Anniversario del sisma, L’Aquila ricorda e guarda avanti tra memoria e speranza

2 settimane ago

anniversario del sisma

L'Aquila - Nel segno dell’anniversario del sisma, L’Aquila si è raccolta questa mattina nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, in Piazza Duomo, cuore ferito e rinato della città, per commemorare il 17° anniversario del sisma del 2009. Un appuntamento che, ancora una volta, non è stato soltanto memoria, ma coscienza viva di una storia che continua a interrogare e a generare futuro.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. Antonio D'Angelo, Arcivescovo metropolita dell’Aquila, e concelebrata dal can. Daniele Pinton, Direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dell’emergenza e rettore della chiesa di S. Maria del Suffragio, da fra Simone Calvarese, Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini della Provincia del Centro Italia, e da alcuni sacerdoti. Presenti le principali autorità civili e militari dell’Aquila, tra cui il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il Prefetto dell’Aquila, dott. Vito Cusumano, e il Questore dell’Aquila, dott. Fabrizio Mancini, il direttore regionale della Protezione civile per l'Abruzzo, l'avv. Maurizio Scelli, il rettore dell'Università dell'Aquila, prof. Fabio Graziosi, il comandante interregionale per l'Abruzzo e Molise dell'esercito, il colonnello Alessandro Poli, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Pierfrancesco Oriolo, i rappresentanti dell'Amministrazione provinciale dell'Aquila, del comando provinciale dei Carabinieri e regionale dei Carabinieri forestali, del comando provinciale dei Vigili del fuoco, del 9° reggimento Alpini e un gruppo di parenti delle vittime. Durante la consacrazione sono stati letti, uno ad uno, i nomi delle 309 vittime, in un silenzio denso che ha restituito il peso e la dignità di ogni vita spezzata.

Nella sua omelia, l’arcivescovo D’Angelo ha collocato il dramma dell’anniversario del sisma dentro il cuore del mistero pasquale, indicando nella risurrezione di Cristo la chiave per leggere anche le ferite più profonde della storia. Ha ricordato come la Pasqua abbia riaperto un cammino nuovo per l’umanità, un passaggio in cui Cristo, scendendo negli inferi, raggiunge l’uomo fin nelle sue oscurità più radicali per restituirgli la luce della vita. In questo orizzonte ha fatto risuonare con forza le parole del Vangelo: “Non temete”, rivolte alle donne davanti al sepolcro vuoto. Parole che, ha spiegato, non cancellano lo sconvolgimento, ma lo attraversano, offrendo una presenza che consola e rimette in cammino.

Il riferimento all’esperienza del terremoto è stato diretto e intenso: come le donne del Vangelo, anche la comunità aquilana si è trovata davanti a un evento sconvolgente, incomprensibile, capace di ribaltare la vita. Eppure proprio lì, ha sottolineato, si inserisce l’annuncio cristiano: Cristo è vivo, non va cercato tra i morti. Il Risorto apre un varco oltre i limiti dell’esistenza, oltre la fragilità e oltre la morte stessa. D’Angelo ha insistito su questo passaggio decisivo: Dio non elimina i limiti, ma li assume e li trasforma, facendo rifiorire vita nuova proprio a partire da ciò che appare perduto.

Riprendendo le parole degli Atti degli Apostoli, l’arcivescovo ha evidenziato che “non era possibile” che la morte tenesse Cristo nel suo potere. In questa espressione ha indicato la forza “esplosiva” dell’amore di Dio, una potenza che continua a generare vita e che è stata consegnata all’umanità. È questa forza, ha detto, che sostiene nei momenti di prova, quando tutto sembra cedere, quando il dolore appare insuperabile. Non si tratta di una spiegazione facile del male, ma della certezza che, affidandosi a Dio, anche ciò che sembra definitivo può essere attraversato.

Nel cuore dell’anniversario del sisma, D’Angelo ha parlato della ferita lasciata dalla perdita delle 309 vittime, una ferita reale e profonda che non può essere negata. Ma ha richiamato anche il fatto che il Risorto porta su di sé i segni della passione: la guarigione non cancella la memoria, ma la trasfigura. Solo in Cristo, ha detto, è possibile uno sguardo che va oltre, capace di attraversare il dolore senza rimanerne prigionieri. La forza dell’amore, ha aggiunto, è più potente del male, anche quando questo si fa sentire con tutta la sua durezza.

Accanto alla memoria, l’arcivescovo ha indicato la rinascita della comunità come segno concreto di questa forza interiore. Il desiderio di futuro, la capacità di tornare ad abitare gli spazi, la volontà di ricostruire relazioni e tessuti sociali sono, ha spiegato, frutti di quella vita nuova seminata da Dio nel cuore dell’uomo. Non basta la sola tenacia umana, pur necessaria: serve una luce più grande, una “intelligenza del cuore” capace di orientare il cammino e di non arrendersi. È questa responsabilità condivisa che permette di proseguire nel percorso di ricostruzione, rendendo la comunità aquilana sempre più capace di fraternità e collaborazione.

Al termine della celebrazione, nel giorno dell’anniversario del sisma, è intervenuto il sindaco Pierluigi Biondi, che ha rivolto un saluto articolato e denso di riferimenti alla storia e all’identità della città. Ha parlato della memoria come presenza viva, non come semplice assenza, sottolineando come il dolore possa diventare energia per costruire il futuro. L’identità dell’Aquila, ha detto, nasce dall’intreccio tra storia e vita quotidiana, tra simboli e relazioni, tra radici e visione.

Il sindaco ha richiamato il valore del genius loci, quello spirito profondo che tiene insieme geografia e cultura, tradizione e innovazione, e che si manifesta tanto nei grandi simboli quanto nei gesti più semplici della vita quotidiana. In questo quadro, la tragedia del 2009 diventa parte di una storia più ampia, che oggi si apre anche alla prospettiva della città come Capitale italiana della cultura 2026. Un cammino che, ha ricordato, è stato possibile grazie alla determinazione degli aquilani, capaci di ricostruire con coraggio, passo dopo passo, senza rumore ma con perseveranza.

Nel suo intervento, Biondi ha allargato lo sguardo anche al contesto internazionale, segnato da nuove tensioni e conflitti, sottolineando come l’esperienza dell’Aquila possa parlare a un mondo che, come nella notte del sisma, cerca ancora un barlume di speranza. E proprio nella speranza, radicata nella fede e nella memoria, ha indicato la chiave per continuare a camminare, affidando alle nuove generazioni il compito di custodire e rinnovare questa eredità.

Le celebrazioni in ricordo del sisma del 2009, sono proseguite alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio con una celebrazione eucaristica alle 11.30, sempre in suffragio delle vittime del sisma del 2009 e nella Basilica dio S. Maria Collemaggio, con un concerto in memoria delle vittime del sisma, tenuto dalla Pontificia Cappella Sistina, alla presenza delle autorità cittadine e militari del Capoluogo di Regione.

In serata, sempre alla Chiesa del Suffragio, verrà celebrata una S. Messa, presieduta dal can. Daniele Pinton, Direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dell’emergenza, in suffragio dei bambini e dei ragazzi che nel sisma del 2009 hanno perso la vita, con la presenza dei parenti delle vittime.

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