Tradizione della Chiesa e ministero ordinato: l'armonia della comunione

2 giorni ago

Tradizione della Chiesa

Le riflessioni di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana e tra i più autorevoli teologi italiani del ministero ordinato, sulla possibilità di una  'presidenza condivisa dell'Eucaristia', con una donna che presiederebbe la liturgia della Parola e con un sacerdote che presiederebbe la liturgia eucaristica, hanno riaperto un confronto che interpella la vita della Chiesa. Un dibattito che merita di essere accolto senza contrapposizioni, lasciandosi guidare dalla Tradizione della Chiesa, che continua ad accompagnare il discernimento ecclesiale, valorizzando i segni dei tempi senza smarrire la fedeltà al Vangelo e al Magistero.

Ogni volta che nella Chiesa si affronta il tema del ministero ordinato si corre il rischio di restringere la riflessione a un'alternativa tra apertura e chiusura, tra innovazione e conservazione. È una semplificazione che non aiuta. La questione è ben più profonda, perché riguarda il volto stesso della Chiesa e la sua natura sacramentale.

Per questo le recenti considerazioni di mons. Erio Castellucci, da lui definite come una 'profezia della copresidenza', meritano anzitutto di essere ascoltate nella loro interezza. La sua autorevolezza non nasce soltanto dal ministero episcopale che oggi esercita, ma da un lungo percorso di studio e di insegnamento. Il suo volume Il ministero ordinato,  è un'opera che, ancora oggi, rappresenta uno dei riferimenti più autorevoli per la formazione teologica sul sacramento dell'Ordine, adottata in numerosi seminari, Istituti Superiori di Scienze Religiose e Facoltà ecclesiastiche, comprese diverse istituzioni pontificie. È anche alla luce di questo percorso che le sue recenti riflessioni chiedono di essere lette. Le sue parole nascono da una sincera sollecitudine pastorale e da una lettura dei segni dei tempi che possiamo definire profetica, perché invita la comunità ecclesiale a interrogarsi continuamente sulla propria capacità di annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Ma la profezia, nella Chiesa, non è mai un esercizio individuale. Essa vive dentro la comunione ecclesiale e trova nella Tradizione della Chiesa il luogo del proprio discernimento. La Tradizione non è il peso di un passato da difendere, ma la memoria viva dell'opera dello Spirito, che permette alla Chiesa di crescere senza perdere la propria identità.

Forse il punto da cui ripartire è un altro. Il ministero ordinato non si comprende anzitutto a partire dalle funzioni, ma dall'Eucaristia. È la liturgia che illumina la natura dei ministeri. La celebrazione eucaristica è un unico atto di culto nel quale la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica sono inseparabili. Dalla duplice mensa della Parola e del Pane nasce e si manifesta la Chiesa. È in questa unità che ogni ministero trova il proprio significato e la propria armonia.

Anche i ministeri istituiti acquistano qui il loro valore autentico. La scelta di Papa Francesco di aprire alle donne il lettorato, l'accolitato e il ministero del catechista non rappresenta un compromesso né un semplice adattamento ai tempi. È un passo ecclesialmente significativo, perché riconosce ministeri che scaturiscono dal Battesimo e che già da tempo arricchiscono la vita delle comunità cristiane. È un gesto che rende più evidente la corresponsabilità del Popolo di Dio e valorizza il contributo, spesso decisivo, delle donne nella missione della Chiesa.

Questa valorizzazione, tuttavia, non può essere interpretata come una tappa verso il ministero ordinato. Sarebbe una lettura riduttiva tanto del ministero ordinato quanto dei ministeri istituiti. La loro dignità non deriva dall'essere gradini di una medesima scala, ma dalla partecipazione, ciascuno secondo la propria natura, all'unica missione della Chiesa. La ricchezza dell'ecclesiologia cattolica consiste proprio nell'armonia delle vocazioni, dei carismi e dei ministeri, non nella loro omologazione.

È questa prospettiva che illumina anche il cammino sinodale. Il Sinodo non nasce per modificare la costituzione sacramentale della Chiesa, ma per aiutare il Popolo di Dio a discernere come vivere oggi con maggiore fedeltà la propria missione. La sinodalità è uno stile di ascolto, di corresponsabilità e di comunione; non sostituisce il Magistero, ma ne rende più partecipata la ricezione nella vita concreta delle comunità.

La domanda, allora, non è se la Chiesa debba cambiare, ma come possa continuare a rinnovarsi restando fedele a se stessa. È questo il significato più profondo della Tradizione della Chiesa: non impedire il cammino, ma orientarlo. La Tradizione rende possibile uno sviluppo autentico perché custodisce la sorgente da cui ogni novità trae la propria verità.

Il dibattito suscitato dalle riflessioni di mons. Castellucci può diventare, allora, una grazia. Non perché alimenti schieramenti, ma perché richiami tutti a guardare nuovamente al centro della vita ecclesiale: Cristo che continua a radunare il suo popolo attorno alla mensa della Parola e dell'Eucaristia.

Forse è proprio questa la consegna più preziosa che il confronto di questi giorni affida alle nostre comunità: non domandarci quale ministero sia più importante, ma come ogni ministero possa rendere più trasparente la presenza di Cristo. Quando la Chiesa si raccoglie attorno alla mensa della Parola e dell'Eucaristia, ogni carisma trova il suo posto, ogni vocazione il suo servizio, ogni ministero la sua ragion d'essere. È questa l'armonia che la Tradizione della Chiesa continua a custodire e a consegnare alle nuove generazioni: non un'eredità da conservare gelosamente, ma una sorgente viva dalla quale attingere, ogni giorno, la gioia del Vangelo.

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