Il nostro incontro con Gesù Risorto. Il Regina Caeli con papa Leone XIV

5 giorni ago

La pericope evangelica odierna – stiamo celebrando la II Domenica di Pasqua e della Divina Misericordia – narra l’apparizione di Gesù all’Apostolo Tommaso (cfr. Mt 20,19-31): «Il fatto avviene otto giorni dopo la Pasqua, mentre la comunità è riunita, ed è lì che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere (cfr v. 27). È una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto. Dove trovarlo? Come riconoscerlo? Come credere? San Giovanni, che narra l’evento, ci dà delle indicazioni precise: Tommaso incontra Gesù l’ottavo giorno, nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio. Da questa esperienza scaturisce la sua professione di fede, la più alta di tutto il quarto Vangelo: “Mio Signore e mio Dio!” (v. 29)», ci ricorda Leone XIV.

Il Vescovo di Roma, nella consueta preghiera domenicale del Regina Caeli, si è soffermato sulla fede, affermando: «Certo, non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell’“ottavo giorno”, cioè ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli: a riunirci e a celebrare insieme l’Eucaristia. In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione”»; come anche sulla centralità della vita eucaristica e domenicale, per i discepoli del Signore: «È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano. È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità. Cari fratelli e sorelle, in un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna più che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per ripartirne come testimoni di carità e portatori di riconciliazione».

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