Periodico di informazione religiosa

Fideliter incontra Lidia Carew

by | 16 Giu 2024 | Cronaca

Lidia Carew classe 89 é una performer e ballerina professionista che si definisce un’imprenditrice sociale. E’ stata in tournée in numerosi teatri, lavorando nei video musicali di Alicia Keys, Pharrell Williams, Kendrick Lamar, Calvin Harris, Will I Am etc… con ruoli da attrice e ballerina per Mephisto e Peer Gynt, ha  vinto un premio come miglior attrice non protagoniste nel corto La Lepre, regia di Lana Vlady. La troviamo  su Netflix nella serie di Spike Lee She’s gotta have it, e ha  partecipato a film come Divergent e Straight Outta Compton. Protagonista di campagne moda per Diadora e Qeeboo e attualmente ambassador del brand Jordan. 

Fin dall’inizio, il suo percorso da ballerina si scontra con i pregiudizi di una società non ancora pronta ad accettare la sua immagine non convenzionale. 

Nell’Aiace di Sofocle, regia di Luca Micheletti, interpreta Ate e Thanatos nel meraviglioso palco del Teatro Greco di Siracusa.

Com’è stato interpretare Ate/Thanatos?

E’ un ottimo ruolo che Micheletti ha scelto per me, perché stare a metà tra queste due dee è una cosa che rispecchia molto il dualismo della mia personalità, quindi anche in scena mi sono sentita rappresentata. Avevo già lavorato più volte con il regista e ci siamo sempre trovati, soprattutto perché mi lascia molta autonomia nell’espressione del movimento. Lui mi dava indicazioni sui tempi scenici, ma il come lo decidevo io e tutto ciò oltre a piacermi parecchio mi ha dato modo di esprimermi liberamente. Questa è una cosa che succede pochissimo, perché in genere i registi tendono a decidere tutto ciò che accade. L’unica difficoltà che ho trovato è stata quella del costume un po’ costrittivo e pesante che a tratti mi ha limitato, ho potuto per fortuna far apportare una modifica che mi ha agevolato.

Trova che le donne in questo ambito abbiamo abbastanza spazio?

Le donne hanno sempre meno spazio rispetto agli uomini soprattutto nei ruoli di produzione, regia etc.. La sensibilità però è sicuramente cambiata. Si cerca sempre di rimarcare la presenza di donne in maniera forzata e questo fatto stesso crea sicuramente la stranezza e la discriminazione. LA presentazione di una regista donna come fosse una mosca bianca crea ancora di più questa discrepanza, un uomo non verrebbe mai annunciato per il solo fatto di essere uomo.

Il mondo della danza è elitario? Si arriva al successo solo se si hanno le possibilità economiche?

La mia famiglia su di me ha investito tanto, perché di fatto ci sono tante spese da sostenere, potersi spostare con frequenza, frequentare accademie, accedere ai casting, farsi notare, costa tutto parecchio. Anche le borse di studio, vengono concesse, ma non sono tante quindi hai bisogno dei mezzi di supporto che servono per fare step sempre in avanti. Una volta che hai raggiunto tutto questo hai bisogno di poter lavorare bene quindi accedere a diversi corsi con maestri e talenti specifici. E’ un investimento continuo su se stessi. Ora ci sono i social che aiutano molto più di prima per poter arrivare a tutti però le spese sono tante.

Lei si definisce “imprenditrice sociale”, che significa?

Mi sento imprenditrice sociale perché ho fondato l’associazione Lidia Dice… nel 2016, una no profit che sostiene il talento, quello detto improbabile a volte stereotipato e stigmatizzato negativamente di tutte le realtà etichettate come minoranze. Facciamo progetti che supportano le diversità in tanti ambiti, dalla danza, ai talk, storie online, mini serie etc…

Progetti attuali o futuri?

Il progetto che sto seguendo ora si chiama #ISEEYOU , un camp contro la violenza, realizziamo un percorso di prevenzione attraverso l’arte che rafforza la propria consapevolezza. Portato già a Milano, Torino e Firenze, ma mi piacerebbe portarlo in tutti i luoghi in cui ce n’è bisogno.

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