Il Cristo Morto di Remo Brindisi torna alla città: l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila venerdì presenterà il restauro
1 mese ago

L’Aquila – Un’opera simbolo della spiritualità aquilana torna al suo splendore originario. Venerdì 20 marzo 2026, alle ore 10:00, presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila ABAQ, sarà presentato ufficialmente il restauro del simulacro del Cristo Morto realizzato nel 1954 da Remo Brindisi, protagonista indiscusso della Processione del Venerdì Santo.
L’incontro vedrà la partecipazione della professoressa Grazia De Cesare, docente di restauro, affiancata dalla laureanda Irene Conte, che ha dedicato proprio a questo intervento il suo lavoro di tesi. Interverranno inoltre il presidente e il direttore dell’Accademia, Rinaldo Tordera e Marco Brandizzi, padre Daniele Di Sipio, rettore della Basilica di San Bernardino, e Antonio Ruzza, presidente dell’Associazione Cavalieri del Venerdì Santo.
Tra i presenti anche l’architetto Eliseo Iannini, editore del quotidiano online Laquilablog, la cui partecipazione è legata al concreto sostegno offerto alla realizzazione del restauro con un contributo di questo giornale aquilano. Il suo contributo testimonia come il recupero di un’opera così significativa sia stato possibile anche grazie alla sinergia tra istituzioni, mondo culturale e realtà del territorio, sensibili alla tutela del patrimonio identitario cittadino.
Il Cristo Morto di Brindisi non è soltanto una scultura, ma uno dei segni più intensi della devozione aquilana. La sua storia si intreccia con quella della rinascita della Processione del Venerdì Santo, tradizione antichissima – risalente a oltre quattro secoli fa – che fu interrotta nel XVIII secolo da un editto reale e ripristinata solo nel secondo dopoguerra.
Artefice di questa rinascita fu fra Salvatore, al secolo Nicola Roccioletti, giunto all’Aquila nel 1940 per entrare tra i Frati Minori nel convento di San Bernardino. Proveniente da Chieti, dove aveva conosciuto e amato la solenne processione del Cristo Morto accompagnata dal “Miserere”, il religioso rimase colpito dall’assenza di un analogo rito nel capoluogo abruzzese. Da qui nacque il desiderio di restituire alla città una tradizione capace di parlare al cuore del popolo.
Ottenuto il consenso dell’arcivescovo mons. Costantino Stella, Roccioletti avviò un lungo e impegnativo percorso organizzativo. Decisivo fu il suggerimento del soprintendente Raffaele Delogu, che indicò proprio in Brindisi l’artista adatto a realizzare i nuovi simulacri. Una scelta che si rivelò determinante: l’autore seppe interpretare la Passione di Cristo con un linguaggio moderno, essenziale e profondamente umano.
Le opere create da Brindisi – sedici su venti – si distinguono per la loro forza espressiva e per la capacità di rendere visibile il dolore e l’angoscia, ma anche la vicinanza di Cristo all’esperienza umana. Il Cristo Morto, in particolare, rappresenta uno dei vertici di questo percorso artistico e spirituale.
Non mancarono momenti di confronto tra artista e committente. Rimane noto l’episodio della modifica apportata alla statua proprio da Roccioletti, che intervenne per rendere i piedi del Cristo più adatti alla devozione popolare. Un gesto che racconta bene il dialogo tra arte e fede vissuta, tra esigenza estetica e partecipazione del popolo.
Nel 1954, grazie anche alle offerte di famiglie aquilane, i simulacri furono pronti e la processione poté finalmente tornare a percorrere le vie della città. Fu un evento memorabile: la Basilica di San Bernardino e le strade circostanti erano gremite di fedeli, segno di una comunità che ritrovava una parte importante della propria identità.
Da allora, la Processione del Venerdì Santo è divenuta uno degli appuntamenti più sentiti dagli aquilani, capace di coniugare tradizione, arte e spiritualità. Solo nel 2009, a causa del terremoto, non si svolse, rendendo ancora più evidente il suo valore simbolico.
Oggi, grazie anche all’impegno dell’Associazione Cavalieri del Venerdì Santo, nata nel 2000, questa tradizione continua a vivere e a rinnovarsi. Il restauro del Cristo Morto si inserisce pienamente in questo cammino: non solo un intervento conservativo, ma un atto di cura verso un patrimonio che appartiene all’intera comunità.
La presentazione del 20 marzo rappresenta dunque un momento significativo per la città: un’occasione per riscoprire la storia di un’opera e, insieme, per riflettere sul legame profondo tra arte, fede e identità collettiva che ancora oggi anima la Processione del Venerdì Santo aquilano.

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