignità non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno» (50).
L’Enciclica – in questi numeri – pone l’indiscusso primato della persona umana, nella sua dignità; il cui valore «non dipende da ciò che realizza o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone. Nessun potere umano può legittimamente negarli o limitarli arbitrariamente» (51); si tratta della «dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere» (52); «questa dignità di ogni essere umano può essere detta infinita per due ragioni: perché è infinito l’amore di Dio che lo chiama all’amicizia con Lui, e perché è assolutamente incondizionata, nel senso che, anche cercando all’infinito, non si troverà mai nulla che possa cancellarla o smentirla» (53).
L’accento è posto sui diritti umani, in termini di «scelte concrete, nelle leggi, nell’accesso al lavoro, all’istruzione, alle responsabilità sociali e politiche, nel modo in cui la società ascolta e valorizza il contributo delle donne» (57); «sono le persone concrete che contano, ciascuna di loro e le loro famiglie. I movimenti sociali, le grandi proclamazioni politiche a favore del popolo e le ideologie comunitarie non servono a nulla se non finiscono per orientarsi alla promozione delle persone – uomini e donne – con i loro diritti inalienabili. Allo stesso modo, non basta esaltare la libertà individuale o l’iniziativa privata, se poi si accetta che una moltitudine di persone continui a vivere senza un lavoro dignitoso, senza tutele, senza accesso ai beni fondamentali» (58).
I numeri dal 59 al 64 della Magnifica Humanitas sono dedicati al bene comune; il 66 si occupa della destinazione universale dei beni; il 68 tratta, invece, della sussidiarietà: «il principio secondo il quale ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori. Le istituzioni di livello superiore devono riconoscere, proteggere e promuovere la libertà e la creatività dei livelli inferiori, coordinandone i contributi perché cooperino efficacemente al bene comune» (68); la corresponsabilità è messa in evidenza nel numero 70. Il principio della solidarietà viene declinato in chiave relazionale: «la fraternità non è soltanto un’aspirazione interiore di chi crede, ma una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi. La solidarietà, allora, è il riconoscimento concreto che il destino di ciascuno è legato al destino di tutti» (73). I numeri 77-81 sono indirizzati agli approfondimenti della giustizia sociale: «L’idea di “giustizia sociale” aiuta a riconoscere che le ingiustizie non nascono solo da scelte sbagliate dei singoli, ma anche da strutture, meccanismi, assetti economici e culturali che producono disuguaglianza quasi automaticamente. […] Essa mira a ricomporre legami spezzati e a reintegrare chi è stato escluso, tenendo conto delle ferite lasciate dalle ingiustizie: guerre, colonialismo, discriminazioni razziali o di genere, violenze contro interi popoli, sfruttamento. Ciò può significare restituire dignità e voce a chi è stato ignorato, favorire percorsi di guarigione della memoria collettiva, contrastare leggi e pratiche discriminatorie, sostenere concretamente chi porta ancora oggi le conseguenze di torti subiti in passato» (79).

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