Alla scoperta della enciclica Magnifica Humanitas. Capitolo terzo
3 ore ago

Il terzo capitolo della enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV porta il titolo: “Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA”. Il Pontefice premette subito: «Desidero volgere lo sguardo su alcune sfide che toccano da vicino il nostro modo di abitare questo tempo. L’immagine biblica che accompagna queste pagine è quella di una costruzione: da un lato la torre di Babele, dove l’opera comune è guidata da un progetto di dominio che finisce per disumanizzare (cfr Gen 11,1-9); dall’altro le rovine di Gerusalemme, che sotto Neemia vengono ricostruite pezzo per pezzo, come opera di responsabilità condivisa (cfr Ne 2-6). Siamo chiamati a interrogarci sul grande cantiere della nostra epoca: cosa stiamo costruendo? Mentre lo sviluppo tecnologico cambia rapidamente linguaggi, relazioni, istituzioni e forme di potere, noi credenti dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanità che ci è data in dono»; al fine di essere pienamente incarnati nell’oggi della storia e saper professare la fede nelle attuali dinamiche esistenziali: «Non si tratta di una scelta sul nostro futuro, ma sul nostro presente, perché l’intelligenza artificiale e le altre tecnologie emergenti sono già parte del nostro quotidiano» (90). Per tale motivo, prosegue l’Enciclica: «Incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà, di mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una società più umana e fraterna» (91).
Il Pontefice indica la strada del discernimento, per cogliere le intricate trame della avventura umana: «Di fronte a questa concentrazione di potere nel mondo digitale, i grandi principi della Dottrina sociale diventano criteri per giudicare e discernere il nuovo scenario: la dignità inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale. Essi chiedono di verificare se il potere delle infrastrutture digitali e degli algoritmi favorisca davvero partecipazione e responsabilità, protegga i più fragili, assicuri un accesso equo alle opportunità e resti ordinato al bene di tutti. Su queste premesse possiamo ora considerare più da vicino che cosa sia l’intelligenza artificiale, quali possibilità apra e quali rischi comporti» (96). L’auspicio della Magnifica Humanitas è quello che – accanto alla sempre più pervasiva tecnologia – permangano i valori di: «amore, lavoro, amicizia, responsabilità; […] l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente» (99).
Le riflessioni del Santo Padre rilanciano importanti questioni circa la responsabilità di chi “manovra” l’IA (cfr. 102-111); accanto ai principi della destinazione universale dei beni, del bene comune, della giustizia sociale, e della sussidiarietà. Ecco la centralità che emerge da questi numeri della Lettera del Papa: «Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: “disarmare”. Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita» (110); dinamiche legate alla vocazione della prossimità: «La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani. Questa capacità si apprende e si perfeziona con l’esperienza» (114).
Leone XIV mette in evidenza il nevralgico limite dell’attuale sviluppo della tecnologia e della IA: «Per questo è necessario distinguere con chiarezza: una cosa è integrare le tecnologie in una visione umana e relazionale, un’altra è lasciarsi guidare da un immaginario che svaluta il limite e promette una “salvezza” puramente tecnica» (117); il quale si accompagna con: «la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento, l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio» (119).
Da questo terzo capitolo della Enciclica, emerge il valore della finitudine e del limite; come quelli della vulnerabilità, del dolore, e dei fallimenti (cfr. 122). Il bene richiede conversione, ci ricorda il Papa; e richiama a «un compimento che non deriva da una divinizzazione tecnologica, ma da quella operata dalla grazia di Dio ricevuta in Cristo» (126).
Siamo chiamati a una «ri-creazione dell’umano» (127), trascendendo noi stessi e donando la carità che riceviamo per grazia; siamo chiamati alla relazione che libera e alla comunione che trasforma (cfr. 128).
«L’intelligenza creativa dell’essere umano è un dono che può alleviare sofferenze e aprire possibilità nuove, ma essa deve restare ordinata al bene comune, alla giustizia, alla cura dei fragili e del creato. In questo senso, la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire: un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere» (129).

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