Trump riscrive l’Occidente, la National Security Strategy e il futuro dell’Europa

4 mesi ago

La dottrina di Washington segna la fine della relazione transatlantica come l’abbiamo conosciuta: l’Europa non è più un’alleata da proteggere, ma un campo di battaglia politico da trasformare.

Una frattura storica si apre nel cuore dell’Occidente. Con la nuova National Security Strategy, l’amministrazione Trump traccia una linea del tutto nuova: per gli Stati Uniti, l’Europa smette di essere un pilastro da difendere e diventa un terreno da plasmare. Non si tratta di un discorso improvvisato o di una rabbia estemporanea: il documento sancisce la politica estera e di difesa ufficiale degli USA. E lo fa decretando che il legame transatlantico costruito nel 1945 è arrivato al termine.

La sezione dedicata all’Europa è il vero epicentro del terremoto. Per la prima volta, le istituzioni dell’Unione Europea vengono descritte come minacce all’identità e alla libertà politica. Il linguaggio è diretto, militante, aggressivo:

"Continental Europe has been losing share of global GDP—down from 25 percent in 1990 to 14 percent today—partly owing to national and transnational regulations that undermine creativity and industriousness.
But this economic decline is eclipsed by the real and more stark prospect of civilizational erasure. The larger issues facing Europe include activities of the European Union and other transnational bodies that undermine political liberty and sovereignty, migration policies that are transforming the continent and creating strife, censorship of free speech and suppression of political opposition, cratering birthrates, and loss of national identities and self-confidence".

L’immigrazione – definita fattore di “trasformazione e conflitto” – diventa la minaccia chiave: l’Europa sarebbe soffocata da governi che reprimono l’opposizione, manipolano le regole democratiche e perdono il controllo della propria identità. La retorica è quella già sentita nei discorsi più radicali del fronte MAGA.

E infatti, la strategia non ha nulla dell’analisi geopolitica tradizionale: è un manifesto politico. Gli Stati Uniti ammettono ora che interverranno dall’esterno per favorire nuovi equilibri di potere in Europa. Un passaggio è inequivocabile:

"America encourages its political allies in Europe to promote this revival of spirit, and the growing influence of patriotic European parties indeed gives cause for great optimism.
Our goal should be to help Europe correct its current trajectory. We will need a strong Europe to help us successfully compete, and to work in concert with us to prevent any adversary from dominating Europe."

La dottrina non nasconde dunque la volontà di stimolare cambi di regime, di sostenere direttamente i partiti “patriottici” europei, delegittimando invece i governi democratici definiti come "minority governments" che “calpestano i principi democratici”.

Un’Europa vittima di se stessa?

Mentre la Russia sparisce dal ruolo di nemico nella strategia americana, scompare anche il concetto di deterrenza su cui si era retta la sicurezza occidentale per decenni. Mosca non è più descritta come un pericolo imminente: si parla di normalizzazione e stabilità strategica.

La vera fonte di caos – si sostiene – sarebbe la stessa Europa:

"A large European majority wants peace, yet that desire is not translated into policy, in large measure because of those governments' subversion of democratic processes. This is strategically important to the United States precisely because European states cannot reform themselves if they are trapped in political crisis."

Il documento riconosce che l’Europa è indispensabile per gli Stati Uniti – ma non per la difesa comune: per trasformarla secondo un nuovo progetto:

"Yet Europe remains strategically and culturally vital to the United States.
Transatlantic trade remains one of the pillars of the global economy and of American prosperity. European sectors from manufacturing to technology to energy remain among the world's most robust. Europe is home to cutting-edge scientific research and world-leading cultural institutions. Not only can we not afford to write Europe off-doing so would be self-defeating for what this strategy aims to achieve."

La demografia diventa un altro campo di giudizio politico: un’Europa “a maggioranza non-europea” metterebbe a rischio la sua stessa affidabilità come partner NATO:

"Over the long term, it is more than plausible that within a few decades at the latest, certain NATO members will become majority non-European. As such, it is an open question whether they will view their place in the world, or their alliance with the United States, in the same way as those who signed the NATO charter."

È l’introduzione ufficiale di un criterio etnico nella geopolitica americana.

Un nuovo disordine europeo: sovranismi, deregulation, meno Unione

Gli obiettivi della strategia per il vecchio continente sono chiari:

● normalizzare i rapporti con la Russia
● indebolire l’integrazione europea
● bloccare l’allargamento della NATO
● aprire i mercati europei alle merci USA
● armare e rafforzare Est e Sud Europa
● incoraggiare la sostituzione delle leadership democratiche

Un programma che ridisegna l’Occidente come uno scacchiere competitivo, non cooperativo.

Gli Stati Uniti non si impegnano più a difendere l’Europa, ma a riforgiarla.

Medio Oriente e Africa: niente più aiuti,  sì agli investimenti

Dopo mezzo secolo di centralità, il Medio Oriente non è più il fulcro della politica americana.
Energia diversificata, Iran indebolito, rapporti stretti con Israele e le monarchie del Golfo: il documento annuncia una nuova fase di stabilizzazione e business, puntando su nucleare, AI, difesa e catene del valore.

La priorità sarà investire, non più “ricostruire la democrazia”.

Anche l’Africa diventa un mercato strategico. Gli USA abbandonano il paradigma dell’assistenza per un approccio fondato su: energia e minerali critici, accordi commerciali, sostegno politico ai partner “affidabili” e presenza “leggera” contro il terrorismo

Gli Stati Uniti guardano al continente come a una piattaforma per la competizione globale.

L’Occidente che cambia volto

La nuova dottrina di Washington è chiara: l’Occidente come lo abbiamo conosciuto non esiste più. Gli Stati Uniti non vedono l’Europa come pari, ma come una regione da riplasmare, dove promuovere governi amici, nazionalismi identitari e deregolamentazione economica.

Il nuovo manifesto di Trump riscrive l’ordine mondiale: l’Europa non è più il partner, è l’obiettivo.

A noi spetta, da questo momento – come anche detto la Meloni da Mentana - custodire la sicurezza europea. Il destino dell’Europa come spazio libero e aperto dipenderà dalla prontezza con cui sapremo interpretare il mutamento — e reagire con lucidità.

 

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