San Francesco d’Assisi vive

4 giorni ago

“San Francesco d’Assisi vive” è lo slogan che sta accompagnando questo tempo di grazia che – dal pomeriggio di sabato 21 febbraio – vede le spoglie mortali di san Francesco d’Assisi esposte solennemente nella assisana Basilica a lui dedicata; fino al 21 marzo, infatti, i pellegrini e i devoti di Francesco potranno fargli visita e sostare in preghiera davanti alle sue ossa, ricomposte in una apposita teca. Questa è stata riportata alla luce, ricorrendo gli ottocento anni dalla sua Pasqua.

Sono centinaia di miglia le persone prenotate che si recheranno a omaggiare Francesco, in questi soli trenta giorni.

Sabato pomeriggio è stata traslata la teca contenente le spoglie mortali di san Francesco dalla cripta alla chiesa inferiore della Basilica; il rito è stato presieduto dal cardinale Àngel Fernandez Artime, Legato pontificio per le Basiliche papali di Assisi, e vi hanno partecipato alcune centinaia di frati francescani.

Ieri – Domenica I del Tempo liturgico della Quaresima – il medesimo cardinale ha presieduto, alle ore 11:00, nella chiesa superiore della Basilica, la celebrazione della santa Messa solenne nell’apertura dell’ostensione delle spoglie corporali di san Francesco. Nella sua omelia, il cardinale ha fatto riferimento alla testimonianza – di vita e di fede – sanfrancescana, «predica silenziosa che scuote le coscienze nel cuore della Quaresima». Artime ha proseguito, affermando: «Adamo rappresenta l’uomo che cede alla tentazione di “farsi Dio” senza Dio. Cristo Gesù, invece, è il Figlio che si affida totalmente al Padre. La Quaresima ci mette davanti a questa scelta: vogliamo vivere secondo la logica dell’autosufficienza e del potere, o secondo l’obbedienza fiduciosa a Dio? Francesco ha incarnato questa seconda via: figlio di un mercante ricco, poteva vivere secondo la logica del mondo, ma ha capito che la vera libertà non è possedere, ma affidarsi. Non è dominare, ma servire». A partire dalla odierna pericope evangelica, il Legato pontificio ha sottolineato: «Sono le tentazioni di ogni tempo; Francesco le ha conosciute. Poteva avere il successo diventando cavaliere, il prestigio della casa paterna. Ma ha risposto con la minorità contro l’orgoglio, la povertà contro l’accumulo. Ha scelto di adorare solo Dio». In riferimento alla presente ostensione, il cardinale ha messo in guardia da visioni distorte o parziali dell’evento di grazia: «Se oggi veneriamo il suo corpo, non è per fermarci alla memoria con uno sguardo nostalgico sul passato. È un invito forte e concreto per il nostro presente. Dobbiamo chiederci: qual è il mio deserto? Quale tentazione mi abita? Francesco rimane il segno della grazia sovrabbondante, un uomo che è diventato santo non perché “forte”, ma perché si è lasciato salvare da Dio».

A conclusione della omelia, il cardinale Artime ha esortato ciascuno a desiderare e cercare il volto e la volontà del Signore, nella vita e nel presente tempo quaresimale di grazia: «Mentre contempliamo il corpo del Serafico Francesco, ricordiamoci che anche noi siamo chiamati a diventare luogo di Vangelo. Che questa Quaresima sia vera conversione per essere, un giorno, conformi a Cristo».

 

 

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