La vigilanza che ricompatta il cuore. I domenica d’Avvento

5 mesi ago

La prima domenica d’Avvento inizia con le parole di Gesù che descrivono i “giorni del Figlio dell’Uomo”: non parla di terremoti, catastrofi o scenari apocalittici, ma della normalità della vita. “Come ai giorni di Noè, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito…” (Mt 24,37-38). Il tema non è la minaccia del male spettacolare, ma l’indifferenza quotidiana. Il vero pericolo che può colpire l’uomo non è il dramma, ma la distrazione. Vivere senza accorgersi che Dio sta passando nella nostra vita è la tragedia più grande.

Questa cecità non è frutto di un cuore cattivo, ma di un cuore addormentato. San Paolo ci scuote: “È tempo di svegliarvi dal sonno… La notte è avanzata, il giorno è vicino” (Rm 13,11-12). Ci sono sonni che non sono riposo, ma fuga. Ci addormentiamo nella routine, nelle nostre preoccupazioni, nell’abitudine al già visto. Paolo indica una strada semplice: rivestirsi di Cristo, che significa imparare a vivere con la Sua sensibilità, il Suo sguardo, il Suo modo di amare. E aggiunge: “Comportatevi onestamente come in pieno giorno” (Rm 13,13). Non si tratta di non sbagliare, ma di non giustificare il buio come se fosse luce.

Isaia aggiunge alla liturgia di questa domenica un sogno che non è illusione, ma promessa: “Venite, camminiamo nella luce del Signore!” (Is 2,5). È un invito a non attendere passivamente il giorno, ma a muoversi verso la luce, anche quando tutto attorno sembra ancora notte. Appare così l’immagine consolante delle spade trasformate in vomeri e delle lance in falci (Is 2,4): il giorno del Signore non è un giorno di paura, ma di pace. La vigilanza non è la mania del controllo ma vedere tutto alla luce di una grande speranza. 

Il Salmo 121 così dà voce a questa gioia: “Quale gioia quando mi dissero: ‘Andremo alla casa del Signore!’”. Non è il grido di chi scappa dal mondo, ma di chi trova un luogo dove la vita si ricompone, dove le dispersioni interiori diventano unità. “Gerusalemme è costruita come città salda e compatta” (Sal 121,3): l’anima che vive alla presenza di Dio non è frammentata, ma raccolta. L’Avvento è il grande tempo in cui ci “ricompattiamo” interiormente per non “perderci” Cristo che viene. 

 “Vegliate dunque…” (Mt 24,42): non per paura, ma per amore. Perché chi ama non dorme. Chi ama riconosce subito i passi dell’Amato che si avvicina. E sa che ogni incontro con Lui fa avanzare un po’ il giorno dentro la notte.

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