I nuovi Statuti del Capitolo Vaticano. Una riforma che guarda alla missione, ma resta aperta la questione del Vicariato

2 anni ago

Capitolo Vaticano

Città del Vaticano - Con il Chirografo del 29 giugno 2024, Papa Francesco ha promulgato il nuovo Statuto del Capitolo della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, insieme al nuovo Regolamento del Capitolo e alla riforma della Fabbrica di San Pietro. Si tratta di un intervento di ampia portata, che conclude il percorso avviato nel 2021 con le norme transitorie e inserisce il Capitolo Vaticano nel più vasto processo di rinnovamento della Curia Romana ispirato alla Costituzione apostolica Praedicate Evangelium.

Non siamo di fronte ad una semplice revisione tecnica di alcune norme amministrative. La riforma ridisegna infatti l'identità stessa del Capitolo Vaticano, ponendo al centro non più una concezione prevalentemente onorifica dell'istituzione, ma la sua missione pastorale, liturgica, caritativa e culturale. Lo Statuto richiama fin dal Preambolo il significato storico dei Capitoli delle Basiliche Papali e delle cattedrali, ricordando come essi siano sorti per assicurare il culto divino, la cura pastorale del Popolo di Dio, l'accoglienza dei pellegrini e la testimonianza della carità.

Il nuovo testo sostituisce quello approvato da San Giovanni Paolo II nel 1991. Quello Statuto aveva accompagnato oltre trent'anni di vita del Capitolo Vaticano, mantenendone sostanzialmente la configurazione tradizionale, fortemente centrata sulla dignità capitolare e sulle funzioni liturgiche dei Canonici. Il contesto ecclesiale odierno, profondamente segnato dal magistero di Papa Francesco e dalla riforma della Curia Romana, richiedeva però una ridefinizione più missionaria dell'istituzione, nella quale il servizio precede il titolo e la responsabilità pastorale precede l'onorificenza.

Tra le principali novità emerge innanzitutto una diversa organizzazione della vita capitolare. Il Capitolo continua ad essere composto dall'Arciprete, attualmente il cardinale Mauro Gambetti, dal Vicario dell'Arciprete e da ventiquattro Canonici provenienti da diverse parti del mondo, ma tutta la sua attività viene ora articolata in quattro grandi aree: liturgica, pastorale, caritativa e culturale-teologica, ciascuna affidata ad uno specifico responsabile. Tale impostazione evidenzia come ogni Canonico sia chiamato ad un preciso ambito di servizio e di responsabilità, favorendo una maggiore collaborazione e una più chiara distribuzione dei compiti.

Particolarmente significativa appare la valorizzazione della dimensione pastorale. Il Capitolo non è più presentato esclusivamente come il custode della liturgia pontificia, ma come una comunità sacerdotale chiamata ad accompagnare spiritualmente i milioni di pellegrini che ogni anno raggiungono la Confessione dell'Apostolo Pietro. L'accoglienza, l'ascolto, la catechesi, la disponibilità ai sacramenti e la formazione di quanti prestano servizio nella Basilica diventano elementi costitutivi della missione capitolare.

Anche l'area caritativa assume una configurazione più precisa, prevedendo l'assistenza ai Canonici e ai sacerdoti in difficoltà, il sostegno ai pellegrinaggi dei più poveri e l'aiuto alle Chiese che vivono situazioni di particolare necessità. Accanto ad essa viene istituita l'area culturale e teologica, incaricata di promuovere la ricerca storica, lo studio dell'Archivio del Capitolo e l'attività dello Studium Petri, evidenziando come la Basilica Vaticana continui ad essere anche un importante centro di riflessione ecclesiale e teologica.

Sul piano del governo interno, il nuovo Statuto introduce una struttura decisamente più moderna. Vengono disciplinati in modo puntuale il funzionamento delle sessioni capitolari, l'elezione degli Officiali, la costituzione del Consiglio per le Attività, le competenze del Segretario, dell'Economo e dei Responsabili delle diverse aree. Particolare attenzione viene dedicata anche alla trasparenza amministrativa, alla gestione del patrimonio e alla rendicontazione economica, in piena sintonia con i criteri di responsabilità e buon governo che caratterizzano oggi tutta la legislazione vaticana.

Una delle novità più rilevanti riguarda poi la durata dell'incarico dei Canonici. Le nuove nomine non sono più a tempo indeterminato, ma vengono conferite per cinque anni, rinnovabili. Viene inoltre fissato il limite degli ottant'anni per la cessazione dall'ufficio, con il passaggio allo status di Canonico onorario previsto anche dalle norme transitorie. Si rafforza così il carattere di servizio dell'appartenenza al Capitolo, evitando che essa venga percepita come una dignità permanente.

Di particolare interesse è anche il rafforzamento del rapporto istituzionale tra il Capitolo Vaticano e la Fabbrica di San Pietro. Lo Statuto prevede infatti una costante collaborazione tra le due istituzioni per tutto ciò che riguarda la conservazione della Basilica, l'accoglienza dei pellegrini e la gestione delle rispettive competenze. Si tratta di una scelta coerente con la riforma parallela della Fabbrica di San Pietro, anch'essa promulgata contestualmente da Papa Francesco, nella prospettiva di una maggiore integrazione tra le diverse realtà che operano quotidianamente nella Basilica Vaticana.

La riforma appare quindi ampia, organica e coerente. Essa aggiorna profondamente il modello di governo del Capitolo Vaticano, armonizzandolo con l'ecclesiologia di comunione e con la dimensione missionaria che attraversano il pontificato di Papa Francesco.

Resta tuttavia una riflessione che, probabilmente, meriterà attenzione in futuro. Se infatti sono stati riformati contestualmente gli Statuti e i Regolamenti della Fabbrica di San Pietro e del Capitolo Vaticano, rimane sostanzialmente immutato l'assetto del Vicariato della Città del Vaticano, la cui disciplina risale ancora al 1991.

La questione non è meramente formale. Dal 1991, infatti, la figura del Cardinale Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano coincide con quella dell'Arciprete della Basilica Vaticana. Nella medesima persona convergono pertanto tre responsabilità strettamente collegate: la guida pastorale del Vicariato della Città del Vaticano, la presidenza del Capitolo Vaticano e quella della Fabbrica di San Pietro. Inoltre, la stessa Parrocchia di San Pietro appartiene al territorio del Vicariato della Città del Vaticano, del quale costituisce una delle principali realtà pastorali.

Proprio per questo, la riforma appena promulgata potrebbe rappresentare anche l'occasione per una riflessione più ampia sull'assetto complessivo delle istituzioni che gravitano attorno alla Basilica Vaticana. Se il Capitolo e la Fabbrica sono stati profondamente rinnovati per rispondere alle esigenze pastorali e organizzative del presente, appare legittimo domandarsi se, in un prossimo futuro, anche il Vicariato della Città del Vaticano possa essere oggetto di un analogo aggiornamento normativo, così da armonizzare in modo ancora più organico le tre istituzioni oggi affidate alla medesima guida pastorale. Non si tratta di mettere in discussione l'attuale configurazione, che continua a garantire unità di indirizzo e comunione ecclesiale, ma di interrogarsi sull'opportunità di un ulteriore sviluppo coerente con il cammino di riforma avviato da Papa Francesco, affinché anche il Vicariato possa esprimere, con strumenti giuridici aggiornati, quella stessa visione missionaria che ispira oggi il nuovo volto del Capitolo Vaticano e della Fabbrica di San Pietro.

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