Mons. Edgar Peña Parra presenta le credenziali al Quirinale
1 giorno ago

Roma - Con la presentazione ufficiale delle lettere credenziali al Presidente Sergio Mattarella, presso il Palazzo del Quirinale, mons. Edgar Peña Parra, ha iniziato formalmente il proprio mandato quale rappresentante pontificio presso la Repubblica Italiana. Un gesto che, pur nella sua forma diplomatica, possiede un profondo significato storico, ecclesiale e istituzionale, poiché richiama il peculiare rapporto tra la Santa Sede e lo Stato italiano, regolato dagli accordi concordatari che nel corso del Novecento hanno definito la reciproca autonomia e collaborazione tra le due realtà.
La figura del nunzio apostolico in Italia assume infatti caratteristiche del tutto particolari nel panorama diplomatico internazionale. Il suo ruolo non si limita alla rappresentanza della Santa Sede presso lo Stato italiano, ma si colloca all’interno di una relazione storica unica, segnata dalla presenza del Romano Pontefice sul territorio italiano e dalla centralità che la Chiesa italiana riveste nella vita cattolica universale.
Già i Patti Lateranensi del 1929, sottoscritti tra la Santa Sede e il Regno d’Italia, avevano delineato il quadro giuridico della presenza diplomatica pontificia nel territorio italiano. In quell’accordo, che pose fine alla cosiddetta “Questione Romana”, veniva riconosciuta pienamente la sovranità internazionale della Santa Sede e la sua facoltà di mantenere rappresentanze diplomatiche secondo il diritto internazionale. La presenza del nunzio apostolico presso l’Italia diveniva così espressione di una relazione stabile e riconosciuta tra due soggetti sovrani, fondata non soltanto su aspetti politici, ma anche sulla rilevanza storica, culturale e religiosa della Chiesa cattolica nella società italiana.
Con la revisione concordataria del 1984 — firmata il 18 febbraio 1984 e recepita nell’ordinamento italiano con la legge n. 121 del 25 marzo 1985 — tale impostazione venne ulteriormente precisata e aggiornata alla luce dei principi costituzionali della Repubblica Italiana e del mutato contesto ecclesiale successivo al Concilio Vaticano II. Il nuovo Accordo di Villa Madama confermò il principio della reciproca indipendenza e sovranità di Stato e Chiesa, già affermato dall’articolo 7 della Costituzione italiana, riconoscendo al tempo stesso il valore della collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese.
In questa prospettiva, il nunzio apostolico diviene una figura di raccordo delicatissima: interprete delle relazioni istituzionali tra Santa Sede e Repubblica Italiana, ma anche presenza ecclesiale capace di accompagnare il dialogo tra la vita civile e la comunità ecclesiale italiana. Non a caso, il protocollo diplomatico italiano attribuisce storicamente al rappresentante pontificio un rilievo particolare nel corpo diplomatico accreditato presso la Repubblica.
L’arrivo di mons. Edgar Peña Parra in Italia appare dunque carico di significati anche sotto questo profilo. Il nuovo nunzio porta infatti con sé una lunga esperienza maturata nel cuore stesso della diplomazia pontificia. Nato in Venezuela e formatosi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, egli ha prestato servizio in diverse rappresentanze pontificie nel mondo, vivendo realtà ecclesiali e sociali molto differenti tra loro: dall’America Latina all’Africa, fino all’Europa. Esperienze che hanno contribuito a plasmare in lui una notevole capacità di ascolto, mediazione e comprensione delle dinamiche culturali contemporanee.
Ma è soprattutto il lungo servizio svolto accanto a Papa Francesco quale Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato ad aver consolidato il suo profilo umano ed ecclesiale. Dal 2018, mons. Peña Parra ha infatti ricoperto uno degli incarichi più delicati della Curia romana, collaborando quotidianamente con il Pontefice nella gestione ordinaria della vita della Santa Sede e nell’attività di coordinamento della macchina curiale.
Il ruolo del Sostituto viene spesso definito come quello del “primo collaboratore operativo” del Papa. Attraverso tale incarico, mons. Peña Parra ha avuto modo di confrontarsi con le grandi questioni ecclesiali e internazionali degli ultimi anni: i conflitti internazionali, le tensioni geopolitiche, le crisi umanitarie, il dialogo interreligioso, il processo di riforma della Curia romana e le delicate relazioni diplomatiche della Santa Sede con gli Stati. In questo servizio quotidiano accanto a Papa Francesco, egli ha maturato uno stile profondamente segnato dalla discrezione, dalla concretezza e dalla cultura dell’incontro tanto cara al Pontefice argentino.
Chi ha lavorato con lui ne sottolinea soprattutto la grande capacità umana di relazione: un tratto fatto di ascolto paziente, sobrietà, disponibilità al dialogo e attenzione alle persone. Qualità che si sono rivelate particolarmente preziose negli anni complessi del pontificato di Papa Francesco, caratterizzati da forti trasformazioni ecclesiali e da un’intensa esposizione della Santa Sede sui grandi temi globali.
La sua presenza in Italia giunge inoltre in una stagione particolarmente significativa per la Chiesa italiana, impegnata nel cammino sinodale e chiamata a confrontarsi con le profonde trasformazioni culturali e sociali del nostro tempo. In questo contesto, la figura del nunzio apostolico non può essere interpretata soltanto in chiave diplomatica, ma anche come presenza di comunione ecclesiale, capace di favorire il dialogo tra le diocesi italiane, la Santa Sede e le istituzioni civili.
L’incontro odierno al Quirinale segna dunque non soltanto un passaggio formale della vita diplomatica, ma l’inizio di un nuovo servizio ecclesiale affidato a un uomo che, nella discrezione del lavoro quotidiano accanto al Pontefice, ha saputo maturare uno stile profondamente umano e pastorale. Uno stile che ora mons. Edgar Peña Parra è chiamato a mettere a servizio della relazione tra la Santa Sede, la Repubblica Italiana e la Chiesa che vive in Italia.

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